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Guerra alla luce del Sole fra Confindustria e giornalisti?

Sole 24 Ore

Che cosa succede al Sole 24 Ore sui publiredazionali molto pro Cina. 

Sta suscitando non pochi malumori, ai piani alti di Confindustria, l’ultima presa di posizione del sindacato interno al Sole 24 Ore di cui l’associazione degli industriali è principale azionista.

Tutto nasce dal comunicato del comitato di redazione pubblicato oggi sul quotidiano diretto da Fabio Tamburini: documento col quale i rappresentanti sindacali dei giornalisti prendono le distanze dallo speciale «Focus China» uscito domenica scorsa. Si tratta di pagine sostanzialmente a pagamento, commissionate solitamente per fare pubblicità in una forma ibrida, i publiredazionali da sempre croce (per le redazioni) e delizia (per le aziende editoriali) nei giornali.

Il #Xi 24 Ore #IlSole24Ore #Cina pic.twitter.com/XnN1uK3CbB

— Nicola Borzi (@nicolaborzi) December 5, 2022

Al di là dalle osservazioni di carattere professionale, gli industriali non solo evidenziano la bizzarra intenzione del comitato di redazione del quotidiano di voler spiegare cos’è la Cina ai lettori mettendo in evidenza la scarsa democrazia e la politica estera imperialista di Pechino, ma soprattutto si chiedono se i giornalisti del Sole 24 Ore siano a conoscenza del fatto che una buona fetta degli iscritti a Confindustria fa affari con industrie cinesi. E sparare addosso al Dragone non sembra proprio una strategia vincente, si mormora tra molti esponenti confindustriale dell’associazione presieduta da Carlo Bonomi in cui ha da sempre un certo peso Marco Tronchetti Provera che in Pirelli ha i cinesi proprio in casa, ossia in azienda.

Tutto questo, peraltro – si bisbiglia in viale dell’Astronomia, sede della confederazione degli industriali – dimenticando che quelle pagine ingrassano il fatturato. Non c’è dubbio che i publiredazionali siano distanti dal giornalismo puro e il direttore del quotidiano confindustriale, Fabio Tamburini, sta facendo i salti mortali per mantenere i giusti equilibri tra esigenze editoriali e obiettivi di bilancio. Gli ultimi dati dicono che in edicola sia in picchiata (come d’altronde quasi tutti i giornali, ma al Sole circolano numeri davvero preoccupanti sulle copie giornaliere vendute in edicola), ragion per cui nel 2023 dovranno proseguire ancora i tagli e i sacrifici. Questa, per ora, è l’unica certezza.

In Cina non c’è libertà di pensiero. Non c’è libertà di espressione. La Cina non è una democrazia. Anzi, disprezza la democrazia. Ecco perché ho accolto con favore il comunicato del Cdr del Sole 24 Ore che ha dato voce allo sconcerto di noi giornalisti. https://t.co/jA2YzKLzfZ pic.twitter.com/iHEDgzKWXg

— Angelo Mincuzzi (@Angelo_Mincuzzi) December 6, 2022

IL COMUNICATO DEL CDR DEL SOLE 24ORE

Care lettrici, cari lettori, prendiamo fortemente le distanze da quanto pubblicato sul Sole 24 Ore di domenica 4 dicembre sotto il titolo «Focus China»: quattro pagine di giornale sono state dedicate a propagandare risultati, prospettive e forza attrattiva dell’economia cinese. Non con servizi giornalistici, ma nell’ambigua forma del “publiredazionale”, dove contenuti pubblicitari vengono tradotti in una grafica che crea un evidente rischio di confusione per chi legge. A non essere indicata chiaramente su quelle pagine, oltre alla matrice pubblicitaria, è anche la committenza, mentre chiarissimi sono i contenuti ed eloquenti i titoli (“Gli importanti risultati dell’economia cinese nell’ultimo decennio”, “La crescita di qualità della Cina”, “Un salto storico dell’economia cinese nella nuova era”, “Cina e Ue rafforzano la sinergia nelle strategie di sviluppo”, “Il commercio estero cinese è stabile e va lontano”), tanto da fare pensare senza troppe difficoltà a un investitore istituzionale, soprattutto in un Paese dove tra sistema economico e apparato politico il confine è assai labile, se non inesistente. E allora, fare da cassa di risonanza ai messaggi di uno Stato dove il pluralismo politico è nullo, la libertà di espressione e il diritto di critica mai riconosciuti, il diritto anche all’esistenza di minoranze negato, autore di una politica estera aggressiva e imperialista, è a nostro giudizio più che inopportuno, pericoloso. A peggiorare le cose c’è la recidiva: tempo fa analoghe pagine vennero pubblicate, ce ne lamentammo anche allora e venne preso l’impegno di informare preventivamente la rappresentanza della redazione e di concordare almeno la forma, se non i contenuti. Impegno non mantenuto. Le esigenze del conto economico non possono prevalere su ogni altro tipo di considerazione.

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