il-feroce-femminicidio-di-giulia-ballestri-raccontato-da-giancarlo-de-cataldo-a-“cronache-criminali”-su-rai-1-–-ravennanotizie.it

Il feroce femminicidio di Giulia Ballestri raccontato da Giancarlo De Cataldo a “Cronache criminali” su Rai 1 – RavennaNotizie.it

“Cronache criminali”, viaggio di Giancarlo De Cataldo, scrittore, sceneggiatore, nei crimini italiani che hanno colpito più di altri l’opinione pubblica ha fatto tappa ieri sera 28 novembre a Ravenna. Dal suo studio virtuale, coadiuvato dalle testimonianze di alcuni protagonisti della vicenda e da alcuni spezzoni di filmati del processo e delle indagini, De Cataldo ha tenuto le fila di un racconto corale imperniato sull’efferato femminicidio di Giulia Ballestri, avvenuto nel settembre del 2016 a Ravenna, nella via di famiglia disabitata in via Padre Genocchi, per mano dall’ex marito di Giulia, Matteo Cagnoni, ex dermatologo, rampollo di una famiglia bene della città bizantina condannato all’ergastolo in via definita.

Giulia Ballestri

Giulia Ballestri ritratta in foto

Perché proprio il caso di Giulia Ballestri, 39 anni all’epoca dei fatti, e madre di tre figli, è stata scelto per accendere un riflettore sul fenomeno dei femminicidi, ormai considerato un’emergenza nazionale?

“Perché questa non è una storia di degrado – ha spiegato De Cataldo – non ci sono miseria, povertà, non ci sono attenuanti. É una storia che matura in una famiglia per bene, dove l’agio da un lato, la riservatezza e il decoro dall’altro, sono le massime esistenziali e proprio per questo motivo che questo delitto ci appare ancora di più inaccettabile, ancora più feroce”.

I numeri (in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni) e le circostanze ci raccontano di un fenomeno trasversale che non risparmia nessuna classe sociale ma che ha matrici comuni in una cultura di dominio e prevaricazione dell’uomo sulla donna. Una prevaricazione che si manifesta in modo violenza quando la donna decide di soddisfare il proprio bisogno di libertà. Questa cultura ha radici antiche, ha sottolineato De Cataldo che ha ricordato come la norma sul delitto d’onore che consentiva all’uomo di uccidere impunemente la propria compagna scontando una minima pena viene abolita solo nel 1981 e che bisogna aspettare fino al 1996 perché lo stupro venga considerato reato contro la persona e non contro la morale.

Tassello dopo tassello, De Cataldo ha ripercorso la vicenda, a partire da quando il 18 settembre 2016 il fratello di Giulia e il suo compagno si recano in questura per denunciarne la scomparsa. Man mano che la storia si dipana, il racconto si arricchisce di voce e di contributi di approfondimento.

La dottoressa Cristina D’Aniello, PM al processo di primo grado alle 10 di sera del 18 settembre 2016 riceve a questo proposito la telefonata dal vice commissario Stefano Baldini. Il suo intuito le dice che una giovane donna con tre bambini, non può scomparire nel nulla e decide che non c’ è tempo da perdere: “Ci vediamo fra 5 minuti nel mio ufficio in Procura”, dice al vice commissario.

Spera in cuor suo che l’intervento tempestivo aiuti a salvare una giovane donna in pericolo. Ma man mano che passa il tempo, la parte razionale prende il sopravvento su quella irrazionale: “In realtà sapevo che purtroppo stavamo cercando un corpo”.

Se la sua tempestività non salva purtroppo la vita alla giovane donna, consente però di acquisire materiale prezioso, a partire dai filmati di varie telecamere che si sono rivelati fondamentali per inchiodare l’autore del femminicidio.

Inizia la ricerca di Giulia e più passa il tempo, più si intuisce che è il rapporto di Giulia con il marito il cuore del problema.

Dal fratello gli investigatori apprendono che c’è un’altra casa di proprietà della famiglia Cagnoni. Si tratta di una villetta abbandonata che si trova in via Padre Genocchi. Una casa con una struttura complessa, afferma la dottoressa D’Aniello e dall’aspetto cupo. Il sopralluogo non rivela tracce di una qualsiasi intromissione esterna: la casa è chiusa e ad averlo fatto può essere solo qualcuno che aveva le chiavi. La PM chiama la Polizia scientifica, sempre per accelerare i tempi nel caso, entrati, gli investigatori si fossero trovati davanti alla scena di un delitto.

Nel frattempo le indagini proseguono anche a Firenze, dove c’è la casa dei genitori di Cagnoni e dove il dermatologo si trova da un paio di giorni insieme ai figli. Da una telefonata che il commissario Baldini riceve e che mette in viva voce affinché anche la dottoressa D’Aniello possa ascoltare, Matteo Cagnoni non sembra molto propenso a tornare a Ravenna: accampa scuse, dice che è stanco. Quando la polizia di Firenze guidata dalla vice questora Maria Assunta Ghizzani si presenta nella casa fiorentina dei genitori, Matteo Cagnoni fugge da una finestra, per poi rientrare qualche ora più tardi convinto che la polizia abbia abbandonato il campo: errore fatale, attorno ai suoi polsi scattano le manette. Nel frattempo la vicequestora, come è emerso durante il processo, entra in casa e in una stanza vede i tre figli di Cagnoni che stanno dormendo, la mamma di Cagnoni dice che la loro mamma è morta e che ad ucciderla è stata una banda di albanesi.

