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Il Copasir cucinerà Salvini?, sciopero flop a scuola?, Giavazzi neo dirigista?

Salvini, Russia, gas, sanzioni, Giavazzi e non solo. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Startmag

 

IL PUNTO SULLE SANZIONI EUROPEE CONTRO LA RUSSIA

 

LE PUTINATE DI SALVINI

 

IL PUNTO MILITARE

 

SCIOPERO SCOLASTICO

 

IL TETTO AL PREZZO DEL GAS VISTO DA DESCALZI E SCARONI

 

L’UCRAINA CHIEDE ALTRE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA

 

CARTOLINE AFGHANE

 

QUISQULIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SUL VERTICE EUROPEO E LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA:

Alla fine l’Europa tira un sospio di sollievo. In piena notte i leader del Consiglio europeo trovano l’accordo per l’embargo al petrolio russo. Venendo incontro ala richieste di Ungheria e Repubblica Ceca viene bloccata solo l’importazione del greggio via nave, ma non quella attraverso l’oleodotto “Druzhba”. In sostanza entro pochi mesi, probabilmente da gennaio prossimo, verranno bloccati almeno i due terzi dell’”oro nero” di Putin e poi la percentuale crescerà fino al 90 per cento. A pochi metri dal baratro, dunque, l’Ue riesce a tirare il freno a mano. E lo fa dopo che il presidente ucraino Zelenski, in videocollegamento, ha strigliato di nuovo gli alleati: «Fate presto con queste sanzioni e state uniti». Nell’ultima versione del sesto pacchetto molte delle richieste dell’ungherese Orbán vengono accolte. Il veto fino a ieri era stato piantato da lui. Budapest dipende per almeno due terzi dal petrolio russo. L’Ue quindi bloccherà il greggio trasportato via nave ma non quello che scorre nell’oleodotto Druzhba. Il 90 per cento di questo combustibile, infatti, viene esportato in Europa attraverso la via marittima. E solo il restante 10 per cento con quell’unico oleodotto. Che, però, serve il 65 per cento del fabbisogno ungherese. Nello stesso tempo Germania e Polonia si impegnano a non usufruire del “tubo” russo che termina proprio in territorio tedesco. Sarebbe un vantaggio competitivo consistente in caso contrario. L’accordo, però, fino a tarda notte è rimasto appeso a un filo. In primo luogo per colpa ancora del premier magiaro. Voleva ulteriori rassicurazioni. Avere la certezza che l’approvvigionamento energetico sarà garantito. Orbán ha infatti due paure: che Mosca, con l’approvazione del sesto pacchetto sanzionatorio, possa decidere unilateralmente di interrompere le forniture. E poi che Kiev possa, volontariamente o involontariamente, colpire l’oleodotto che prima di entrare in Ungheria attraversa quasi tutta l’Ucraina. Un sospetto pesantissimo ma che il governo magiaro giustifica con la circostanza che in Ucraina c’è una guerra e un incidente non è una eventualità remota. Sostanzialmente Budapest vuole sapere cosa accadrebbe in questi casi. Dove e da chi si rifornirebbe. Se gli alleati – non solo quelli europei ma anche gli Usa – si impegneranno a tutelare la stessa quantità di petrolio. Un messaggio, in realtà, rivolto più verso Washington che non verso Bruxelles.

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