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Le carte della Procura che inguaiano la Juventus: nascosti più di 200 milioni di perdite

Da falso in bilancio a false comunicazioni, passando per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza della Consob:  tutti i reati per i quali sono indagati Andrea Agnelli, Pavel Nedved e gli ex dirigenti della Juventus 

Il prossimo 27 marzo si terrà a Torino l’udienza preliminare del processo Prisma che vede la Juventus finire alla barra degli imputati.  All’ex presidente della Juventus Andrea Agnelli vengono contestati, in condivisione con i dirigenti sportivi Fabio Paratici e Pavel Nedved e gli amministrativi Marco Re, Stefano Bertola, Stefano Cerrato e Cesare Gabasio ben undici illeciti penali, con gravi sanzioni previste dal codice penale.

I REATI PER I QUALI SONO ACCUSATI AGNELLI, PARATICI, NEDVED E RE

Come scrive Paolo Ziliani in una dettagliata rassegna su Twitter ad Andrea Agnelli, Fabio Paratici, Pavel Nedved e Marco Re sono contestati numerosi illeciti.  Prima di tutto il reato di aggiotaggio (previsto e punito dagli artt. 81 cpv, 110 c.p., 185 D. Lgs. 28 febbraio 1998, n. 58). Come si legge negli atti del processo “diffondevano notizie false circa la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’indicata società, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni ordinarie quotate al Mercato Telematico Azionario della Borsa Italiana; segnatamente, esponevano nella voce “Proventi da gestione diritti calciatori” l’importo di € 49.728.000 a titolo di “Plusvalenze da cessione diritti calciatori” derivante da operazioni di “scambio”, integranti “permute di attività immateriali”, in violazione dei requisiti previsti dal principio contabile internazionale IAS 38 paragrafo 45 e, segnatamente, in assenza di fair value misurabile attendibilmente, pervenendo ad una perdita di esercizio pari a € 39.896.000 anziché pari a € 84.505.00010 e ad un patrimonio netto pari a € 31.243.000 anziché pari a – € 13.366.000”. Per tale resto la pena prevista va da 1 a 3 anni, e può essere aumentata in caso di particolare gravità.

I reati contestati ad #Agnelli e al vecchio Cda, dimissionato d’imperio il 28 novembre scorso, sono molteplici e gravi: e gravi sono anche le pene previste dal codice penale per ognuno di essi. Vi faccio qui una breve rassegna dei principali, con le pene previste (3. segue) pic.twitter.com/QU8AiUVuio

— Paolo Ziliani (@ZZiliani) February 27, 2023

FALSE COMUNICAZIONI AL MERCATO E FALSO IN BILANCIO

A questo si aggiungono il reato di false comunicazioni al mercato che prevede una pena da 1 a 6 anni, e infine falso in bilancio e pena da 3 a 8 anni. Per quest’ultimo illecito la scelta della sanzione sarà più grave perché la Juventus è una società quotata in borsa. Si legge negli atti che “al fine di conseguire per sé un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente esponevano fatti materiali non rispondenti al vero nonché omettevano fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore e a celare l’erosione del capitale sociale; in particolare, nella relazione finanziaria annuale relativa al bilancio di esercizio chiuso al 30 giugno 2019, iscrivevano nel conto economico, alla voce “Proventi da gestione diritti calciatori”, l’importo di € 49.728.000 a titolo di “Plusvalenze da cessione diritti calciatori” derivante da operazioni di “scambio”, integranti “permute di attività immateriali”, in violazione dei requisiti previsti dal principio contabile internazionale IAS 38, paragrafo 45 e, segnatamente, in assenza di fair value misurabile attendibilmente, così pervenendo ad una perdita di esercizio pari a € 39.896.000 anziché pari a €84.505.00011 e ad un patrimonio netto pari a € 31.243.000 anziché pari a – € 13.366.000”.

