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L’Italia litiga sul rigassificatore, la Germania lo costruisce vicino la centrale atomica – Redazione

Per capire la differenza che c’è tra la Germania e l’Italia, non bisogna fermarsi alla lana caprina. Sui sandali con i calzini commetteranno un grave errore, però quando si tratta di questioni che riguardano le infrastrutture del Paese abbiamo di che imparare. Conoscete le difficoltà che Berlino e Roma vivono da quando l’Europa ha deciso di reagire all’invasione russa dell’Ucraina con le sanzioni: entrambe le nazioni, dipendenti dal gas di Putin, sono a rischio per l’inverno che verrà. Così entrambe si sono mosse per realizzare degli impianti di rigassificazione e sfruttare il gas naturale liquido (Gnl) al posto di quello trasportato via metanodotto. Piccola differenza: mentre noi siamo qui a discutere di dove farlo, con la politica politicante che si oppone alla Golar Tundra a Piombino, in Germania hanno già affittato quattro navi rigassificatrici e stanno costruendo impianti vicino ad una centrale nucleare. Senza lungaggini burocratiche o polemiche inutili.

La nave FSRU temporanea

Il terminale Gnl di Brunsbüttel ha un cronoprogramma di realizzazione ben dettagliato, pubblicato dal governo dello Schleswig-Holstein lo scorso 20 luglio. Le fasi saranno tre, tutte decisamente lungimiranti, con l’obiettivo di iniziare l’attività entro la fine del 2022 e l’inizio del 2023. La nave rigassificatrice (FSRU) inizialmente verrà ormeggiata in un molo del porto di Brunsbüttel già utilizzato per il carico e lo scarico di merci pericolose. Verrà convertito rapidamente a partire da settembre con una soluzione temporanea, per permettere sin da subito di iniziare a diversificare l’approvvigionamento di gas. Parallelamente, gli operai costruiranno anche un metanodotto di 3km per immettere il gas rigassificato nella rete. Parliamo di consegne pari a 3,5 miliardi di metri cubi all’anno in media, che possono arrivare fino a 5 miliardi di metri cubi durante l’inverno (proprio come la Golar Tundra di Piombino). In pratica, il 4% del fabbisogno di gas tedesco.

Il nuovo molo

Nella seconda fase del progetto, invece, è prevista la costruzione di un molo nuovo di zecca fatto appositamente per la FSRU. I lavori inizieranno a novembre e dovrebbero concludersi a marzo del 2023. In questo modo il molo già esistente e momentaneamente occupato dalla nave verrà reso nuovamente disponibile agli scopi precedenti. Facile. Nel frattempo, inizierà anche un’altra grande opera pubblica che prevede di costruire un nuovo gasdotto di 55 km che collegherà Brunsbüttel a Hetlingen/Stade: sarà operativa, pare, da dicembre 2023 e soprattutto è già stato previsto che possa essere utilizzata in futuro per il trasporto di idrogeno o derivati dell’idrogeno (si spera, il combustibile del futuro). Perché un nuovo metanodotto? Semplice: per aumentare la capacità di lavoro della FRSU che in questo modo potrà immettere nella rete tedesca tutti e 5 i miliardi di metri cubi di gas all’anno che è in grado di produrre.

Non solo. Allo stesso tempo, iniziano anche i lavori per la realizzazione di un terminale di GNL terrestre. Il completamento è previsto nel 2026 quando la nave FSRU potrà essere dismessa e la capacità di rigassificazione di Brunsbüttel salirà a 10 miliardi di metri cubi all’anno.

Le proteste (ignorate)

Non pensate che in Germania non ci siano state proteste. L’Ong Deutsche Umwelthilfe (DUH) s’è lamentata per i lunghi chilometri di gasdotto che bisognerà costruire e per l’eccessiva vicinanza della FRSU alla centrale nucleare. Altre proteste si sono sollevate anche negli altri siti dove la Germania ha previsto di costruire impianti di rigassificazione. TotalEnergies e Deutsche ReGas hanno firmato un accordo per l’installazione e il funzionamento di una FSRU da 5 miliardi di metri cubi nella città di Lubmin. Nel maggio 2022 è stato annunciato che Uniper avrebbe iniziato a costruire il terminale GNL di Wilhelmshaven da 7,5 miliardi di metri cubi. Insomma: c’è chi si lamenta, ci saranno pure i Verdi al governo, ma quando le infrastrutture servono si fanno. Altrimenti si rischia di bloccare l’industria tedesca.

Il paradosso italiano

Il tutto, come dicevamo, mentre invece l’Italia traccheggia. Per la nave prevista a Piombino (avvio a marzo 2023) la Sman ha dovuto presentare decine di pagine di studi tecnici e attende la fine dei 120 giorni necessari alla sua approvazione. I partiti sono quasi tutti contrari. Il Pd ha chiesto di re-introdurre la Valutazione di Impatto Ambientale che potrebbe allungare ancora i tempi. E soprattutto per ora si sa solo che la FRSU resterà in porto tre anni per poi essere trasferita al largo chissà dove.

E pensare che il Gnl ci serve come il pane. Le due navi acquistate da Snam in un mercato molto competitivo (la Germania ne ha noleggiate 4, l’Olanda 2, l’Estonia 1) permetteranno di rigassificare 10 miliardi di metri cubi, oltre un terzo del gas importato dalla Russia nel 2021 (29 miliardi di metri cubi). Oro che cola, visti i tempi. L’autorizzazione per Piombino dovrebbe arrivare a fine ottobre mentre quella per Ravenna a inizio novembre. Il primo verrà realizzato “onshore”, ovvero in porto, come gran parte dei rigassificatori oggi esistenti (checché ne dicano i detrattori che li considerano pericolosi): il porto di Piombino ha la giusta profondità di pescaggio, una banchina di 300 metri abbastanza lunga e dista solo 9 km dalla rete del gas. Quello in Romagna, invece, se ne starà a 10 km dalla costa in una piattaforma già esistente ma da riadattare.

Sempre che, ovviamente, la solita sindrome Ninby – non nel mio giardino – non finisca col rallentare tutto. O bloccarlo definitivamente. Il Tap e la Tav insegnano. Forse, calzini coi sandali a parte, a volte è bene imparare dai vicini tedeschi.

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