C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine ci stanno arrivando tutti quanti. Prima i virologi, che da qualche giorno chiedono un “riconteggio” dei morti di Covid. E ora anche il direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini, secondo cui qualcosa non torna nel bollettino di decessi giornalieri dovuti al coronavirus.

Le polemiche, come noto, ruotano attorno all’utilizzo degli antivirali come il Paxlovid prodotto dalla Pfizer. Secondo Roberto Burioni, non tutti i medici di base lo prescrivono. Magrini smentisce (“da oltre tre mesi siamo il Paese europeo con il maggior numero di trattamenti con il farmaco antivirale Paxlovid”) eppure qualcosa non torna. Come mai la curva dei decessi non scende così rapidamente come quella dei contagi? “Per rispondere – dice Magrini a Repubblica – bisognerebbe capire qual è la ragione del decesso. Un numero importante di morti attribuiti al Covid non ha in realtà Sars-Cov2 come causa principale“.

La notizia è clamorosa. Ma come, scusate: fino ad ora abbiamo impostato tutte le misure di restrizione, mascherine, lockdown e green pass basandoci sull’assunto che “non si possono accettare così tanti morti” (giustamente), e poi scopriamo che vengono calcolati a casaccio? “È cambiato molto rispetto al 2020 quando le polmoniti erano la causa principale dei decessi – assicura Magrini – ora non lo sono più. Se una persona muore di ictus o un tumore, ma incidentalmente è positivo, non è l’infezione virale la ragione del suo decesso. Su questo servirebbero più informazioni, ma non ha senso ora aprire polemiche: ho verificato i dati di un paio di regioni e nell’ultima settimana, fra le morti di persone positive in ospedale, non c’è neanche una polmonite da Covid nella diagnosi principale. Ci sono invece pazienti in cui l’infezione figura come complicanza nelle diagnosi secondarie”. Serve aggiungere altro?

No, se non alcune informazioni che il direttore dell’Aifa ha fornito per quanto riguarda i vaccini. A settembre l’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) dovrebbe approvare il nuovo vaccino di Pfizer e Moderna (che intanto si fanno guerra legale) aggiornato alle nuove varianti. “Viene chiamato bivalente o duplice – spiega Magrini – perché contiene sia la spike del virus di Wuhan che quella di Omicron 1. La commissione tecnico scientifica di Aifa darà il proprio parere verosimilmente il 5 settembre, e pochi giorni dopo potremmo avere a disposizione le fiale dei nuovi vaccini duplici”. Il prodotto andrà agli over 60 che non si sono contagiati negli ultimi quattro mesi, oltre che a chiunque abbia patologie particolari o fattori di rischio. Il tutto nella speranza che le nuove varianti nel frattempo non li rendono obsoleti ancor prima del via della campagna vaccinale. “I vaccini ulteriormente aggiornati  – insiste il direttore Aifa – dovrebbero arrivare a partire da metà novembre per quanto riguarda Pfizer e a dicembre per Moderna. A quel punto resterà da vedere se Omicron 4 e 5 saranno ancora in circolazione”. Il tutto con la possibilità che ogni 5-6 mesi “i soggetti a rischio” debbano rivaccinarsi.

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