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Il discorso di Biden sull’Afghanistan? Un disastro, ecco perché. Il commento di Mario Sechi

Che cosa ha detto Biden sull’Afghanistan e come il direttore dell’agenzia stampa Agi, Mario Sechi, lo ha commentato

 

LA CRONACA DELLA REDAZIONE DI START MAGAZINE:

Biden – che aveva promesso di evitare garantendo un’uscita “sicura e ordinata”, ritenendo “altamente improbabile” che i miliziani afghani riconquistassero il Paese, compresa la capitale – ha dovuto rompere un silenzio troppo lungo e rumoroso, dopo essere stato travolto dalle accuse e smentito da immagini che hanno fatto il giro del mondo: i talebani armati che entrano nel palazzo presidenziale mentre Ghani scappa all’estero, l’evacuazione in elicottero del personale dell’ambasciata Usa come ai tempi del Vietnam, il caos all’aeroporto di Kabul con afghani disperati che si attaccano ai carrelli degli aerei per fuggire.

Biden tuttavia non si è pentito della sua decisione e resta convinto di aver fatto l’interesse nazionale mantenendo una promessa elettorale che fine a qualche giorno fa aveva ancora il consenso della maggioranza degli americani, stanchi di sperperare soldi in una guerra durata 20 anni. “Non passerò questa guerra ad un quinto presidente”, aveva ammonito recentemente, convinto dell’inutilità di rimanere se lo stesso esercito afghano, pur avendo numeri e mezzi superiori ai talebani, non combatte per il proprio Paese.

Presentatosi come il presidente con la maggiore esperienza di politica estera dai tempi di Eisenhower, Biden si è lasciato andare a previsioni fallaci rivelatesi un boomerang, suscitando dubbi e perplessità anche tra gli alleati internazionali più fidati. Difficile ignorare il fallimento dell’intelligence, che ha sottovalutato la forza dei talebani e sovrastimato le capacità delle forze governative, rivelatesi invece mal addestrate, demotivate, corrotte, senza leadership. Ciò che ha sorpreso tutti è stata la rapidità dell’avanzata degli estremisti islamici. (redazione Start Magazine)

I TWEET DI MARIO SECHI, DIRETTORE DELL’AGI, SUL DISCORSO DI BIDEN:

ESTRATTO DELL‘EDITORIALE DI MARIO SECHI, DIRETTORE DELL’AGI:

Ieri sera abbiamo anche appreso che un’amministrazione che ha comunicato fin dal primo giorno (sempre, in tutta la campagna presidenziale) il ribaltamento delle decisioni dell’amministrazione Trump ha invece seguito per filo e per segno quelle sull’Afghanistan. Biden inoltre si è ben guardato dall’assumersi la responsabilità della caduta accelerata dell’Afghanistan, ha rovesciato tutto sulle spalle dei soldati afghani (addestrati dagli americani, ma è un dettaglio), i quali sarebbero dovuti andare a morire mentre i loro capi politici (appoggiati dagli americani, ma è un altro dettaglio) scappavano all’estero o ottenevano dei salvacondotti spianando la strada per Kabul ai Talebani. Non una parola sugli alleati, su una ritirata che pesa sulla coscienza di tutti.

Biden ha ordinato la ritirata sbagliata (nei tempi e nei modi, in piena stagione dei combattimenti, quando si sciolgono le nevi e si aprono le vie di trasporto di uomini e munizioni per i Talebani) e sulle sue spalle sono cadute come macigni le parole che aveva pronunciato solo cinque settimane fa, ricordate da David E. Sanger sul New York Times: “Non ci sarà nessuna circostanza in cui vedrete persone sollevate dal tetto di un’ambasciata degli Stati Uniti in Afghanistan”. E ancora: “La possibilità che siano i talebani a dominare tutto e a possedere l’intero paese è altamente improbabile”. Abbiamo visto gli elicotteri sul tetto dell’ambasciata americana a Kabul. Abbiamo visto i Talebani conquistare tutto l’Afghanistan.

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