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I consensi che crollano, l’amore per Conte e la sfiducia in Grillo. Cosa ci dicono i sondaggi sul M5s

Lo scontro tra l’ex premier e il Garante lascia un Movimento sfibrato e più che dimezzato nei gradimenti rispetto alle elezioni politiche del 2018

I sondaggi, si sa, hanno un margine d’errore ma servono a scattare un’istantanea di quello che si muove in un calderone politico che torna a confrontarsi e a dividersi. E la fotografia del Movimento 5 stelle che esce da quelli di questa settimana è molto chiara. La Supermedia di YouTrend/Agi sulle intenzioni di voto mostra il crollo del M5s, che nelle ultime due settimane ha perso oltre un punto e mezzo (meno 1,7 per cento) precipitando al 15 per cento dei consensi. Quasi tutti gli altri partiti, segnala l’agenzia, restano sostanzialmente stabili: “basta questo a dimostrare come il dato del M5S non sia un’oscillazione statistica casuale, ma la fotografia di una vera e propria crisi di consenso”. 

Insomma, nonostante l’apparente riappacificazione di ieri davanti a un vassoio di pesce al forno e in favore di obiettivi, lo scontro (durissimo) tra Beppe Grillo e l’ex premier Giuseppe Conte ha lasciato delle cicatrici. I consensi per il M5s sono in crollo verticale: più che dimezzati se si paragona il dato di oggi a quello delle politiche 2018.

Il sondaggio di Demos per l’Atlante Politico pubblicato oggi su Repubblica lo conferma. Le stime elettorali vedono il M5S in grande calo, poco sopra il 15 per cento. Due punti in meno, rispetto agli ultimi mesi. Ma molto più se consideriamo le elezioni del ’18, rispetto alle quali appare più che “dimezzato”. 

Da questa indagine però esce anche un altro dato interessante per capire che cosa è il nuovo Movimento. Secondo gli indici di fiducia “personale”, Giuseppe Conte perde 9 punti ma continua a ottenere un grado di consenso molto elevato: 59 per cento. E fra gli elettori del M5S supera il 91 per cento. Al contrario, il fondatore è ultimo: con appena l’11 per cento dei giudizi positivi, Grillo rimane in coda alla graduatoria dei leader. Quando poi si chiede agli elettori pentastellati se preferiscono che alla guida del Movimento ci sia un capo o un direttorio, questi scelgono con ampia maggioranza la prima ipotesi. Come a dire: il partito deve avere un capo, e quel capo deve essere Giuseppe Conte.

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