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Manovra, ora Meloni apre alla retromarcia sul pos per accontentare l'Ue

Il governo Meloni è in difficoltà nel tirare le fila sui lavori di modifica della manovra e si prepara a una retromarcia sul pos. L’obbligo di accettare pagamenti elettronici “è un obiettivo del Pnrr e quindi lo stiamo trattando con la Commissione”, ha ammesso la premier lasciando Palazzo Madama dopo il concerto di Natale. “Se non ci sono i margini ci inventeremo un altro modo per non fare pagare agli esercenti le commissioni bancarie sui piccoli pagamenti”. Commissioni che peraltro proprio sulle microtransazioni sono già state azzerate. Si preannuncia quindi un clamoroso stop all’introduzione di una soglia di 60 euro sotto la quale gli esercenti sarebbero stati (in base al testo approvato in consiglio dei ministri il 21 novembre) esentati dalle sanzioni in caso di rifiuto dei pagamenti elettronici. Norma che Giorgia Meloni ha difeso fino a ieri e che i suoi ministri hanno rivendicato in più occasioni.

Fonti di governo sostengono che, in alternativa, il tetto potrebbe scendere a 30 euro, ma questo non risolverebbe il conflitto con gli impegni presi con il Pnrr. La norma sul pos, criticata da Bankitalia e Ufficio parlamentare di bilancio, è infatti in netto contrasto con uno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza centrati dal governo Draghi e con le raccomandazioni specifiche per l’Italia sulla lotta all’evasione. E proprio in seguito alle interlocuzioni con la Commissione europea – che ha bocciato la legge di Bilancio su questo punto – sta maturando la decisione di azzerarla.

Intanto i tempi per l’esame della manovra alla Camera si allungano: il pacchetto di emendamenti governativi che era atteso in commissione Bilancio venerdì è arrivato sabato, ma le modifiche più significative sono rimaste fuori e prenderanno forma solo questa sera. Alle 21:30 il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti le presenterà ai deputati, dopo una giornata di alta tensione in cui la seduta della commissione è andata avanti singhiozzo. Le opposizioni hanno contestato la conduzione dei lavori, hanno chiesto senza successo l’anticipo dell’intervento del titolare del Tesoro e hanno sfidato il governo, se intende rimangiarsi la norma sui pos, a votare gli emendamenti soppressivi già presentati da Pd, Alleanza Verdi Sinistra e M5s. Richiesta caduta nel vuoto. Per lunedì si profila una seduta notturna per chiudere l’esame degli emendamenti e il via libera finale della Camera con la fiducia potrebbe arrivare in extremis nella notte dell’antivigilia di Natale.

Nel pacchetto depositato sabato spiccano intanto dei passi indietro anche sugli articoli che prevedono varie misure di condono, criticate a loro volta da Bruxelles. Ma in questo caso gli interventi sembrano mirati più che altro a ridurre la notevole perdita di gettito determinata da stralci e rottamazioni delle cartelle, perdita che la premier e Giorgetti hanno sempre negato nonostante i numeri contenuti nella relazione tecnica. I debiti con il fisco inferiori a 1000 euro saranno infatti “automaticamente annullati” solo al 31 marzo 2023 e non al 31 gennaio come prevedeva la versione iniziale. Ma soprattutto i Comuni – che paventavano un maxi buco nei loro bilanci – potranno decidere autonomamente se applicare o meno la norma. Che comunque, per quanto riguarda le multe, si applicherà solo a sanzioni e interessi di mora e non al capitale dovuto e alle somme maturate a titolo di rimborso delle spese per le procedure esecutive. La relazione tecnica quantifica un risparmio per le casse pubbliche di 154 milioni di euro di cui 50,5 nel solo 2023 rispetto ai 746 milioni di perdita per l’erario (209 nel 2023) stimati sulla base del testo originario.

Una mossa che porta risorse, dunque, e potrebbe aiutare l’esecutivo che è a caccia di coperture per finanziare l’aumento a 600 euro (da poco più di 560) delle pensioni minime degli over 75 chiesto da Forza Italia. Ha invece scarso impatto sul gettito finale atteso la scelta di ridurre gli aggravi fiscali sulle sigarette ma aumentare l’accisa sul tabacco trinciato: stando alla relazione tecnica il peso delle accise sulle bionde calerà di 42 milioni nel 2023 rispetto a quanto previsto dalla prima versione della manovra a fronte di maggiori entrate per 50,1 milioni dai trinciati. Il saldo complessivo è positivo solo per 1,5 milioni l’anno prossimo, cifra che sale a 7,7 milioni nel 2023. Di sicuro festeggeranno le grandi aziende del settore – da Bat a Jti Italia – che avevano lamentato un eccessivo rincaro del pacchetto.

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