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La Germania tassa industrie e cittadini per salvare le società energetiche

La Germania deve imporre a consumatori e industrie una tassa sul gas per non far crollare il mercato nazionale, troppo dipendente dalla Russia. Tutti i dettagli

Il direttore di Trading Hub Europe, il gestore del mercato gasifero della Germania, ha dichiarato che l’imposta sul gas applicata sui consumatori tedeschi per aiutare le società energetiche a rientrare delle spese di sostituzione delle forniture russe potrebbe venire modificata già questo inverno.

NUMERI E OBIETTIVI

L’imposta verrà applicata dal 1 ottobre fino a marzo 2024. La tariffa – fissata da Trading Hub Europe qualche settimana fa – ammonterà a 2,419 centesimi di euro per kilowattora: vale a dire quasi 500 euro di spesa in più all’anno.

L’obiettivo del governo tedesco è distribuire il costo del prelievo su tutti i consumatori e garantire abbastanza liquidità alle imprese energetiche in modo da non far crollare il mercato del gas.

“L’alternativa” alla tassa, ha spiegato il ministro dell’Economia Robert Habeck, “sarebbe il collasso del mercato energetico tedesco, e con esso una grossa parte del mercato energetico europeo”. Ha aggiunto che il modello tedesco di dipendenza energetica dalla Russia si è rivelato un fallimento e non verrà riproposto. “Dobbiamo cambiare in fretta, e nel farlo a volte dobbiamo prendere una medicina amara”.

LE DIFFICOLTÀ DELLE INDUSTRIE

L’imposta non colpisce solo i consumatori ma anche le industrie. La Federazione tedesca dell’acciaio, ad esempio, ha fatto sapere che la norma causerà al settore un aumento di 500 euro all’anno delle bollette, che si sommano agli extra-costi di 7 miliardi legati ai prezzi alti dell’energia.

Un altro settore energivoro, quello chimico, ha visto calare dell’8 per cento la sua produzione “tra giugno e dicembre”, scrive l’ISPI.

L’IMPATTO SULL’INFLAZIONE

Secondo gli economisti, l’imposta sul gas avrà l’effetto di far alzare l’inflazione in Germania, l’economia più grande dell’Unione europea, che già si attesta su valori alti, dell’8,5 per cento.

AGGIUSTAMENTO NECESSARIO SE GAZPROM…

Il direttore di Trading Hub Europe, Torsten Frank, ha detto al Rheinische Post che “a causa dello sviluppo dinamico, […] il prelievo dovrà essere adeguato già quest’inverno”. Le norme prevedono che l’imposta venga modificata ogni tre mesi.

“L’imposta può diminuire se la situazione si calma”, ha spiegato, “ma può anche aumentare se, ad esempio, Gazprom dovesse ridurre ulteriormente le sue forniture o se le previsioni delle compagnie cambiano”.

Venerdì scorso la società russa Gazprom ha annunciato che i flussi di combustibile verso l’Europa verranno sospese per tre giorni, dal 31 agosto al 2 settembre, per dei nuovi lavori di manutenzione all’importante gasdotto Nord Stream 1. È tuttavia possibile che la società – controllata dal governo russo – voglia ostacolare i piani europei per il riempimento degli stoccaggi di gas in vista dell’inverno.

“Qualora la Russia chiudesse i rubinetti del gas verso l’Europa”, spiega l’ISPI, “le riserve a disposizione della Germania basterebbero per meno di tre mesi”.

LE RICHIESTE DEGLI IMPORTATORI

Le aziende tedesche che importano gas hanno presentato delle richieste di pagamento per 34 miliardi di euro sulle imposte che verranno riscosse da Trading Hub Europe.

Il 90 per cento circa della somma è stata richiesta da due società: Uniper e SEFE. SEFE è il nuovo nome della ex-divisione di Gazprom in Germania, passata sotto il controllo temporaneo dell’autorità tedesca di regolamentazione dell’energia.

Circa il 90% di queste richieste proviene da due società: Uniper (UN01.DE) e SEFE, l’ex Gazprom Germania che è stata abbandonata da Gazprom ed è passata temporaneamente sotto il controllo dell’autorità tedesca di regolamentazione dell’energia.

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