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In Puglia il Bilancio passa (anche) grazie ad Azione. E i consiglieri si allungano il mandato

in consiglio regionale

La finanziaria regionale passa con il voto di civici, giallo-rossi e dei tre calendiani. Approvato un codicillo anti-Decaro: il consiglio si allunga la vita di sei mesi se Emiliano si candida alle Europee. E così il sindaco di Bari dovrà concorrere alla successione dello sceicco senza fascia

Nel Gran Bazar della Regione Puglia l’approvazione del Bilancio è solo un dettaglio. La mini-finanziaria è il copione su cui si dipana una nuova commedia pirandelliana che scompagina gli schemi nazionali della politica. La legge passa senza intoppi, e nella conta finale dei voti, al via libera di civici e giallo-rossi, si uniscono anche i tre consiglieri di Azione, nonostante le ricorrenti scintille tra lo sceicco Michele Emiliano e Carlo Calenda. Spiega il commissario del partito liberaldemocratico dell’ex ministro, Fabiano Amati: “Abbiamo costruito questa legge, e salvo le disposizioni sui consorzi di bonifica, veri carrozzoni, siamo stati parte attiva in questo iter legislativo. Da qui il pronunciamento favorevole”.

In aula, nelle due giornate di seduta, il governatore si è fatto vedere sono nelle due ore finali. Prima c’è stata una bagarre per il codicillo “anti-Decaro” approvato al termine di un iter picaresco. Si tratta di un emendamento che allunga la legislatura del Consiglio di almeno otto-dieci mesi nel caso – niente affatto di scuola – che il governatore Emiliano nel 2024 si candidi alle Europee. La norma scompagina il calendario elettorale: tra poco più di un anno il sindaco di Bari Antonio Decaro finirà il secondo mandato e dovrà correre per la presidenza della Puglia senza fascia tricolore. E nel retrobottega Giuseppe Conte lavora per un candidato grillino del campo largo: il senatore Mario Turco. Emiliano invece gigioneggia: “Chi dice che mi dimetto prima del tempo. Hic manebimus optime”.

Contro questo postulato, presentato dal consigliere regionale della Lega Gianfranco De Blasi (“non come Carroccio, ma come presidente della Commissione Statuto”), si sono scatenati i decariani (due consiglieri regionali dem, Francesco Paolicelli e Donato Metallo) e il leader di Azione, Fabiano Amati, mentre il presidente del Consiglio, la dem Loredana Capone, faceva di tutto per ritardarne la discussione. Alla fine si è andati al voto con un escamotage: Paolicelli ha proposto il testo del salviniano De Blasi con un sub-emendamento e la Capone l’ha dovuto mettere in votazione. I decariani hanno attaccato maggioranza e opposizione definendo il provvedimento “roba da privilegi di casta”, alludendo agli effetti sugli stipendi aggiuntivi che si garantivano così gli eletti. Amati ha denunciato pratiche mercantili nella fase preparatoria dell’istanza. Il centrodestra è rimasto spettatore in silenzio, ben sapendo che l’area civica e dem di riferimento emilianista aveva partecipato alla redazione del testo (alcuni sostengono che abbiano partecipato al blitz anche i grillini, che però smentiscono). Il voto è stato a scrutinio segreto: 37 favorevoli, 9 contrari e due astenuti.  Considerati i numeri dell’opposizione (solo 15 eletti), la maggioranza si è spaccata e in massa ha votato l’emendamento-polizza che allunga la vita del consiglio (con ben 94mila euro di stipendi assicurati), facendo uno sgambetto a Decaro (un messaggio anche in chiave congressuale?).

Il segretario regionale dem, Marco Lacarra, ha manifestato, solo dopo molte ore, un surreale sconcerto: “E’ avvenuto un fatto grave. Se nel Partito democratico qualcuno pensa che si possa essere credibili dopo atti del genere, sono ben contento che a breve non ricoprirò più la carica di segretario”. La sintesi di Amati: “I partiti di Meloni, Salvini e Berlusconi – commenta il commissario regionale di Azione, Fabiano Amati – si alleano con Emiliano per fare dispetto a Decaro. E i 5s non fanno mancare il loro voto”. Il centrodestra insorge: “La norma ridà centralità al Consiglio e lo sottrae ai giochi politici”. Che però non si fermano: lo sceicco Big Mike, per puntellare la maggioranza, ha nominato consigliere delegato all’Urbanistica un ex An eletto in Forza Italia (ora civico) Stefano Lacatena. Lo stesso che solo dieci giorni fa aveva trattato con i vertici romani azzurri un ritorno nella casa berlusconiana. Ma alla fine ha preferito allinearsi alla legge del Gran Bazar.

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