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Il paradosso di Speranza: no all’acqua, sì al vaccino – Claudio Romiti

Il cosiddetto principio della massima sicurezza, che da tempo sta funestando la vita sociale ed economica del nostro Paese, rappresenta a mio avviso il brodo di coltura che ha consentito ai talebani sanitari ancora al potere di applicare le misure più restrittive dell’Occidente avanzato per contrastare la pandemia di Sars-Cov-2. Principio, che insieme all’obiettivo utopico del cosiddetto rischio zero, si è trasformato in una sorta di illiberale schiacciasassi soprattutto a danno del tessuto imprenditoriale italiano.

A tale proposito ne ho avuto una ulteriore conferma recandomi per la seconda volta alle Terme di Lurisia, la cui acqua leggermente radioattiva possiede alcune fenomenali proprietà curative che per i miei annosi problemi biliari rappresenterebbero una vera e propria panacea. Dico rappresenterebbero perché a partire dal 2019, poco prima dell’arrivo del Covid, il Ministero della Salute, il cui titolare rappresenta un preclaro esempio del citato principio della massima sicurezza portato ai massimi livelli, ha deciso di imporre il divieto di bere la portentosa acqua, limitandosi a consentirne l’utilizzo solamente per i fanghi e le terapie inalatorie.

Una decisione che un medico della struttura, interpellato da chi scrive, ha definito priva di alcuna evidenza fattuale, dal momento che nel corso dei decenni non è mai stato rilevato nei riguardi della popolazione residente, la quale ha assunto regolarmente la stessa acqua, alcuna particolare patologia riferibile al blando tasso di radioemanazione dell’acqua Garbarino, dal nome dell’imprenditore ligure che iniziò l’impiego terapeutico della formidabile bevanda.

Frutto di una casuale scoperta da parte di alcuni minatori intorno al 1900, i quali si accorsero che tale acqua accelerava la guarigione di ferite ed escoriazioni, nel 1918 il governo italiano incaricò la celebre Madame Curie di confermare attraverso uno studio accurato la presenza di blanda radioattività. Dopodiché, nell’agosto del 1940, venne costruito lo stabilimento termale che, nonostante il blocco quasi biennale imposto dai summenzionati talebani sanitari, è rimasto ancora faticosamente in piedi, ma senza più la cura idropinica a base dell’acqua Garbarino.

Acqua Garbarino che già in precedenza era stata diluita al 50 per cento in ossequio al totem della massima sicurezza e del rischio zero. Ma evidente ciò non è bastato. Chi come il sottoscritto, ha affrontato un viaggio in auto di oltre 500 km, si è dovuto accontentare di assumere una ottima acqua di montagna prevalentemente indicata per chi ha problemi ai reni e alle vie urinarie.

Ora, in relazione a ciò che è accaduto con i sempre controversi vaccini, soprattutto quelli a mRna, come Pfizer e Moderna, la contraddizione è enorme anche in questo caso. Mentre per i primi, imposti di fatto all’intera popolazione attraverso l’ignobile ricatto di un abominevole lasciapassare sanitario, Speranza & company se la sono cavata con una sorta di liberatoria, facendo firmare ai malcapitati un surreale consenso informato, per quando riguarda la taumaturgica acqua di Lurisia, così come accade in molte libere attività di questo disgraziato Paese, il medesimo strumento della liberatoria non viene neppure lontanamente contemplato.

Non mi sono mai aspettato miracoli da ogni avvicendamento nella maggioranza di governo, così come esso appare sempre più probabile a seguito delle elezioni del 25 settembre. Tuttavia, da liberale e da cittadino abbastanza informato dei fatti, spero vivamente che i prossimi occupanti della stanza dei bottoni prendano in seria considerazione l’idea di smantellare, o quantomeno limitare entro i limiti della ragionevolezza, il sempre più distruttivo principio della massima sicurezza che, attraverso una pletorica burocrazia, continua a imporre la sue legge ad una società già abbastanza devastata.

Claudio Romiti, 16 settembre 2022

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