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Il Covid contagia il presepe: ci infilano lo spot per la quinta dose – Claudio Romiti

Dopo che quasi ogni canale televisivo dedica almeno un siparietto quotidiano al tema infinito del Covid, oramai equiparato a quello delle previsioni del tempo, ci mancava solo un presepe sanitario, con al centro la figura chiave di una dottoressa che sventola un certificato di vaccinazione relativo alla 5° dose.

Il presepe con lo spot al vaccino

A mettere in piedi questa vera e propria apologia dell’imperante religione sanitaria, che ancora non si riesce a mandare al macero, è stata la Comunità di Sant’Egidio, allestendo un grande e ben poco tradizionale presepe nella basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma. E, per l’appunto, tra le tante scene di vita quotidiana riprodotte nella rappresentazione della Natività, c’è anche quella che ritrae un’operatrice sanitaria che ha in mano una sorta di certificato ‘vaccinazione covid 19 – 5° dose, la quale sembra rivolgersi a un gruppo di altri personaggi in attesa. Questi ultimi, in particolare, sono tutti con le braccia aperte, come se stessero ardentemente sperando di ricevere al più presto la grazia divina del vaccino anti-Covid.

Unico neo, se così vogliamo definirlo, è dato dal fatto che non tutti indossano la mascherina canonica. Ma, come si suol dire, non tutte le ciambelle vengono col buco. Per noi amanti della tradizione, già basta e avanza la scempiaggine di aver voluto inserire all’interno dei uno dei maggiori simboli del Natale la controversa faccenda del coronavirus, con l’ancora più controversa questione dei vaccini.

La spiegazione di Sant’Egidio

Ovviamente di diverso avviso il parere dei responsabili della stessa Comunità, i quali hanno spiegato a AdnKronos i motivi di codesta loro sbalorditiva scelta: “La scena – spiegano i dirigenti di Sant’Egidio – è solo una delle diverse raffigurazioni delle attività quotidiane della Comunità. Abbiamo voluto mostrare nel presepe i servizi che ogni giorno assicuriamo ai poveri, dalle mense all’assistenza agli anziani, dalle distribuzioni alimentari alla prevenzione del Covid. In questo senso, viene mostrata anche l’attività del nostro hub vaccinale, creato per aiutare le persone che non si sarebbero vaccinate come i senza dimora o gli stranieri che non dispongono di tessera sanitaria. La nostra è un’attenzione a 360 gradi nei confronti dei poveri e questo include anche la loro condizione sanitaria”.

Dunque, se una volta i nostri combattenti potevano cantare “colonnello non voglio il pane, ma solo il piombo per il mio moschetto”, oggi il presepe di Sant’Egidio sembra voler ricordare ai poverelli che più del cibo è importante vaccinarsi all’infinito contro un virus ancora descritto più letale della peste bubbonica.

A questo punto aspettiamo con ansia l’inaugurazione di una statua celebrativa al coraggioso paziente ignoto che, per difendere la patria, si è coraggiosamente fatto inoculare almeno sei dosi di vaccino. In questo senso, santi ed eroi vanno veramente a braccetto.

Claudio Romiti, 13 dicembre 2022

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