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Kosovo, rischio guerra entro un mese. E gli italiani sono già coinvolti

Si infiamma il fronte balcanico con scontri tra Serbia e Kosovo. La scintilla è la legge emessa dal governo kosovaro, che doveva entrare in vigore oggi, la quale vieta il riconoscimento di targhe e documenti serbi nella parte settentrionale del paese. Quest’ultima, però, è abitata da una buona percentuale di popolazione serba, che non riconosce l’autorità di Pristina, rimanendo fedele a Belgrado, da cui ne dipende finanziariamente.

Gli scontri serbo-kosovari

Il divieto ha scatenato violente reazioni nella serata di ieri. I serbi del Kosovo hanno eretto barricate e sparato contro la polizia per le strade, riaccendendo quelle tensioni mai sopite tra i due Paesi.
Nonostante l’Ue inviti “a rimanere calmi” e al “dialogo”, in realtà il copione non sembra nuovo. Non si tratta di semplici rivolte cittadine: ancora una volta, dobbiamo riprendere il passato e non soffermarci sulla semplice goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Se l’Ucraina insegna, come ha affermato anche il Presidente Usa, riguardo l’attacco russo e gli avvertimenti ignorati; anche sulla questione balcanica i segnali, probabilmente complice l’instabilità mondiale dell’ultimo periodo, non sono mai stati affrontati concretamente. La questione tra i serbi, nel nord kosovaro, sembra rispecchiare i separatisti del Donbass in Ucraina: situazioni che negli anni mai sono state prese sul serio.

Ma adesso la scena è diversa e complessa: ci troviamo di fronte alla reale possibilità di una seconda guerra in Europa, a distanza di pochi mesi. Facendo un attimo di chiarezza, ci troviamo con una Serbia filorussa ed un rapporto profondo tra Kosovo e Nato. Da mesi, infatti, l’Inghilterra sta addestrando i kosovari, che hanno già partecipato a dimostrazioni militari dell’alleanza atlantica. Anche l’Italia ha 500 soldati sul posto.

L’influenza Usa sul Kosovo

C’è ovviamente chi soffia sul fuoco: da parte americana, infatti, vi è l’interesse nel mettere la Serbia con le spalle al muro, cercando di farle rivedere le proprie posizioni pro Putin, abbracciando invece la politica occidentale. Non è un caso, infatti, che la legge delle targhe e documenti, sia stata rimandata di un mese e diventerà effettiva a fine settembre. Alcune fonti kosovare rivelano addirittura che l’ordine del rinvio non sia stato frutto di una scelta autonoma, ma dell’ambasciatore americano a Pristina.

Lo scenario non è dei migliori, anzi: cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro?
Se la Serbia sarà costretta ad entrare in guerra – molto probabile – la Nato sarà pronta a rispondere aprendo un secondo fronte in Europa? Ma, soprattutto, gli Stati membri, sia dell’Ue che della Nato, avranno interesse a fronteggiare una seconda guerra, considerando la situazione odierna? In realtà, nessun Paese europeo sembra approvare l’apertura di un nuovo fronte, in primis per motivi economici: gli accordi con la Serbia sono infatti maggiori e molto più vantaggiosi rispetto a quelli con il Kosovo. L’appoggio incondizionato ai diktat imposti sarebbe l’ennesima dimostrazione di un’Europa che subisce, senza prendere attivamente parte nelle decisioni.

Il ritardo dell’Europa

Il punto, facendo riferimento anche allo scontro russo-ucraino, è proprio questo: saremo in ritardo anche questa volta? L’Europa, e soprattutto l’Italia, deciderà di valutare seriamente la situazione, solo di fronte all’irreparabile apertura di un nuovo scontro armato? Oppure, la diplomazia, almeno questa volta, ci salverà?

A prescindere dalla situazione interna tra Kosovo e Serbia, quello che sembra è la mancanza di polso da parte di un’Europa, che si lascia trascinare in scelte non ponderate e non affrontate personalmente. Quando l’Unione Europea deciderà di avere una propria e indipendente politica estera? Perché di questo si tratta: non possiamo permetterci di avere due guerre alle porte e non serve essere analisti politici per questo. Quello di cui abbiamo bisogno, probabilmente, è di decisioni maturate nell’interesse dei popoli europei, dell’indipendenza di poter valutare le scelte giuste e attuarle in modo autonomo. Certo, da dire molto facile ma il rischio di far crollare un assetto geopolitico mondiale è alto e non tutti, anzi probabilmente nessuno, sembrano avere il coraggio di imporsi.

Bianca Leonardi, 1º agosto 2022

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