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Guerini in Parlamento: “Non c’è pace se Putin non si ferma”

“È possibile, ed in parte sta già avvenendo, che il conflitto si intensifichi ulteriormente nei prossimi giorni”. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini riferisce in Parlamento sugli sviluppi della situazione militare in Ucraina. Guerini ha confermato che l’Italia “continuerà a supportare l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa”, annunciando che il paese è pronto ad inviare dispositivi “in grado di neutralizzare le postazioni dalle quali la Russia bombarda indiscriminatamente le città e la popolazione civile” – in una nota successiva la Difesa ha precisato che si tratterà di “munizionamenti a cortissimo raggio funzionali al solo scopo difensivo”. Nello specifico le forniture consisteranno di missili controcarro e antiaerei a corto raggio, mortai, munizioni per l’artiglieria, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale e kit di sopravvivenza.

Sulle prospettive della guerra il ministro ha detto che “il negoziato non può prevedere la resa di chi è stato aggredito” e che non ci potranno essere reali trattative “senza un reale cessate il fuoco, senza che i russi smettano di bombardare”. In apertura Guerini ha anche ricordato che l’impegno italiano, comprese le forniture militari, è perfettamente coerente con quanto stabilito dalla risoluzione approvata il 1° marzo dal Parlamento quasi all’unanimità, richiamando le forze di governo all’unità sul supporto all’Ucraina dopo i malumori degli ultimi giorni.

 

Di seguito il testo integrale dell’audizione di Lorenzo Guerini:

Signori Presidenti, onorevoli membri delle Commissioni,

vi ringrazio, innanzitutto, dell’opportunità che mi è stata concessa di intervenire in questa sede per un aggiornamento sull’impegno del nostro Paese in supporto all’Ucraina che sta difendendo la sua sovranità e integrità territoriale dall’aggressione militare della Federazione Russa.

Dapprima, permettetemi di fare una breve illustrazione della situazione tattico-operativa in corso che ritengo sia importante per inquadrare meglio la situazione.

Dopo il fallimento delle forze armate russe di conquistare la capitale Kiev con un attacco contemporaneo da tre direttrici principali (Nord – Nord-Est – Sud Est), si è assistito alla loro riorganizzazione, al riposizionamento delle unità e ad una concentrazione delle sforzo sul fianco Est ove sono presenti circa 80 battlegroups che corrispondono a circa 130.000 uomini.

Stiamo assistendo ad una rilevante azione nel Donbass e nei territori contesi degli oblast di Donetsk e Lugansk, ad una drammatica e feroce offensiva per occupare la città portuale di Mariupol – strategica per il controllo del Mare di Azov – al fine di avanzare lungo la linea costiera che collega il Donbass alla Crimea.

La situazione, comunque, non è chiaramente definibile sia nei risultati di breve termine di carattere operativo che negli obiettivi finali. Quest’ultimi, infatti, potrebbero essere rivisti sulla base delle capacità di resistenza dell’Ucraina ovvero ampliati qualora si assistesse ad un suo cedimento, con potenziale espansione dell’occupazione russa sino ad Odessa, per precludere all’Ucraina l’accesso al Mar Nero.

E’ possibile, ed in parte sta già avvenendo, che il conflitto si intensifichi ulteriormente nei prossimi giorni, stante il presumibile obiettivo di conseguire da parte russa risultati “tangibili” entro la data simbolica del 9 maggio.

La postura aggressiva della Russia si conferma attraverso l’ambiguità e gravità dei messaggi rispetto alla minaccia nucleare ed all’esibizione di capacità balistiche come il missile intercontinentale “Sarmat”, che lo scorso 20 aprile è stato testato nel territorio russo, percorrendo una traiettoria di 5000 Km sino all’estremo oriente russo, nel Poligono di Kura.

A questo si aggiunge l’intensificazione delle esercitazioni di prontezza nucleare, nell’enclave di Kaliningrad.

Presidenti, Senatori e Onorevoli,

non la guerra IN Ucraina, come tanti impropriamente la definiscono, ma la guerra ALL’Ucraina, alla sua sovranità e alla sua integrità territoriale, è una testimonianza di totale spregio dei valori e delle regole di pacifica convivenza civile della Comunità Internazionale e lede significativamente i principi del Diritto Internazionale e Umanitario.