A Ravenna intanto gli inquirenti sono entrati nella villa abbandonata. Il sopralluogo dentro la casa parte dai piani superiori, poi si scende via via ai piani inferiori in una discesa dolorosa fino al seminterrato dove viene trovato il corpo di Giulia senza vita. La vittima, si dirà al processo, viene colpita prima con un grosso bastone trovato intriso di sangue nella villa, poi in un atto estremo e crudele, Matteo Cagnoni sbatte la faccia di Giulia contro lo spigolo del muro del seminterrato.

Facciamo un passo indietro. Come nasce la storia fra Giulia Ballestri e Matteo Cagnoni?

Lui è un dermatologo di una certa fama. Il più bravo di Ravenna, dice la giornalista e scrittrice Carla Baroncelli che ha seguito tutte le varie udienze del processo, raccontandolo in modo tutto suo, nelle sue “Ombre di un processo” diventato anche un libro. Per questo motivo quando Giulia si ritrova con un’acne fastidiosa si rivolge proprio a lui.

Giulia è una ragazza fragile, rimane colpita. “Cagnoni – dice Carla – la capisce” Dice: “Nessuno ti considera, ma io vedo in te la bellezza, l’intelligenza”.

Dietro quest’attenzione però c’è un amore malato.

Giulia e Matteo si sposano.

“Nasce una bambina, poi nasce un altro bambino e un altro ancora – racconta Carla Baroncelli – Giulia è completamente presa, però ci sono delle cose che le danno fastidio. Matteo le chiede di lasciare il lavoro, così può curare meglio la casa e si può curare meglio di lui. Perché Matteo tiene alla propria immagine. Matteo le impedisce fin da subito è quella di frequentare le sue amiche. Cagnoni usa il proprio telefono, come ha detto una testimone, per chiamarla anche ottanta volte in un quarto d’ora, per sapere come era vestita, cosa faceva, con chi parlava, dov’era”.

Dice Nadia Somma, dell’associazione Demetra: “Qualunque scelta di Giulia per seguire i propri bisogni veniva vissuta da Cagnoni come una sfida a se stesso, e soprattutto una sfida a quel controllo che lui assolutamente voleva continuare a mantenere su di lei”.

Questa ansia di controllo rendeva Giulia una carcerata.

L’incontro con il nuovo compagno fuori dalla scuola dove entrambi si recano per andare a prendere i figli appare a Giulia come un’ancora di salvezza. Lui è un ex compagno di scuola, si confidano le reciproche angosce matrimoniali, si sta separando e anche in Giulia questo pensiero comincia a prendere forma e decide di parlarne con Matteo che si allarma subito.

Dice che Giulia è depressa, sta male, la costringe a prendere medicine, vanno entrambi da uno psicologo di coppia. Il dottor Maurizio Stupiggia nota subito “uno squilibrio di potere, di parola, di giudizio, nelle azioni e nelle decisioni. Giulia è una donna trattenuta. Giulia mostra insoddisfazione e tristezza”. Poi, via via, comincia a dare piccoli segnali di emancipazione.

E’ la sua fine.

Delitti tremendi come questo, sottolinea De Cataldo, nascono da una cultura negativa che vede la donna oggetto di una pressione e di una violenza continua e spesso la gelosia fa da sfondo ai processi contro gli uomini che uccidono le donne.

Dice la magistrata Paola Di Nicola Travaglini: “Per la Corte di Cassazione è un’aggravante. Ciononostante ci sono sentenze che la valorizzano contro la legge rendendola un’attenuante. Quando un uomo uccide una donna non lo fa in una condizione di raptus a meno che non esistano patologie preesistenti. La gelosia, o il deliro di gelosia sono strumenti linguistici attraverso i quali si giustifica inconsapevolmente un atto violento”.

Durante il processo si leva una voce potente dai banchi: è quella di Giulia, il suo atto di accusa nei confronti dell’ ex marito espresso attraverso messaggi e testimonianze è inequivocabile.

Mai lui non ha mai confessato. “Giulia – dice nel corso di una delle sue dichiarazioni spontanee – è sempre stato mio baricentro esistenziale”.

Matteo Cagnoni durante le udienze del processo di primo grado

Matteo Cagnoni durante le udienze del processo di primo grado.

I suoi difensori, dice l’avvocato Giovanni Scudellari che ha tutelato gli interessi dei figli e dei familiari della vittima, lo hanno presentato come una persona pacata, ma durante una delle udienze del processo di primo grado l’imputato profferisce offese terribili nei confronti della madre della vittima e l’espressione piena di odio della sua faccia fa paura.

La trasmissione si conclude con alcuna clip di alcuni fatti importanti accaduti nel 2016 accompagnata da “Til it happens to you” la canzone di Lady Gaga che racconta la violenza sessuale subita.

Related Posts

Lascia un commento