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Le regioni spingono sul modello Austria. Ma il governo frena sui lockdown selettivi

Tra i banchi del governo, almeno per ora, la questione non è all’ordine del giorno: non è il momento, dicono da Palazzo Chigi, di un’ulteriore stretta sul green pass, come invece riportato in questi giorni da giornali e televisioni. Né, soprattutto, ci sono le condizioni per introdurre nuove distinzioni e restrizioni, tra immunizzati e non, per quanto riguarda l’applicazione del sistema dei colori. Niente modello austriaco insomma, niente lockdown selettivi, nonostante gli appelli in questo nelle ultime ore si siano moltiplicati. Ma la discussione, al netto delle smentite fatte filtrare dall’esecutivo è aperta, e destinata a montare.

 

Se non altro perché, in vista della conferenza con il governo prevista per giovedì, a guidare questo nuova partita sono ancora una volta esponenti di spicco tra i rappresentanti delle regioni, che hanno giocato un ruolo assolutamente centrale nell’organizzazione della campagna vaccinale. I governatori, o almeno alcuni di loro, non vogliono veder svanire i benefici fin qui guadagnati, anche a costo di soluzioni nette. Un fronte che vede tra i più attivi Giovanni Toti. Il presidente della Liguria che proprio su queste pagine ha aperto all’ipotesi di “un green pass a due velocità per le attività ricreative”, ed eventualmente “ai soli vaccinati” nel caso lo scenario pandemico si facesse più serio, è tornato sul tema questa mattina: “Ero al telefono con Fedriga. Quello che deve essere chiaro a tutti è che chiederemo come Regioni che le misure restrittive legate alle fasce di colore, se devono valere per qualcuno, valgano per le persone che non hanno fatto il vaccino e non per le persone che lo hanno correttamente fatto”, ha detto l’amministratore ligure, lasciando intendere come la sua non sia una posizione isolata, ma che al contrario goda di un sostegno diffuso negli enti locali.

 

Poco dopo, a rincarare la dose, sono arrivate anche le parole dello stesso Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia: “Chi ha creduto nella scienza, non può pagare per gli altri”, è il punto di partenza del presidente della Conferenza delle regioni, che ha poi aggiunto: “Se un territorio dovesse passare di zona, i vaccinati dovrebbero avere maggiore libertà”. Un coro a cui si è prontamente aggiunta un’altra voce, quella di Roberto Occhiuto, che si è spinto oltre, arrivando ai distinguo: “La situazione mi sembra al momento sotto controllo. Alcune Regioni rischiano di andare in zona gialla, ma con questa variazione cambierebbe fortunatamente poco rispetto alla zona bianca. Ma se si dovessero rendere necessarie nuove restrizioni, il vero gradone è rappresentato dalla cosiddetta zona arancione. Questa dovrebbe coinvolgere esclusivamente coloro che non si sono vaccinati”, ha detto il nuovo presidente della Calabria spiegando che “non sarebbe giusto far pagare alla maggioranza che ha creduto nella scienza, la scelta incomprensibile di una minoranza”.

C’è poi la voce di Attilio Fontana, che sul suo profilo Fb ha scritto: “Non va disperso lo straordinario risultato raggiunto, e anzi, va valorizzato l’atteggiamento degli oltre 8 milioni di lombardi che hanno con convinzione e senso di responsabilità aderito alla vaccinazione. Non possiamo pensare a restrizioni per questi cittadini che hanno dimostrato fiducia, consapevolezza e senso del bene comune”

Oltre al principio, vi è anche un’altra esigenza a muovere le intenzioni delle regioni. Un’esigenza che si fa più concreta giorno dopo giorno, alla luce dei dati del contagio, in aumento, e degli indicatori della pandemia, che hanno fatto accendere qualche spia. In particolare, in certe regioni, maggiormente indirizzate verso un cambio di colore. Si tratta proprio del Friuli-Venezia Giulia (dove le terapie intensive sono piene al 13 per cento, oltre la soglia dall’allerta del 10 per cento) che paga gli effetti delle manifestazioni no pass e della Liguria. Ma c’è anche il Veneto di Luca Zaia (qui l’incidenza è circa 115 casi ogni 100mila abitanti, con il limite fissato a 50), che sul modello austriaco non si è ancora espresso, ma ieri aveva lanciato il suo appello contro i negazionisti del virus; la Valle d’Aosta e la provincia di Bolzano, dove l’ipotesi del lockdown selettivo si era fatta strada settimana scorsa. Qualche preoccupazione arriva anche dalle Marche.

Sono questi territori in cui il cambio di colore è più vicino, se non ci sarà un’inversione di tendenza. Al governo però, alle prese con le beghe quotidiane dei partiti sulla legge di Bilancio e sulla partita del Quirinale fanno melina: non ci sono ancora le premesse, e nemmeno i numeri. Senza contare che un provvedimento drastico come un lockdown selettivo richiederebbe quantomeno una valutazione costituzionale. E adesso non è ancora il tempo. Se ne riparlerà, forse tra qualche giorno. A dicembre probabilmente, quando si valuterà anche se modificare le regole di validità del green pass.

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