Davanti a una azione così deprecabile, l’Italia, di comune accordo con i Partner europei e internazionali e con i Paesi Alleati, ha deciso di non voltarsi dall’altra parte e di porsi al fianco del popolo Ucraino e della sua legittima difesa per preservare la propria libertà. 

Sulla base di queste motivazioni, a valle del dibattito seguito alle “comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina”, i due rami del Parlamento, come ovviamente sapete ma mi scuserete se ritengo utile ricordarlo, hanno approvato quasi all’unanimità il 1° marzo le risoluzioni che davano chiaro mandato al Governo di, cito, “assicurare sostegno e solidarietà al popolo ucraino e alle sue istituzioni attivando, con le modalità più rapide e tempestive, tutte le azioni necessarie a fornire assistenza umanitaria finanziaria, economica e di qualsiasi altra natura, nonché – tenendo costantemente informato il Parlamento e in modo coordinato con gli altri Paesi europei e alleati – la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione”.

Allo stesso modo, nella stessa data, il Parlamento Europeo approvava con larghissima maggioranza una risoluzione che va nella stessa identica direzione.

 In linea con le risoluzioni parlamentari nazionali e in coerenza con l’impegno in esse indicato, il Governo, ai sensi del decreto legge del 25 febbraio, convertito in legge il 5 aprile (Legge n.28) è autorizzato fino al 31 dicembre alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina. Conseguentemente sono stai predisposti due decreti interministeriali, a firma dei ministri della Difesa, degli Esteri e dell’Economia, che hanno definito tipologie e quantità degli apparati e degli strumenti militari per supportare e consolidare lo sforzo difensivo dell’Ucraina.

Il contributo italiano, i cui dettagli tecnici sono stati secretati e sui quali ho informato il Parlamento nel corso di due audizioni al COPASIR, riguarda sistemi controcarro, sistemi di difesa aerea a cortissimo raggio, mortai, munizionamento di artiglieria, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale e kit di sopravvivenza. Sulla base di quanto indicato dalla legge e in relazione all’evoluzione sul terreno, l’impegno italiano continuerà a supportare l’Ucraina nella sua difesa dall’aggressione russa anche con dispositivi in grado di neutralizzare le postazioni dalle quali la Russia bombarda indiscriminatamente le città e la popolazione civile.

Un impegno, il nostro, che in piena coerenza con le risoluzioni parlamentari richiamate, si sta sviluppando in modo coordinato con gli altri Paesi europei e alleati, con i quali condividiamo le analsi sulle misure adottate e da adottare.

Insieme, nel segno della coesione e dell’unità di intenti, ci assumiamo la nostra responsabilità, non voltando le spalle ad un popolo vittima di un’aggressione militare ingiustificabile.

In questo contesto, quindi, lo scorso 26 aprile ho partecipato a Ramstein ad una “riunione del Gruppo di Consultazione per il supporto all’Ucraina”. Questa riunione, che ha visto l’adesione di oltre 40 Paesi di tutto il mondo nonché rappresentanze dell’Unione Europea e della NATO, è stata un momento di consultazione e approfondimento nonché un’ulteriore occasione di coordinamento e “sintesi” delle diverse azioni in corso.

 E’ stata un’ulteriore testimonianza di volontà di cooperazione dei Paesi che sostengono l’Ucraina ed ha avuto come obiettivo principale quello di massimizzare l’efficacia del supporto attraverso una attenta analisi di quanto accade sul terreno, una armonizzazione delle esigenze rappresentate dalle autorità ucraine e una ottimizzazione delle modalità di gestione del flusso di materiali.

L’Italia è saldamente e convintamente ancorata alle organizzazioni internazionali che ne definiscono l’architettura di sicurezza. Come più volte ho avuto modo di affermare, Unione europea e NATO sono i due pilastri di tale architettura e il nostro Paese ne è parte fondante e protagonista e contribuisce a determinarne le decisioni. Ed oggi se ne comprende ancor di più il valore e l’imprescindibilità

L’Unione Europea ha assunto importanti iniziative come la già citata risoluzione del Parlamento europeo ovvero l’approvazione di un finanziamento di 1,5 Miliardi di euro attraverso lo strumento European Peace Facility per l’acquisito di materiale in supporto alle forze armate ucraine.

