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Lavoro: tutte le proposte di partiti e coalizioni alle elezioni 2022

Tutte le proposte dei partiti in tema di lavoro: un nuovo statuto, il salario minimo, riforma del reddito di cittadinanza e stop al precariato.

Lo scorso giugno l’Istat ha registrato un record positivo per il tasso di occupazione nel nostro Paese che ha 60,1%, valore record dal 1977. Allo stesso tempo il tasso di disoccupazione è stabile all’8,1%, mentre il tasso di inattività è sceso al 34,5%. Rispetto allo scorso anno il numero di occupati è salito dell’1,8% (+400mila) soprattutto grazie ai lavoratori dipendenti che, a giugno 2022, sono 18 milioni e 100mila, anche in questo caso è il valore più alto dal 1977. Questi dati fanno capire quanto possa essere centrale il tema del lavoro nel nostro Paese. Cosa hanno immaginato i partiti e le coalizioni per conservare e migliorare questi numeri?

CENTRODESTRA: DIFENDERE IL LAVORO, L’IMPRESA E I LAVORATORI

Partiamo con la coalizione di centrodestra che dedica il capitolo numero otto del suo programma al lavoro dal titolo “Difesa del lavoro, dell’impresa e dell’economia”. Le proposte sono di natura soprattutto economica, con un occhio, come da tradizione, ai lavoratori autonomi:

  • Taglio del cuneo fiscale in favore di imprese e lavoratori
  • Defiscalizzazione e incentivazione del welfare aziendale, anche attraverso detassazione e decontribuzione premi di produzione e buoni energia
  • Maggiori tutele per lavoro autonomo e libere professioni, tutela delle micro e delle piccole medie imprese, lotta alla concorrenza sleale
  • Estensione della possibilità di utilizzo dei voucher lavoro, in particolar modo per i settori del turismo e dell’agricoltura
  • Contrasto al lavoro irregolare, rafforzamento della prevenzione degli infortuni e defiscalizzazione dei costi della sicurezza sul lavoro
  • Rafforzamento dei meccanismi di decontribuzione per il lavoro femminile, gli under-35, i disabili, e per le assunzioni nelle zone svantaggiate
  • Incentivi all’imprenditoria femminile e giovanile, in particolare nelle aree depresse
  • Politiche di sostegno alle aziende ad alta intensità occupazionale
  • Rafforzamento delle politiche attive per il lavoro

Il centrodestra non vuole cancellare il reddito di cittadinanza ma sostituirlo con “misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro”. Il programma del partito guidato da Matteo Salvini, molto più lungo del programma di coalizione, dettaglia di più le proposte sul lavoro e ne introduce delle altre. La Lega, propone, per esempio, la riduzione del cuneo fiscale di 10 punti percentuali per 10 anni, l’introduzione del reato di sfruttamento per chi utilizza lavoratori in nero, l’estensione dell’età anagrafica del contratto di apprendistato fino a 35 anni e una tassazione Irpef fissa al 5% per i primi tre anni di assunzione a tempo indeterminato. Fratelli d’Italia nel capitolo “Sostenere la dignità del lavoro”, oltre a proporre la riduzione delle tasse sul reddito da lavoro, la razionalizzazione degli incentivi e la trasformazione della “Decontribuzione sud” da misura temporanea a strutturale “attraverso un negoziato con l’Ue”, spiega di voler attuare “politiche di sostegno alle aziende ad alta intensità occupazionale” che si tradurrebbero in “più assumi meno tasse paghi”. Il partito di Giorgia Meloni enuncia un “diritto all’occupabilità” per cui “chi vuole lavorare deve poterlo fare”, e propone il rilancio “con adeguate tutele” degli strumenti “del contratto di apprendistato e dei tirocini”, di “riorganizzare e rafforzare il sistema dei servizi per l’impiego e gli altri strumenti, pubblici e privati, di intermediazione tra domanda e offerta”, “sostegno al lavoro femminile e superamento del gender pay gap” e, infine, “lotta all’abusivismo commerciale e alla concorrenza sleale”.

