I commensali lo sanno: sul nostro sito abbiamo più volte criticato le scelte anti-coronavirus del governo Conte II (e, ad essere sinceri, pure alcune del governo Draghi I). Ieri sera, durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica, negli studi di Mediaset è arrivato Giuseppe Conte ed era inevitabile che tra una domanda e l’altra si finisse anche a discutere di restrizioni, green pass e tutto il resto.

“Lei sa quanto siamo stati critici – dice Nicola Porro al suo interlocutore – abbiamo perso molti punti di Pil e forse il lockdown si poteva fare diversamente. Le faccio una critica a viso aperto e le dico che per me il lockdown è stato una follia, una violazione delle libertà mostruoso”. La replica di Conte non si fa attendere: “Lei mi ha criticato molto da questa trasmissione e siccome lei ha un pubblico molto affezionato, il suo pubblico ha sentito la sua versione molto argomentata e articolata, però oggi per la prima volta io ho la possibilità di replicare. Mi dà un minuto?”.

La posizione dell’ex premier è granitica. E non fa mea culpa sulla gestione Covid, chiamandola ancora “modello per il mondo”, come invece è successo per altri governi (solo alcuni giorni fa il il governo francese ha ammesso di aver “sbagliato tutto” sulle mascherine). “Lei si è lamentato molto per le restrizioni che ci sono state – ha attaccato Conte – ma sono state tutte funzionali, e credo che il pubblico lo sappia e lo abbia capito. Io non mi sono divertito. Io ho sofferto con la comunità nazionale”. Insomma: le restrizioni ci sono state sì, ma Conte assicura di aver sofferto nel farle. Di non essersi divertito nel varare incomprensibili Dpcm uno dopo l’altro. “Si trattava o di rimanere distrutti dalla pandemia o di contrastarla con misure necessarie e compatibili con l’assetto costituzionale. Abbiamo dato prevalenza alla tutela della salute e preservato allo stesso tempo l’economia”.

da Quarta Repubblica del 12 settembre 2022

Giuseppe Conte