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Instagram è morto. L’ha ucciso un algoritmo (e la smania di diventare come TikTok)

Tra crisi di governo, inedite campagne elettorali estive, epidemie vecchie e nuove, c’è anche chi è afflitto per i cambiamenti di Instagram. Eserciti di celebrità (e non solo) si stanno rivoltando contro il social che ha cambiato natura per diventare la brutta copia di TikTok

 

Anche per Mark Zuckerberg gli anni passano. Se dalla sua cameretta ad Harvard nel 2004 aveva perfettamente intercettato i desideri dei suoi coetanei inventando Facebook, oggi per reinventarsi ed essere attuale e accattivante sembra non avere altra scelta che guardare a cosa fanno gli altri.

In particolare, a cosa fa TikTok. Ma gli utenti non perdonano e chiedono a gran voce che Instagram, il social di foto dei Millenials, torni a essere ciò che è sempre stato e non una brutta copia del servizio offerto da ByteDance.

INSTAGRAMMER INCATENATI ALLA SEDE DI META

Il 23 luglio scorso, un gruppo di creator, ovvero di menti dietro ai contenuti che scorrono sul feed di Instagram, si è incatenato sotto la sede di New York di Meta, proprietaria di Instagram e Facebook. Il motivo della protesta, che ha preso il nome di Instarrection, è il cambio di algoritmo dell’app, che penalizza i loro contenuti.

C’ERAVAMO TANTO AMATI

Sempre il 23 luglio la fotografa Tati Bruening, fondatrice della pagina @illumitati, ha postato un’immagine con scritto “Make Instagram Instagram Again” e Kylie Jenner, seguita dalle sorelle Kim Kardashian e Kourtney Kardashian (che messe insieme potrebbero arrivare a quasi 1 miliardo di follower), la pubblicano a loro volta provocando una vera e propria rivolta virtuale.

Lo slogan di Bruening è un invito a tornare alle origini: “Stop trying to be TikTok. I just want to see cute photos of my friends). Sincerely, Everyone”.

Bruening ha lanciato inoltre una petizione su Change.org, firmata da quasi 300 mila persone.

Il malcontento, però, non è solo online ma anche all’interno della sede di Instagram. Quest’estate, riferisce Vox, “Zuckerberg ha limitato le spese dell’azienda, facendo pressione sui dipendenti affinché ‘operino con maggiore intensità’ e minacciando di tagliare i dipendenti con prestazioni inferiori”.

LE ACCUSE A INSTAGRAM

Quasi più nessuna foto o video di amici o profili seguiti, ma contenuti spesso di scarso interesse che affollano il proprio feed. L’Instagram degli anni Dieci è morto e l’ha ucciso un algoritmo. Per l’appunto, simile a quello di TikTok.

È questa l’accusa mossa alla piattaforma, che suggerisce molti più post sponsorizzati e sempre più reel (video brevi) di account non seguiti. A questo di aggiunge un nuovo layout, che pure ricorda quello del competitor: sfondo nero, video a schermo intero e scrolling elemento per elemento.

LA BATTAGLIA DI CHI CI LAVORA

Tutto questo rumore potrebbe sembrare un capriccio da Kardashian però nell’immenso mare di contenuti poco interessanti ci sono anche persone che hanno costruito il loro lavoro intorno a Instagram.

Come si legge nella petizione: “è sbagliato cambiare l’algoritmo su creator che si sono guadagnati da vivere e hanno contribuito alla comunità, costringendoli a cambiare l’intera direzione dei contenuti e lo stile di vita per servire un nuovo algoritmo” che, attraverso l’intelligenza artificiale, sostituisce proprio quelle persone che stanno dietro ai contenuti.

LA PARABOLA (ANCHE FINANZIARIA) DISCENDENTE DI META

Ma il sentimento che pervade utenti e addetti ai lavori è lo stesso degli azionisti: Meta, e dunque Instagram, sta peggiorando. All’inizio di quest’anno, scrive Vox, “Meta ha annunciato che gli utenti trascorrevano meno tempo sulle sue piattaforme e che prevedeva un rallentamento della crescita dei ricavi, facendo crollare le sue azioni del 26%, perdendo 232 miliardi di dollari e diventando il più forte calo in un giorno per un singolo titolo nella storia degli Stati Uniti.

Il 27 luglio, si legge sul Corriere della sera, “la trimestrale di Meta ha registrato il primo calo dei ricavi nella storia del colosso: dell’1%, da aprile a giugno 2022 rispetto al 2021, a quota 28,8 miliardi di dollari. L’utile netto è sceso del 36%, a 6,7 miliardi. In febbraio un altro segno meno aveva fatto suonare il campanello d’allarme, e ha causato una flessione del valore delle azioni del 40% negli ultimi sei mesi: il primo calo degli utenti giornalieri di Facebook”.

LA RISPOSTA DI INSTAGRAM

La risposta di Instagram non ha potuto farsi attendere e il 26 luglio Adam Mosseri, capo di Instagram dal 2018, ha postato un video in cui spiega cosa è cambiato e cosa cambierà sul social network, facendo forse un mea culpa e chiedendo il coinvolgimento degli utenti: “Se trovate dei suggerimenti che non vi interessano vuol dire che non stiamo facendo un buon lavoro, ma siamo qui per migliorare. È importante per creare contatti con content creator, soprattutto per quelli più piccoli, più giovani. Il mondo sta cambiando velocemente e stiamo cambiando anche noi”.

Forse qualcosa però sta cambiando. La piattaforma, come si legge su un altro post di Bruening e di molte testate tra cui New York Times, The Verge e Bbc, il 29 luglio ha infatti annunciato che sospenderà temporaneamente tutte quelle modifiche che l’hanno resa più simile a Tiktok.

Tutto è bene quel che finisce bene?

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