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La prossima trovata di Conte è: ridurre l’organico militare

La prossima trincea da scavare, il fortino da presidiare, Giuseppe Conte l’ha indicato ai suoi parlamentari due giorni fa, durante una riunione coi responsabili delle varie commissioni. E per quanto pretestuoso appaia, il pretesto, agli occhi del fu avvocato del popolo vale comunque a ribadire la linea della fermezza: “Sulla contrarietà alle spese militare non arretriamo di un centimetro: è una nostra battaglia e coglie il sentimento degli italiani, come dimostrano i sondaggi”, ha spiegato Conte. Che poi ha segnalato la nuova scadenza. Si tratta di una proposta di legge, avanzata per primo dal leghista Roberto Ferrari, che introduce delle modifiche alle modalità di reclutamento e di congedo di ufficiali e sottufficiali. In sostanza, l’iniziativa è finalizzare a rinviare al 2030 una riduzione della pianta organica di Esercito, Marina e Aeronautica che è al momento fissata al 2024. Eredità del governo Monti, e della spending review che lo caratterizzò: fu nel 2012, infatti, che si previde di ridurre, nel corso di dodici anni, da 190 a 150 mila, le unità in servizio nelle tre Forze armate, tagliando anche 10 mila dipendenti civili della Difesa.

Altri tempi, ovviamente.

Ora l’orientamento generale è di rimandare, o quanto meno diluire, questa dismissione di personale. E però, siccome posticipare la riduzione degli effettivi militari e civili della Difesa avrà ragionevolmente un impatto sul bilancio dello stato, ecco che anche quel provvedimento torna buono per ravvivare il fuoco della propaganda: “Se è previsto un aumento di spesa, è chiaro che noi dovremo farci sentire”, ha spiegato Conte ai suoi parlamentari. I quali, in verità, sono rimasti un po’ perplessi. Almeno quelli che seguono il dossier. E che ricordano di quando, non più tardi di tre mesi fa, approvarono convintamente, con voto unanime insieme a quello di tutti i partiti in commissione Difesa, la proposta. Che ora, per una coincidenza perversa, arriverà in Aula proprio nelle prossime settimane, nel pieno della polemica grillina contro “la corsa al riarmo”. E ci sarà da divertirsi.

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