CENTROSINISTRA: STOP AL PRECARIATO E SALARIO MINIMO

Il Partito democratico colloca il lavoro al centro del cosiddetto “secondo pilastro” su cui è impostato il programma del partito. Gli obiettivi sono molteplici: “ridurre i divari”, “dare sempre più dignità ai lavoratori e alle lavoratrici” e “dire basta al precariato, al lavoro povero e al lavoro nero”. La prima proposta avanzata dal PD è l’introduzione di un “salario minimo contrattuale con una soglia minima affidata alla proposta delle parti sociali e che comunque rispetti i parametri della direttiva europea (attualmente per l’Italia, secondo alcune stime pari a circa 9 euro lordi orari)”. Le altre proposte sono:

  • “piena realizzazione delle misure previste dal PNRR sulle politiche attive” rafforzando i “centri per l’impiego” e realizzando “una migliore connessione tra il sostegno al reddito in costanza di rapporto e le politiche attive, formative e di accompagnamento alle transizioni produttive e occupazioni”;
  • “l’obbligo di retribuzione per stage curriculari e l’abolizione degli stage extra-curriculari”;
  • “la lotta al precariato” da conseguire “rendendo strutturalmente più vantaggioso il contratto a tempo indeterminato rispetto a quello a tempo determinato”;
  • “la lotta al lavoro nero e sommerso”;
  • “l’impegno per la piena applicazione della legge sul caporalato”;
  • “l’estensione a tutti gli appalti pubblici della clausola di premialità per l’occupazione giovanile e femminile”;
  • “una legge per garantire equo compenso in tutti i rapporti dove il committente non è persona fisica”;
  • “l’anticipazione dell’intervento dell’Ue sui lavoratori delle piattaforme online”;
  • “la promozione dello smart working, anche ai fini di favorire le esigenze di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, di ridurre le emissioni di agenti inquinanti”;
  • “il disincentivo al ricorso al part time involontario”.

Per il PD il reddito di cittadinanza va riformato ma in senso estensivo “secondo le indicazioni elaborate dalla Commissione Saraceno, a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori”.

La formazione che include Verdi e Sinistra Italiana, propone di ridurre l’orario di lavoro a parità di salario, di introdurre un salario minimo di 10 euro all’ora, di contrastare la precarietà attraverso una serie di provvedimenti che rendano i contratti a tempo determinato più complessi da stipulare, di ripristinare la protezione contro i licenziamenti ingiustificati e di introdurre tutele anche per il lavoro autonomo.

TERZO POLO: UN MERCATO DEL LAVORO PIÙ GIOVANE

Il Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda crede sia indispensabile rendere il mercato del lavoro più efficiente ed equo, aumentandone la produttività e l’inclusività dei più giovani. A tal fine viene suggerito di introdurre un salario minimo concertato con le parti sociali, una legge che combatta i contratti pirata, la detassazione dei premi di produttività e concreti supporti alle imprese che investono nella riqualificazione della propria forza lavoro (rimborsando, per esempio, corsi specialistici per i dipendenti). La flessibilità non va cancellata ma regolata cancellando i mini contratti e reintroducendo i voucher. Per i lavoratori autonomi il polo centrista suggerisce di “potenziare la cassa integrazione e le politiche attive”, e ultimare “la riforma sull’equo compenso delle prestazioni professionali”. Il Terzo polo non ha nel suo programma l’eliminazione del reddito di cittadinanza ma intende riformarlo. I centristi suggeriscono che venga tolto “dopo il primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua” e che ci sia “un limite temporale di due anni per trovare un’occupazione, dopodiché l’importo dell’assegno deve essere ridotto di almeno un terzo e il beneficiario deve essere preso in carico dai servizi sociali del Comune”.

M5S:  UN NUOVO STATUTO DEI LAVORATORI CHE EQUIPARI DIPENDENTI E AUTONOMI

Il Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte nel programma “Cuore e coraggio per l’Italia di domani” dedica al lavoro uno dei capitoli più lunghi. Un punto che differenzia il programma dei pentastellati dagli altri partiti riguarda l’idea di scrivere un nuovo “Statuto dei lavori, delle lavoratrici e dei lavoratori per garantire a dipendenti e autonomi gli stessi diritti e le stesse tutele”. Il programma continua con numerose proposte che vanno dal salario minimo a 9 euro all’ora, all’introduzione di una norma che renda obbligatorio pagare stage e tirocini, al contrasto del precariato e alla stabilizzazione di “Decontribuzione sud”. A queste si aggiungono la riforma degli ammortizzatori sociali in senso universale “anche per autonomi, partite Iva, liberi professionisti e per le nuove tipologie di lavoro”, il “rafforzamento del reddito di cittadinanza” per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive e il miglioramento delle misure di sicurezza sul lavoro.

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