Inoltre, si è dotata nell’ambito dello Staff Militare di una “cellula di coordinamento” che svolge le funzioni di “clearing house”, ossia di supporto organizzativo per tutte le attività a favore del popolo ucraino. Non ultimo, vengono tenute periodicamente   riunioni dei donatori tese ad armonizzare le azioni a sostegno delle esigenze ucraine.

A queste iniziative, volte a sostenere lo sforzo legittimo della resistenza ucraina, si affiancano altre misure, anche di tipo sanzionatorio che l’Unione Europea e gli Alleati stanno adottando nei confronti della Federazione Russa, al fine di sviluppare una significativa pressione che spinga verso la cessazione delle attività belliche e pervenga ad un negoziato vero e sincero.

Per ciò che concerne la NATO, abbiamo deciso di rafforzare la postura di deterrenza e rassicurazione, con particolare attenzione sui paesi del fianco Est.

L’Italia già contribuisce a queste misure in maniera significativa, con una componente terrestre in Lettonia, una componente aerea in Romania e Islanda e una componente navale nel Mediterraneo Orientale.

A questo sforzo si aggiungeranno gli impegni in Bulgaria e Ungheria, che saranno inseriti nella Delibera Missioni di prossima presentazione al Parlamento.

Nel sostenere con convinzione le decisioni NATO sul rafforzamento della deterrenza sul fianco Est, l’Italia non diminuisce tuttavia la sua attenzione verso il fianco Sud. 

Allo sforzo sul versante orientale, certamente urgente e necessario, si deve accompagnare un costante interesse verso quel Sud, sempre più oggetto di interesse da parte di potenze esterne alla regione.

D’altra parte che i due fianchi siano collegati in ottica di un impegno che favorisca un contesto di sicurezza stabile è dimostrato dal fatto che la crisi in atto ridisegnerà peculiarmente le relazioni internazionali e i rapporti di collaborazione. Questo ad esempio anche in materia energetica.

Per questa ragione il dovere di rimodulare una situazione di dipendenza dalle forniture russe non può prescindere dal consolidamento delle condizioni di stabilità di quelle Regioni che rappresentano una valida alternativa per l’approvvigionamento delle risorse energetiche e delle materie prime a tutela della sicurezza energetica nazionale ed europea.

Signori Presidenti, Senatori, Onorevoli

l’Italia esprime il proprio sostegno incondizionato all’Ucraina, vittima di un’aggressione brutale da parte delle forze armate della Federazione Russa in spregio ad ogni regola del diritto internazionale ed è volontà di questo Governo continuare a dare significativa concretezza a questo sostegno.

I sistemi e i materiali che l’Italia sta fornendo contribuiscono in modo tangibile, garantendo al popolo ucraino di tutelare il proprio diritto all’ autodifesa.

Volgendo lo sguardo verso un orizzonte di più lungo termine, l’aggressione all’Ucraina è sicuramente anche una minaccia all’architettura di sicurezza europea e alla sicurezza collettiva. Il ritorno della guerra in Europa, della politica di potenza, la volontà di negare i principi di autodeterminazione dei popoli e la concezione di un ordine mondiale basato sulle sfere di influenza non possono più appartenere alla nostra epoca e alla nostra civiltà.

Così come ha saggiamente enunciato il Presidente della Repubblica nel suo recente intervento al Consiglio d’Europa, il compito che ora spetta alla comunità internazionale è di “affermare con forza il rifiuto di una politica basata su sfere di influenza, su diritti affievoliti per alcuni popoli e Paesi e, invece, proclamare, nello spirito di Helsinki, la parità di diritti, la uguaglianza per popoli e persone”, ovvero di riprendere il cammino verso la pace e riaffermare i principi del multilateralismo.

Tornare allo spirito di Helsinki, quindi, non a quello di Yalta: “dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali”.

Pur dentro il drammatico contesto che stiamo vivendo, dobbiamo saper guardare anche alla prospettiva indicata dal presidente, per procedere, non appena le condizioni lo consentiranno, al confronto su un sistema condiviso di sicurezza.

 La Russia deve tornare ad un comportamento di rispetto delle regole del diritto internazionale e non porsi come un un ostacolo al raggiungimento di un rinnovato impegno per una condivisa architettura di sicurezza e cooperazione in Europa.

