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Gualtieri dà ai municipi la gestione del verde urbano. Come decentrare per non governare

Decentramento o confusione? La domanda è d’obbligo. Questo pomeriggio in Campidoglio sono stati convocati i quindici presidenti di Municipio della Capitale. Tre riunioni per cercare di dare in fretta un volto più decoroso alla città. I minisindaci hanno parlato di trasporti con l’assessore Eugenio Patané, del piano di pulizia straordinaria con la responsabile dei Rifiuti Sabrina Alfonsi, ma anche, e soprattutto, di decentramento amministrativo con il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore competente, Andrea Catarci. Il tema è complesso, da anni cuore di infinite diatribe tra Campidoglio e territori. Perché se da un lato i municipi chiedono di poter fare di più, di avere maggiori competenze su strade, scuole e verde, dall’altro per farlo pretendono più risorse finanziare e umane da dedicare ai nuovi compiti. E alla fine il problema è tutto qui. Decentrare senza maggiori denari per fare le cose più che un miglioramento è una truffa. Un gioco delle tre carte ai danni del cittadino che non sa più con chi deve arrabbiarsi quando trova il parchetto sotto casa con l’erba alta quattro metri e la monnezza che gli fa da perimetro, quando strade e marciapiedi sono sberciati e sporchi. Il decentramento si trasforma in un ghirigoro di metrature, caratteristiche ultraspecifiche, cavilli anti intuitivi che, in fondo, nasconde semplicemente una sola e in cui nessuno ci capisce più nulla. Il parco è sporco, per colpa di chi? Risposta inafferrabile. Non solo per i cittadini, ma anche spesso per gli uffici che nella difficoltà di interpretare le regole alla fine possono semplicemente dire: “Ma forse non sarà compito nostro”.

 

Eppure Roberto Gualtieri ci punta eccome. Nella sua squadra ha introdotto perfino un assessore con la delega al Decentramento, Andrea Catarci appunto, che adesso promette: “Affronteremo nel dettaglio le tematiche dei vari quartieri per costruire insieme la riforma che valorizzerà e razionalizzerà l’azione di tutti i nostri 15 municipi, finalmente e pienamente coinvolti nel governo della città”.

 

Il primo atto per concretizzare le intenzioni del sindaco di decentrare gestione e responsabilità sulla città sembra corrispondere perfettamente a quell’iperdettaglissimo da azzeccargabugli che non permette mai a cittadini di capire con chi arrabbiarsi. La delibera di giunta arriverà settimana prossima con la firma dell’assessora Alfonsi: i municipi potranno cominciare a gestire tutte le aree verdi – che nel provvedimento saranno divise in arredo stradale, aree di sosta, verde attrezzato e storico archeologico – di più di 20mila quadri. Ma quanti sono 20mila metri quadri? Come si capirà se un parco deve essere curato e pulito dal comune o dal municipio? Ai cittadini serviranno metro e sudore. Ma non finisce qui. Molti presidenti hanno alzato il sopracciglio. La lista da delegare su tutti e 15 i municipi conta quasi mille aree tra parchi e giardini. Non poco. Oggi non a caso la responsabilità municipale si ferma ai parchetti di meno di 5mila metri quadri, le responsabilità si quadriplicherebbero. “Senza nuovi fondi e più personale per gestire le nuove incombeze e preparare le gare come facciamo?”, hanno chiesto all’unisono. “Non preoccupatevi – avrebbe garantito Alfonsi – il passaggio sarà graduale, non ci sarà alcun obbligo. Si potrà cominciare anche prendendo soltanto una piccola parte di un parco”. Pazzesco. L’efficienza del disordine. Così ci si potrebbe trovare con un giardino pubblico per metà gestito dal comune, per l’altra metà da un municipio. Vacci poi a capire qualcosa.

 

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