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Mario Draghi, tre cose importanti che ha detto a Natale

Sono trascorsi poco più di due mesi dall’ultimo giorno di governo firmato Mario Draghi: era il 22 ottobre 2022. Un anno e otto mesi prima, in piena pandemia e connessa crisi, l’ex presidente della Banca centrale europea, era stato chiamato a risollevare il Paese in uno dei suoi momenti più neri. Oggi, dismessi i panni di Palazzo Chigi, Mario Draghi vuole dedicarsi soprattutto a fare il nonno. «Ho quattro nipoti. E mi godo il diritto dei nonni di poter scegliere che cosa fare», ha raccontato nell’intervista rilasciata, con un tono in buona parte ottimista sul futuro del Paese, al Corriere della Sera. «Anche per questo ho chiarito che non sono interessato a incarichi politici o istituzionali, né in Italia né all’estero». 

Da Giorgia Meloni alla guerra in Ucraina («solo Putin può porre fine a questi massacri»), passando per l’importanza per l’Italia di restare un Paese coeso, ecco tre punti importanti affrontati da Mario Draghi alla vigilia di Natale.

GIORGIA MELONI, UNA LEADER ABILE

Sulla nuova leader del governo italiano, Mario Draghi non si è esposto, anche se è chiaro nelle sue parole il riferimento a mantenere salda la posizione dell’Italia in Europa. «Non spetta a me giudicare il governo, soprattutto non dopo così poco tempo. Giorgia Meloni ha dimostrato di essere una leader abile e ha un forte elettorato. Occorre stare attenti a che non si crei di nuovo un clima internazionale negativo nei confronti dell’Italia. Mantenere saldo l’ancoraggio all’Europa è il modo migliore per moltiplicare il nostro peso internazionale. Penso anche che si debba sempre mantenere aperto il confronto con le parti sociali, con gli enti territoriali, con il terzo settore. Un confronto ispirato al dialogo, all’ascolto, alla disponibilità».

OCCUPAZIONE: IL RECORD STORICO

Era dal 1977 che in Italia l’occupazione non balzava in avanti come accaduto in questi mesi: +82mila occupati su settembre, +496mila sull’anno (dati Istat). «All’inizio del 2021, il tasso di disoccupazione in Italia era al 10,2%. A ottobre era sceso al 7,8% e il tasso di occupazione ha raggiunto il 60,5%, un record storico: è un dato molto importante perché la fonte maggiore di diseguaglianza è la disoccupazione. Questi sono i risultati dell’agenda sociale ed economica del governo che ho avuto l’onore di presiedere. Eravamo anche vicini all’introduzione del salario minimo e alla riforma del reddito di cittadinanza, per farlo funzionare meglio. Ma questo è il passato, ora occorre guardare avanti». E i prossimi mesi saranno quelli della sfida posta dall’inflazione alle banche centrali e causata dall’aumento del prezzo dell’energia scattato con lo scoppio della guerra in Ucraina. «C’è molto che gli Stati europei possono fare insieme e a livello nazionale su questo fronte, mentre l’inazione europea può portare a frammentazioni lungo linee imprevedibili». 

IL DEBITO PUBBLICO

Quello del debito pubblico è uno dei temi su cui Mario Draghi, dati alla mano, si è mostrato più ottimista, nonostante l’incertezza internazionale data dalla guerra in Ucraina la cui conclusione appare ancora lontana. «Adesso siamo in un contesto internazionale complicato, di incertezza geopolitica e di rallentamento economico globale. Tuttavia l’Italia ha mostrato di sapercela fare. Quest’anno cresceremo di quasi il 4%, più di Francia e Germania, dopo i sette trimestri di crescita consecutivi durante il mio governo. Il debito pubblico in questi due anni è calato come mai nel dopoguerra, e l’Italia è l’unico grande Paese europeo che, negli ultimi anni, è riuscito ad aumentare le proprie quote di mercato nell’export internazionale».

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