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Letta al Pd: “Per il Quirinale un patto largo e un nome condiviso”

La linea di Enrico Letta per il Colle è quella di non bruciare subito il nome di Mario Draghi come successore di Sergio Mattarella. Lo ha ribadito anche oggi, durante il suo intervento introduttivo alla direzione del Pd. “Non possiamo permetterci di non valorizzare una carta fondamentale come quella rappresentata da Draghi”, ha detto. “Dobbiamo proteggere la sua figura per far sì che dia il meglio al nostro paese”. 

 

D’altra parte, Letta ha ribadito in direzione che la priorità è quella di condurre la legislatura alla sua conclusione naturale nel 2023 scegliendo un presidente della Repubblica che sia “in continuità con Mattarella” e “condiviso con tutti”. Per questo, il segretario del Pd ha proposto a tutte le forze politiche della maggioranza di impegnarsi in un “patto di legislatura” in tre punti. “Crediamo che sia sbagliato chiudere le porte al dialogo, e la decisione di ieri sulla candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale da parte del centrodestra va in questa direzione. Vogliamo riaprire quelle porte per il bene del paese perché il presidente della Repubblica passa da un accordo generale delle diverse forze politiche”.

 

In ballo non c’è solamente l’elezione del successore di Mattarella, ma anche un accordo per le riforme e la gestione del Pnrr. Oltre all'”elezione di un presidente super partes e di garanzia per tutti”, le proposte di Letta riguardano anche “la scelta forte di dare energia perché i prossimi 14 mesi di governo siano efficaci in continuità ma con rinnovata energia; completare le riforme per la buona politica”. Il segretario ha fatto l’esempio dell’approvazione dei nuovi regolamenti parlamentari, che limitino il trasformismo e la riforma della legge elettorale. “Questo necessita di un accordo generale che parta dalle forze di maggioranza alle quali mi rivolgo: ognuno faccia un gesto di coraggio e generosità verso il paese, nella convinzione che sarà ripagato dai cittadini”, ha aggiunto il segretario.

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