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Il Green pass è valido anche se siete positivi al Covid

Sorpresa: il Green pass all’italiana resta valido anche se il possessore risultasse positivo al Covid. Tutti i dettagli

Sorpresa: il Green pass all’italiana resta valido anche se il possessore risultasse positivo al Covid.

A sottolineare l’incongruenza è stato Matteo Flora, analista e docente di questioni cyber.

Con Carlo Piana, avvocato esperto di IT, e Stefano Zanero, professore di cibersicurezza del Politecnico di Milano, Flora ha raccontato via YouTube la “novità”. “Il tutto si basa su un equivoco fondamentale: il digital green certificate europeo è, appunto, un certificato e non un pass, a prescindere dall’utilizzo che se ne possa fare. Il codice QR serve ad attestare l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dal Covid o il risultato negativo di un tampone, tutti elementi con una data di scadenza naturale (rispettivamente nove mesi, sei mesi e quarantotto ore) entro la quale il Green pass “originario” risulta sempre valido”, ha sintetizzato Formiche.

Come rimarca Flora, il codice sorgente dell’applicazione VerificaC19 (disponibile online) non ha nessuna funzione per controllare la revoca – né sembra che ci sia la volontà di implementarla, per motivi di protezione dei dati sensibili e interoperabilità europea (infatti sta a ogni singola nazione definire quando e come far valere la certificazione). Semplicemente non si può confrontare il pass con una black list di quelli invalidati, non solo perché la verifica avviene offline, ma anche perché una tale lista di “codici paria” non può esistere per motivi di privacy, essendo legata agli identificativi personali dei detentori.

“Il pasticcio è piuttosto grande – ha commentato Federico Fuga, ingegnere elettronico, coordinatore della commissione ICT dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Verona – Da una parte, l’Europa e l’Italia suggeriscono, come naturale, l’implementazione di certificati di revoca. Dall’altra, le linee guida e la protezione dei dati personali imporrebbero di evitare il loro uso; il buon senso fa pensare ancora che la revoca per positività sia una forzatura, lo stato di vaccinazione avvenuta o di guarigione non viene cancellato dalla reinfezione. Del resto il nostro legislatore si è bloccato in un angolo emettendo dei certificati di durata lunghissima che pertanto non possono essere in alcun modo revocati, neppure con la “scappatoia” indicata dalle linee guida. La ratio di questa scelta è palese, in quanto l’uso del DGC italiano è prettamente interno mentre, invece, in origine il DGC è stato pensato per gli spostamenti tra stati. L’uso interno impone un rinnovo frequente degli eventuali certificati in scadenza, cosa che caricherebbe sia le infrastrutture sia gli utenti stessi che spesso si affidano a terzi (farmacie, MMG) per la stampa del certificato”.

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