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Il rompicapo del gas neon per i microchip

Per fare un’auto servono i semiconduttori, che sono indispensabili per i microchip, per i microchip ci vuole il gas neon, per il gas neon abbiamo bisogno dell’Ucraina, quindi come ne usciamo?

 

L’industria automobilistica rischia di impantanarsi. La catena di materie prime e componenti che sta portando il settore a fermarsi va dalla carenza di cablaggio a quella ormai nota dei semiconduttori, i quali ora però risentono anche dello stop delle forniture ucraine di neon, un gas impiegato nei laser che incidono i circuiti dei richiestissimi microchip.

FABBRICHE UCRAINE IN OSTAGGIO

L’Ucraina, riferisce Il Sole24Ore, è responsabile di metà delle forniture mondiali di neon. È a Odessa, la città sul Mar Nero che dall’inizio della guerra si sta preparando a respingere i russi, che si trovano infatti le maggiori fabbriche delle società Cryoin e Ingas. Ma adesso hanno chiuso.

COSA FA CRYOIN

Cryoin, per gli addetti ai lavori, è un punto di riferimento nella produzione a livello mondiale di semiconduttori. L’azienda, scrive Wired Uk, produce gas neon e “rifornisce aziende in Europa, Giappone, Corea, Cina e Taiwan, ma la maggior parte del suo neon viene spedito negli Stati Uniti. Ora gli analisti avvertono che l’effetto domino innescato dall’interruzione delle forniture da parte di Cryoin potrebbe avere conseguenze in tutto il mondo”.

IL RUOLO DELLA RUSSIA

TechCet, una società di consulenza sui materiali elettronici che lavora con produttori di chip del calibro di Intel e Samsung, ha spiegato a Wired che “l’industria del neon ucraina è stata costruita in modo da beneficiare dai gas ottenuti come sottoprodotto della produzione di acciaio della Russia”.

“Le aziende russe di acciaio che hanno l’impianto per catturare il gas lo imbottigliano per poi rivenderlo – ha detto al sito Lita Shon-Roy, presidente e amministratrice delegata di TechCet -. Poi ci vuole qualcuno che lo purifichi e rimuova gli altri gas, ed è qui che entra in gioco Cryoin”.

La Russia, infatti, si legge su Euractiv, produce molto neon che invia in Ucraina dove viene estratto e purificato per l’esportazione.

Larissa Bondarenko, direttrice dello sviluppo aziendale di Cryoin, ha detto a Wired che “se l’accesso al gas russo diventasse un problema, Cryoin ha abbastanza scorte per continuare la produzione fino alla fine di marzo” e nel caso in cui si dovessero esaurire ci sono produttori ucraini di gas non raffinato a cui Cryoin può rivolgersi in alternativa”.

LA LEZIONE DEL 2014

Shon-Roy ha poi ricordato che nel 2014 il mondo era ancora più dipendente dall’Ucraina, infatti, il Paese esportava addirittura il 70% di gas neon. Poi, quando la Russia ha annesso la Crimea, il suo prezzo è aumentato del 600% perché “la Russia – spiega l’esperta – stava concentrando molti dei suoi sforzi sulla guerra e non sulla produzione di acciaio”.

Da allora i maggiori produttori di chip, come TMC e Infineon citati dal Sole24Ore, ma anche Cymer riportata da Wired hanno cercato di diversificare le forniture, ma bisognerà vedere se questo sarà sufficiente anche in base alla durata e alla piega che prenderà la guerra.

IL PROBLEMA DEI CONFINI

Secondo Bondarenko comunque il vero problema sarebbe come far uscire il neon dall’Ucraina: “I confini in questo momento sono sopraffatti dai civili che stanno cercando di evacuare. Se le autorità dei Paesi in cui si trovano i nostri clienti fossero in grado di influenzare la situazione al confine per quanto riguarda le spedizioni commerciali sarebbe molto utile, anche per non danneggiare l’intero settore a livello mondiale”.

CHI DIPENDE DI PIÙ

Gli Stati Uniti, riferisce Euractiv, dipendono quasi esclusivamente da Ucraina e Russia per il loro approvvigionamento di neon, ma gli effetti più pesanti della nuova carenza di semiconduttori, secondo Moody’s Analytics, si faranno sentire principalmente in Europa.

Per arginare l’emergenza, i governi degli Stati Uniti e del Giappone, che importa dall’Ucraina il 5% dei gas usati nella produzione di semiconduttori, “stanno facendo pressione sulle loro industrie di chip per trovare fonti alternative rispetto al neon prima che sia troppo tardi”, scrive Agi.

PREVISIONI INCERTE E POCO OTTIMISTE

Approvvigionarsi di neon da fonti alternative, spiega l’agenzia di stampa, “non sarà facile”. Secondo le aziende, “la domanda di chip specializzati nell’intelligenza artificiale è prevista crescere di oltre il 50% all’anno. E se il governo sudcoreano ha investito 451 miliardi di dollari nello sviluppo dei semiconduttori e Intel ha investito 20 miliardi di dollari in due nuove fonderie di semiconduttori per combattere la carenza di chip, il governo degli Stati Uniti ha avvertito che la catena di approvvigionamento globale di chip anche a livello globale rimane debole”.

Al settore auto, riferisce Affari italiani, la guerra in Ucraina “costerà almeno 5 milioni di auto” e “S&P Global Mobility ha tagliato di 2,6 milioni le stime di produzione sia per il 2022 sia per il 2023, riducendole rispettivamente a 81,6 e 88,5 milioni”.

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