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La Germania ora deve scegliere: il gas o Kiev

Lancio di accuse tra la Russia di Vladimir Putin e la Germania di Olaf Scholz. La questione cruciale risulta essere il blocco, da parte di Mosca, della consegna di una turbina per Nord Stream 1. Proprio martedì scorso, lo stesso cancelliere tedesco è andato a visionare di persona la turbina A65, facente parte della serie venduta ai produttori russi, direttamente dalla multinazionale tedesca Siemens Energy. Scholz ha affermato come non vi siano motivi affinché “la consegna non debba avvenire“. Eppure, Gazprom continua a sostenere che non può ricevere la turbina. La causa? L’omissione della Germania nel non aver “fornito tutte le informazioni doganali, necessarie per il trasporto”.

Le tensioni tra Mosca e Berlino

Il caso si instaura in un momento di fortissime tensioni economiche tra i due Paesi. Non è un caso che, fino a pochi giorni fa, Mosca aveva di fatto bloccato le proprie esportazioni di gas, passanti per Nord Stream, causa “problemi di malfunzionamento”. Eppure, la realtà pare essere un’altra: Putin sta cercando di ricattare l’Occidente con l’unico strumento che ha a disposizione: il gas, dalla quale la Germania ne risulta essere tra le più vulnerabili.

Molti analisti hanno già affermato come, in assenza delle risorse russe, Berlino potrebbe cadere in una recessione ben peggiore di quella del biennio 2007-08. Ad oggi, le forniture di gas sono pari ad un quinto della loro massima potenza. E, in futuro, tale proporzione potrà decrementare ancora di più.

Il caso Nord Stream 2

Un tentativo diplomatico, per sbloccare la situazione di stallo, è direttamente arrivato dall’ex cancellerie tedesco, stretto amico di Putin: Gerhard Schroeder. Secondo Der Spiegel, l’ex leader sarebbe andato a Mosca, proprio per incontrare personalmente Putin, e ottenere un negoziato. Quest’ultimo sarebbe stato effettivamente ottenuto, anche se la soluzione rimarrebbe solo una, infattibile per Berlino: l‘apertura di Nord Stream 2, bloccato da Scholz, lo scorso febbraio, proprio in risposta all’invasione dell’Ucraina, da parte della Russia.

Eppure, non paiono esserci altre vie d’uscita per la Germania. Il Paese, infatti, dipende ancora per il 20 per cento dalle esportazioni del Cremlino. E pare difficile che questa percentuale possa essere scalfita prima della stagione invernale. Questa volta, le esigenze economiche europee cominciano a pagare il caro prezzo delle sanzioni, e non è detto che ci possa essere una via di scampo. Scholz dovrà decidere: o il gas, o Kiev. Ormai, non c’è più tempo.

Matteo Milanesi, 5 agosto 2022

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