Il ruolo dell’Italia in questo processo è stato ulteriormente palesato dal Presidente Draghi intervenendo alla plenaria del Parlamento Europeo due giorni fa: “la guerra in Ucraina pone l’Unione Europea davanti a una delle più gravi crisi della sua storia. Una crisi che è insieme umanitaria, securitaria, energetica, economica. Abbiamo reso l’Ue uno spazio non solo economico, ma di difesa dei diritti e della dignità dell’uomo. È un’eredità che non dobbiamo dissipare. Vogliamo essere in prima linea per disegnare la nuova Europa.” E ancora “L’Italia, come paese fondatore dell’Unione Europea, come Paese che crede profondamente nella Pace, è pronta a impegnarsi in prima linea per raggiungere una soluzione diplomatica.”

La Russia, già oggi, deve prendere atto degli esiti della campagna militare e ripensare la sua postura rispetto alla comunità internazionale per favorire le attività negoziali.

Sapendo che non c’è un vero negoziato che possa partire, senza un reale cessate il fuoco, senza che i russi smettano di bombardare.

Tornando alle fasi immediatamente precedenti l’aggressione russa, mi preme ricordare che contestualmente alle indicazioni di intelligence americane che prefiguravano un attacco all’Ucraina poi avveratosi, la Russia proponeva il 15 dicembre 2021 una bozza di accordo internazionale “sulle garanzie di sicurezza” sia agli Stati Uniti sia alla NATO, contentente pesanti clausole in grado di alterare l’equilibrio strategico e il quadro di sicurezza in Europa, pretendnendo di riportare la situazione a prima del 1997, anno del NATO-Russia Founding Act.

La scelta della Russia di rendere pubblica la bozza di accordo, la volontà di separare Stati Uniti e Alleati NATO con atti disgiunti e la non inclusione dell’Unione Europea, mostravano una natura fortemente strumentale delle proposte piuttosto che una genuina apertura negoziale.

Sia gli Stati Uniti e sia la NATO hanno risposto alle richieste della Federazione Russa il 26 gennaio. Nei riscontri, nonostante si prendesse atto delle sostanziali differenze di vedute, si manteneva una concreta apertura al dialogo per porre le basi delle condizioni per progredire nelle garanzie di sicurezza reciproche, proponendo misure  volte a rassicurare le affermate preoccupazioni russe.

Nonostante ciò, la Federazione Russa ha invaso l’Ucraina il 24 febbraio, pur avendo dichiarato nel mese precedente che, cito, “non c’è alcuna intenzione di attaccare l’Ucraina, non c’è ragione di temere una escalation”.

Contrariamente alle aspettative del Presidente Putin, che credeva di poter contare su una NATO disunita e su un’Unione Europea debole ed incapace di decidere, l’effetto dell’invasione è stato quello di cementare la coesione della NATO e di rafforzare l’unità dell’Unione Europea.

Ci troviamo di fronte a un calcolo strategico drammaticamente sbagliato, che ha come prima vittima il popolo ucraino.

Presidenti, Senatori, Onorevoli, il supporto dell’Italia all’Ucraina è tanto convinto e concreto oggi, nella difesa della sovranità e dell’integrità territoriale e nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto in atto, quanto parimenti dovrà esserlo domani quando dovremo continuare ad essere  al fianco del popolo ucraino per sostenere la ricostruzione del paese. A questo proposito, la coerenza del Governo è consolidata dalle parole del Ministro Di Maio : “siamo pronti a partecipare alla ricostruzione dell’Ucraina, distrutta dalla folle guerra russa […]; vogliamo che l’Ucraina faccia ingresso nell’Ue  e continueremo a sostenervi”.

Oggi, purtroppo, siamo ancora in una condizione di conflitto e dobbiamo continuare con tutte le azioni descritte a favorire un percorso che possa portare a una pace vera, solida, che passa attarverso un negoziato urgente ma equo e che non si basi sulla penalizzazione o sulla resa di chi è stato aggredito e ha il diritto di difendersi.

L’Ucraina ci riguarda, perché l’aggressione cui è stata sottoposta è anche una aggressione ai valori e ai principi democratici che sono alla base di una concreta convivenza pacifica tra i popoli. L’Italia, con il suo ruolo e il suo contributo all’interno delle organizzazioni sovranazionali di cui è parte convinta, e insieme agli altri paesi europei ed alleati, non può, non deve e non vuole voltarsi dall’altra parte.

Vi ringrazio per l’attenzione.

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