Apprendo, con grande tristezza, che questi pigri giorni di metà agosto si sono portati via il caro Antonio Pilati.

Professionista serio e stimato, una vita nel settore delle telecomunicazioni: membro dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, già direttore dell’Istituto di economia dei media della Fondazione Rosselli, ex consigliere Rai, autore di saggi profondi e brillanti: ricordo Economia della conoscenza, Il legame spezzato. Cittadini e politica e il suo recente La catastrofe delle élite. Potere digitale e crisi della politica in Occidente, un testo nel quale, con sguardo perspicuo, esaminava la grande trasformazione sociale, economica e politica, mal governata dalle classi dirigenti, che negli ultimi anni ha condotto alla rivolta dei vinti della globalizzazione.

Ma soprattutto, Antonio Pilati è stato un mio sincero amico, nonché un collaboratore acuto e prezioso di questa Zuppa che, ogni giorno, cucino e gusto insieme a voi. Ed è stato un mio stupendo alleato quando, in Rai e in minoranza, provavamo a resistere alle censure su Virus. Con Viki Festa, che me lo presentò, al Foglio di via Hugo a Milano, mi ha insegnato a vedere sempre il profilo laterale delle nostre piccole questioni politiche. Favolosa la sua rubrica in cui spiegava ai foglianti il futuro delle tic, primo a capire come sarebbe cambiato quel mondo. Mi mancheranno le passeggiate che facevamo insieme a corso Lodi, parlando del più e del meno, con quell’aria scanzonata da eterno giovanotto che continuerò a tenere nel mio cuore.

Da oggi, alla nostra tavolata c’è una sedia vuota. Un commensale che non si può sostituire e non si può dimenticare. Addio, Antonio. La terra ti sia lieve.

Nicola Porro, 16 agosto 2022