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L’uragano Ida farà incendiare i prezzi della plastica?

L’uragano Ida potrebbe non rivelarsi così catastrofico per l’economia americana in generale e per il petrolio. Ma potrebbe far impennare i prezzi della plastica, in un periodo dell’anno critico. Fatti, numeri, commenti e scenari

Domenica scorsa l’uragano Ida è arrivato in Louisiana – nel sud-est degli Stati Uniti, sulla costa del Golfo – con piogge e forti raffiche di vento che hanno danneggiato la rete elettrica e lasciato un milione di persone senza energia, anche nel vicino stato del Mississippi.

I DANNI DELL’URAGANO IDA

Ma gli analisti, le cui valutazioni sono state riportate da Associated Press, pensano che Ida – declassata a tempesta tropicale lungo il suo percorso – non avrà un impatto troppo grave sull’economia americana nel suo complesso, e certamente non drammatico quanto quello dell’uragano Katrina di sedici anni fa: c’entra, oltre alle differenze di potenza tra i due fenomeni atmosferici, anche il miglioramento dei sistemi di difesa dalle alluvioni di New Orleans, la città più importante della Louisiana.

La società di consulenza finanziaria Boenning & Scattergood stima i danni dell’uragano Ida per il settore assicurativo in circa 10 miliardi di dollari, molto meno degli oltre 90 provocati da Katrina.

IMPATTO MODESTO, MA…

L’impatto sull’economia americana sarà insomma tutto sommato modesto, dicono gli esperti. Ma solo se – precisano – i danni alle infrastrutture elettriche saranno risolti presto e le forniture di corrente torneranno attive in poco tempo. L’area del Golfo è un polo petrolchimico importantissimo per gli Stati Uniti: Ida ha imposto la chiusura degli impianti, ma le aziende – come ExxonMobil e Phillips 66 – vorrebbero riattivarli presto. Per farlo, però, hanno bisogno che ci sia energia.

LE CONSEGUENZE PER IL PETROLIO

Per il momento, l’uragano Ida ha causato una riduzione della produzione di petrolio nel golfo del Messico pari a meno di 2 milioni di barili al giorno, ovvero il 15 per cento circa dell’output medio. Non ci saranno ripercussioni immediate sulla disponibilità di benzina nel paese perché le riserve sono ampie. Per di più, la driving season – il momento dell’anno in cui gli americani si mettono alla guida e consumano più carburante – è quasi finita, e nei mesi di settembre e ottobre la domanda di benzina è più bassa: difficilmente, insomma, si verificheranno impennate nei prezzi.

Se però le raffinerie resteranno chiuse a lungo, o se tra gli americani si diffonderà il panico d’acquisto – come successo dopo l’attacco informatico all’oleodotto Colonial Pipeline -, la situazione cambierebbe.

Le stime iniziali sembrano indicare che le raffinerie sulla costa del Golfo non abbiano subito danni paragonabili a quelli del 2017, quando le inondazioni provocate dall’uragano Harvey allagarono diversi impianti nell’area di Houston.

I PREZZI DELLA PLASTICA

L’uragano Ida potrebbe tuttavia avere un impatto più rilevante sulla filiera della plastica, perché le fabbriche nell’area del Golfo sono già alle prese con gli intoppi alla produzione legati sia alla pandemia di coronavirus, sia alla tempesta di gelo che aveva colpito il Texas a febbraio, mandando in crisi la rete elettrica.

I prezzi delle plastiche potrebbero crescere fino a raggiungere livelli “stratosferici”, ha detto Jeremy Pafford, analista di ICIS, a Bloomberg. Le conseguenze non saranno limitate ai soli Stati Uniti, perché la regione della costa del Golfo è un polo globale dell’industria della plastica: quasi il 20 per cento dell’etilene disponibile a livello mondiale – una delle materie prime più importanti per la petrolchimica – viene prodotto qui.

Mentre Ida si avvicinava alla Louisiana, i contratti per il polipropilene, il polietilene e il PVC dalla costa del Golfo già si scambiavano a livelli record: il mercato temeva una nuova crisi, dopo quella di febbraio. Le industrie petrolchimiche americane hanno infatti impiegato molto tempo a riprendersi dagli effetti del gelo texano; a peggiorare la situazione c’è la pandemia, che ostacola le catene di approvvigionamento e fa lievitare i prezzi, e dall’altro c’è la ripresa della richiesta di prodotti e imballaggi.

Pafford pensa che, se Ida dovesse impattare in maniera significativa le forniture di polipropilene per più di tre settimane, i prezzi del polimero – viene utilizzato per fare i tappi delle bottiglie di plastica, gli zerbini o le tubature per l’acqua – potrebbero crescere quasi del 45 per cento, arrivando a 4mila dollari a tonnellata.

A differenza della benzina, siamo in un periodo dell’anno critico per l’industria della plastica: il quarto trimestre (ottobre-dicembre) è quello più “caldo” per la petrolchimica, perché le festività natalizie fanno crescere la domanda di beni. E dunque dei materiali di base necessari alla loro produzione.

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