OSTACOLO ALLA VIGILANZA DELLA CONSOB

Vengono inoltre contestati i reati di false fatturazioni, con pena da 18 mesi a 6 anni, manipolazione del mercato, pena prevista da 1 a 6 anni, dichiarazioni fraudolente, da 2 a 4 anni e mezzo e ostacolo alle autorità di vigilanza (CONSOB): pena da 1 a 4 anni. Come i giudici contestano il contenuto del comunicato intitolato “Intesa con calciatori e allenatore della Prima Squadra”, all’interno del quale mettevano nero su bianco “di aver raggiunto un’intesa con i calciatori e l’allenatore della Prima Squadra in merito ai loro compensi per la restante parte della corrente stagione sportiva”. L’intesa avrebbe dovuto prevedere la riduzione dei compensi per un importo pari alle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno 2020 con effetti economici e finanziari derivanti dall’intesa pari a circa “90 milioni sull’esercizio 2019/2020”. In realtà, scrivono i giudici, “l’accordo raggiunto in pari data con i calciatori e non reso pubblico (scrittura privata sottoscritta da AGNELLI Andrea e CHIELLINI Giorgio) prevedeva la rinuncia ad una sola mensilità, con recupero certo ed incondizionato di tre mensilità nelle stagioni successive, a prescindere dalla ripresa dell’attività calcistica e dal trasferimento del calciatore a società terze, con conseguente effetti economici e finanziari positivi, al più, per soli euro 25 milioni”.

L’AGGRAVAMENTO DEL QUADRO SANZIONATORIO

Tale quadro sanzionatorio si aggraverà per via del “concorso formale-reato continuato” che prevede un aumento di 1/3 della pena del più grave fra i reati commessi e del “concursus delinquentium” (ossia la concorrenza nel reato con contributo materiale e/o morale di almeno due o più soggetti), per i quali, come scrive Paolo Ziliani, è prevista la pari responsabilità dei compartecipi.

CONCORSO FORMALE-REATO CONTINUATO: aumento di 1/3 della pena del più grave fra i reati commessi
CONCURSUS DELINQUENTIUM (ossia la concorrenza nel reato con contributo materiale e/o morale di almeno due o più soggetti): prevista la pari responsabilità dei compartecipi (6. segue) pic.twitter.com/Sv3QWTVEzu

— Paolo Ziliani (@ZZiliani) February 27, 2023

IL FALSO IN BILANCIO: “OCCULTATE” PERDITE PER PIÙ DI 200 MILIONI

Il quadro per la Juventus, per la quale, in qualità di “persona giuridica” è stato chiesto il rinvio a giudizio così come per Agnelli e tutto l’ex Cda, è preoccupante. Le accuse di reati di falso in bilancio riguardano gli anni 2019 (dichiarata una perdita di 39,8 milioni invece che di 84,5 e un patrimonio netto di 31,2 milioni invece che uno negativo di -13,38), 2020 (dichiarata una perdita di 89,6 milioni invece che di 236,7 e segnalato un patrimonio netto di 239,2 milioni invece che di soli 47,5), e 2021 (dichiarata una perdita a bilancio di 209,5 milioni invece che di 222,4 e un patrimonio netto di 28,8 milioni invece che uno negativo di -175,7 milioni). Tra l’altro Andrea Agnelli è stato già colpito da 1 anno d’inibizione per i rapporti con gli ultrà malavitosi nell’Inchiesta Alto Piemonte, e per il processo-plusvalenze ha ricevuto 2 anni d’inibizione però con 5 anni scatta la richiesta di radiazione.

LE SANZIONI PECUNIARIE

A tutto questo si aggiungeranno le sanzioni di carattere finanziario previste dai codici penale, civile e sportivo e il capitolo risarcimento danni. Insomma, si profila un vero e proprio “bagno di sangue” per la Vecchia Signora che potrebbe ricevere ulteriori penalizzazioni. Intanto il 1° marzo la Juventus presenterà il ricorso al Collegio di Garanzia presso il CONI contro la decisione di infliggerle 15 punti di penalizzazione. A comunicarlo, pochi giorni fa, il Chief Football Officer della Juventus, Francesco Calvo.

E anche se i tempi della giustizia penale sono lunghi, non c’è dubbio che se il 27 marzo la #Juventus, #Agnelli, #Paratici & company saranno mandati a processo sotto il peso di imputazioni così pesanti, anche la giustizia sportiva non potrà non trarne le conseguenze (16. segue) pic.twitter.com/2BfEf4W8gO

— Paolo Ziliani (@ZZiliani) February 27, 2023

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