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La Festa della Repubblica e il rispetto delle Istituzioni

2 Giugno, festa della Repubblica: la lettera di suon Anna Monia Alfieri

“Attuare le riforme per non dissipare le opportunità delle risorse del Pnrr” (Presidente Sergio Mattarella nel messaggio inviato ai prefetti in occasione della Festa del Repubblica del 2 giugno) .

Carissimi ragazzi,

ogni 2 Giugno, Festa della nostra Repubblica, ripercorro sempre le ragioni prime del rispetto dovuto alle Istituzioni.

E’ in corso, nel Paese, un processo di rinnovamento che, cari giovani, vi coinvolge e vi impegna a prepararvi, perché domani ne sarete voi i protagonisti.

Provate, carissimi ragazzi, a nutrirvi di bellezza e di diritto, a leggere la nostra Costituzione, un testo meraviglioso: se voi riuscirete a maturare la conoscenza delle nostre Istituzioni, riuscirete anche a rispettarle. Maturando un senso di appartenenza che vi faccia sentire fieri di essere italiani, potrete custodire la Patria che vi aprirà necessariamente all’accoglienza.

Il vento è cambiato. Si è giunti, infatti, ad un Governo di unità nazionale: la politica ha dovuto apprendere nuovamente a misurarsi con la competenza e la conoscenza, perché occorre essere preparati per guidare un Paese. Chi affiderebbe un’azienda in crisi ad una persona che non ha competenza di general manager? Perché si chiede all’operaio di specializzarsi e al politico no? Come ho già detto, una prima cosa che introdurrei è la patente del politico.

Carissimi giovani, la politica sta imparando a misurarsi con un reale senso di servizio, costi quel che costi, sino al sacrificio della vita. Dobbiamo chiedere alla nostra classe politica di perseverare nell’impegno di convergere intorno ai temi centrali, quali la scuola, il lavoro, la giustizia. Non si può sempre ridurre tutto a puro gusto polemico. La politica deve capire che le viene chiesto il senso della “prossimità” ancor più oggi in tempi di guerra. I cittadini, e i giovani in particolare, hanno bisogno di politici che siano dei punti di riferimento e che quindi capiscano che, quando parlano, esercitano un’enorme responsabilità sociale. Con piacere constato che la politica ha migliorato molto il linguaggio, divenuto molto più elegante e civile, nel senso etimologico del termine. Occorre proseguire.

Infine, la politica ha bisogno di cittadini che sappiano dare un parere capace di lanciare ponti, senza dividere o alimentare le contrapposizioni. Ecco perché noi cittadini, con alto senso civico, dobbiamo parlare alla politica e con i politici senza più temere di essere strumentalizzati: il Covid ci ha insegnato che, quando tace la ragione, parla l’“idiozia culturale”. Rilevante il nostro contributo di pensiero sulla destinazione dei fondi del Pnrr e sui decreti attuativi della legge delega “Family Act”.

La politica è lo specchio della società e dei cittadini. Solo se saremo cittadini seri, avremo politici responsabili. Siamo sulla buona strada. Regis ad exemplum totus componitur orbis. I nostri politici se ne stanno rendendo conto. Tutto dipende da noi e non possiamo non esserci.

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