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La Lega tira in ballo Eni per estrarre terre rare in Italia?

Nel programma di governo della Lega si parla implicitamente di affidare a Eni la creazione di una società estrattiva di metalli critici e terre rare. Tutti i dettagli (e le mosse di Enel sul litio)

Nel programma di governo della Lega in vista delle elezioni del 25 settembre si parla della possibile creazione di “una impresa di mining, anche attraverso l’affidamento ad una delle società partecipate dallo Stato, per lo sviluppo delle attività di esplorazione, estrazione e produzione di minerali critici e terre rare”.

COSA SONO I MINERALI CRITICI E LE TERRE RARE

Con minerali o metalli critici ci si riferisce a tutti quelli necessari per la transizione energetica, ad esempio il litio e il nichel per le batterie, il rame per le reti elettriche o lo scandio per l’idrogeno da elettrolisi.

Lo scandio viene spesso classificato fra le terre rare, un gruppo di elementi metallici utilizzati per produrre dispositivi elettronici, automobili e sistemi d’arma, tra le altre cose. La Cina controlla da sola circa l’80 per cento dell’offerta mondiale di terre rare, detenendo una sorta di monopolio sulla raffinazione dei minerali grezzi, indispensabile per il loro utilizzo industriale.

COSA DICE IL PROGRAMMA DELLA LEGA

Nel programma della Lega si legge, relativamente all’ipotetica azienda mineraria che si occuperà dell’esplorazione e dell’estrazione di metalli critici, che “tali attività potranno essere svolte attraverso l’aggiudicazione di concessioni per lo sfruttamento e la commercializzazione delle risorse minerali, all’estero e in Italia”.

“Inoltre”, prosegue il documento, “l’ente individuato potrà concentrare tali attività in una unità aziendale esistente già operante nell’upstream degli idrocarburi [cioè le fasi iniziali della filiera, che si conclude con la commercializzazione dei prodotti, ndr], espandendone così il perimetro delle risorse naturali oggetto della missione aziendale, oppure in una divisione aziendale mining di nuova creazione”.

La Lega scrive anche che “il sottosuolo italiano contiene riserve di titanio, cobalto e terre rare”. Il titanio si utilizza nei settori aerospaziali, chimico e biomedicale, mentre il cobalto (la cui produzione si concentra quasi esclusivamente in Congo) nelle batterie.

In Toscana c’è un giacimento di antimonio (elemento raro, ma non formalmente una terra rara), e in Liguria uno di titanio.

LA LEGA TIRA IN BALLO ENI?

Come fa notare Andrea Pira su MF-Milano Finanza, il profilo di ente fornito dalla Lega corrisponde a quello di Eni, che è sia attiva nell’estrazione di petrolio e gas sia partecipata dallo stato: il ministero dell’Economia e delle Finanze possiede il 4,3 per cento delle azioni e Cassa depositi e prestiti (controllata dal MEF a sua volta) il 25,9 per cento.

COSA FA ENEL SUL LITIO

Intanto, un’altra grande società energetica a partecipazione pubblica – Enel, attraverso Enel Green Power – è già alla ricerca di litio nei depositi geotermici di Cesano, vicino Roma, assieme all’australiana Vulcan Energy Resources.

Enel Green Power si concentra sulla generazione di energia da fonti rinnovabili; il litio serve a produrre le batterie, che permettono di immagazzinare l’elettricità generata in eccesso dagli impianti eolici e fotovoltaici.

LA PROPOSTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Come ricorda Pira, già il Movimento 5 Stelle aveva proposto – attraverso il senatore Andrea Cioffi – la creazione di una società interamente pubblica dedicata all’estrazione di metalli critici per la transizione energetica. Dal nome di Miniera Nazionale SpA, secondo Cioffi potrebbe avere sede a Gioia Tauro, in Calabria.

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