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L’altro virus che infetta la Lega: sospesa tra Giorgetti, no vax e “club Salvini”

Matteo Salvini (foto Ansa)

la collezione dei dissidi

Mentre Borghi&Bagnai continuano a professare teorie strampalate (anche sul green pass), dal Veneto al Piemonte cresce l’insofferenza nei confronti del micropartito attorno al segretario. Ecco tutti gli ultimi casi di attrito

I più stoici si sentono al riparo, fieri di appartenere a un “soggetto plurale”. Ma la realtà è che dentro la Lega aleggia il sentore, in quest’epoca pandemica, di non avere abbastanza anticorpi per contrastare un altro tipo di contagio. E cioè l’infezione delle strambe tendenze anti-qualcosa (prima c’era l’euro, adesso green pass e vaccini) ai danni del corpaccione-partito che in certune aree ha sempre lavorato per mostrare una sua versione affidabile “di governo”. 

Matteo Salvini con il sindaco di Borgosesia Paolo Tiramani

Il tutto è partito, al solito, dai leghisti veneti. Che hanno guardato alle manifestazioni di piazza cui hanno preso parte i vari Borghi&Bagnai con un certo imbarazzo: “Non posso credere che sia la linea del partito”, ha commentato il governatore Zaia. “Mi hanno fatto molta tristezza. Dopo un anno e mezzo di pandemia e centinaia di migliaia di morti non si può scherzare”, era stato il meno velato j’accuse del consigliere Mauro Favero al Foglio. Con un invito esplicito rivolto a Salvini a marginalizzare dal partito chi si fosse fatto portatore di tendenze anti vacciniste.  

Il deputato della Lega Alex Zannaro con Matteo Salvini (foto da Facebook)

Dal Veneto di Zaia al sindaco sì vax Tiramani

Ma non c’è il solo Veneto. E infatti basta muoversi attraverso l’arco alpino per notare come l’ambiguità salviniana sia letta con scetticismo tanto nel Friuli-Venezia Giulia di Fedriga quanto nel Piemonte di Cirio (tutte amministrazioni leghiste, tutte schierate in una campagna vaccinale quanto più capillare possibile e non ostili all’estensione del green pass). In quest’ultima regione opera pur sempre quel Paolo Tiramani, sindaco di Borgosesia, leghista, tra i volontari che hanno testato il vaccino Reithera e che nel suo comune ha incentivato alle vaccinazioni degli over 60 ricompensandoli con piscina e palestra gratuita. Com’è praticabile una convivenza con chi, come il deputato ed ex segretario della Lega a Treviso Alex Bazzaro, continua a dire che non si è vaccinato “per scelta”?  

I deputati leghisti alla manifestazione no green pass il 28 luglio scorso, a Roma (foto Ansa)

E infatti quando si osserva più da vicino la vasta galassia leghista si finisce per comprendere che l’imbarazzo tra l’ala giorgettiana e il clan Salvini è reciproco. Se è vero che una reazione come quella del deputato Borghi (“sul green pass ho perso, mi scuso”) finisce per innescarne altre a livello locale. Come l’uscita della Lega Ponsacco (comune di 12mila anime in provincia di Pisa) secondo cui l’adesione al governo Draghi e l’accettazione del certificato verde corrispondono a una sconfessione della linea Salvini. “Nella speranza che i vertici del partito, da quelli più apicali al middle management, abbiano un sussulto d’orgoglio e di buon senso e tornino ‘sulla strada maestra’, quella stessa strada tracciata anni fa dal Segretario Federale il quale sembra adesso averla smarrita. Il nostro auspicio è quello di vedere il Partito tornare al più presto ‘a se stesso'”, hanno scritto piccati in una nota un paio di anni fa. Segno che le inquietudini sotterrate dal buon vento dei sondaggi sono pronte a riemergere dal sottosuolo.  

Cari amici, il decreto se confermato è intollerabile. Non sarà certo l’aver salvato le colazioni negli alberghi a compensare oscenità come la mancata esenzione per i minorenni e l’obbligo per la scuola e per gli STUDENTI.

Ho fatto il possibile ma ho perso.

Mi scuso con tutti voi.

— Claudio Borghi A. (@borghi_claudio) August 5, 2021

L’assessore veneto allo Sviluppo economico Roberto Marcato, tra i sì vax della Lega (foto Ansa)

Anche perché l’assunto su cui s’è basata la leadership salviniana di questi anni era far convivere l’insediamento territoriale al nord con il voto d’opinione a livello nazionale, in grado di intercettare un certo consenso anche al sud. E una certa attrattiva Salvini l’ha esercitata anche nello scouting di portatori di voti come Luca Sammartino (nel 2017 prese 32mila preferenze alle regionali) e Valeria Sudano, transitati da Italia viva alla Lega alla vigilia delle regionali in Sicilia. Un passaggio che a molti è sembrato sintomatico della prevalenza all’interno della Lega del micropartito Salvini. Che adesso, soprattutto a nord, si guarda con malcelata irritazione. Per quanto potrà durare? 

Il consigliere regionale siciliano Luca Sammartino, transitato da Iv alla Lega

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