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Poca trasparenza, nessun piano di rientro e poco supporto alle politiche per ridurre la plastica usa e getta. Sono questi, complessivamente, gli esiti del questionario che Greenpeace e ilfattoquotidiano.it hanno inviato alle otto principali insegne della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) operanti in Italia e rappresentative di oltre il 70% delle quote di mercato. Obiettivo: comprendere come i supermercati stanno affrontando il problema legato all’abuso degli imballaggi in plastica monouso. Ecco i risultati

| 7 Dicembre 2022

Poca trasparenza sui numeri, nessun piano concreto e quasi nessun supporto alle politiche per ridurre il packaging in plastica usa e getta, come i sistemi di deposito su cauzione. Così i supermercati italiani continuano a vendere zucchine, melanzane e insalate confezionate in vaschette rigide superflue e mozzarelle in triplo packaging, mentre la vendita di prodotti sfusi, nella maggior parte dei casi, resta una chimera. Solo sugli impegni presi alcune catene fanno timidi passi in avanti, ma insufficienti a incrementare la vendita di prodotti sfusi o con ricarica e quelle pratiche raccomandate anche di recente dall’Unep, Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Lo rivela la classifica ‘Carrelli di plastica’, redatta da Greenpeace e ilfattoquotidiano.it nell’ambito dell’omonima campagna avviata per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento da plastica. Nei mesi scorsi è stato inviato un questionario alle otto principali insegne della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) operanti in Italia e rappresentative di oltre il 70% delle quote di mercato. Obiettivo: comprendere come i supermercati stanno affrontando il problema legato all’abuso degli imballaggi in plastica monouso, documentato anche dai nostri Sostenitori (scopri perché sostenere ilfattoquotidiano.it) che hanno inviato testimonianze e immagini per la campagna. Quasi tutte le aziende interpellate hanno risposto al questionario e le informazioni ricevute sono state utilizzate per redigere la classifica. Al primo posto c’è Selex, al secondo Lidl e al terzo Coop, seguite da Esselunga, Eurospin, Conad, Gruppo Végé e Sogegross. Su 8 catene di supermercati, però, sette ricevono una valutazione negativa.

L’indagine per ‘Carrelli di plastica’ – La classifica è stata redatta in base al punteggio raggiunto analizzando tre categorie: 100 i punti massimi da assegnare a ciascuna insegna, 36 per la trasparenza, ossia la disponibilità a rendere note le quantità di plastica utilizzate nel 2021, 54 punti per gli impegni volontari sulla riduzione di plastica utilizzata, per esempio con l’incremento di sfuso e ricarica e il ricorso a materiale riciclato, 10 punti per il supporto a politiche per ridurre il ricorso al packaging usa e getta, come l’introduzione del sistema di deposito su cauzione (o DRS) per i contenitori di bevande. Per le ultime tre insegne in classifica, che non hanno risposto al questionario, si è tenuto conto delle informazioni disponibili nei bilanci di sostenibilità. “La nostra indagine – spiega a ilfattoquotidiano.it Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace – rivela come gran parte dei supermercati italiani manchi di trasparenza e non abbia un piano serio e concreto per affrontare questa crisi e ridurre la propria dipendenza dal monouso”. Solo quattro catene di supermercati raggiungono o superano i 30 punti complessivi su 100. “Quasi nessuno – aggiunge Ungherese – fornisce i dati sulla quantità di plastica utilizzata e immessa a consumo ogni anno. È gravissimo, perché anche queste aziende devono fare la loro parte per affrontare l’emergenza plastica”.

Sette insegne su otto ricevono valutazioni negative – Sette catene ricevono una valutazione negativa (colore rosso/‘Non ci siamo’) e solo Selex – che controlla marchi come Famila, il Gigante, A&o e molti altri) ottiene un risultato intermedio con 38 punti (colore giallo/‘Non è abbastanza’). Le altre insegne, pur avendo avviato iniziative per diminuire l’impiego di plastica (in termini di peso e per alcuni imballaggi) e incrementare l’uso di materiale riciclato, mancano di una strategia coerente basata su obiettivi ambiziosi e a lungo termine, soprattutto sul riuso. Nessuna azienda porta a casa un giudizio positivo (colore verde/‘Bene’) né complessivamente, né analizzando le singole categorie. Per quanto riguarda la ‘trasparenza’, tutte le insegne ottengono un giudizio negativo (bollino rosso) ed Esselunga è l’unica che supera i 10 punti sui 36 assegnabili, mentre riescono a raggiungere almeno il bollino giallo tre aziende sia sul fronte degli ‘impegni volontari’ (Selex, Lidl, Coop) sia su quello del ‘supporto alle politiche’ virtuose (Lidl, Esselunga, Selex), categoria nella quale, tuttavia, cinque insegne su otto totalizzano zero punti. Nel complesso, i punteggi più bassi sono quelli del Gruppo Végé (di cui fanno parte Bennet, Multicedi, Moderna, GDA, ISA) e Sogegross (Basko, Ekom, Doro e altri) che, oltre a non aver risposto al questionario, mettono a disposizione scarse informazioni sui propri siti web. E arrivano rispettivamente a uno e zero punti. Conad, il più grande gruppo operante in Italia, non risponde al questionario e si classifica agli ultimi posti arrivando a circa 10 punti sui 100 disponibili. “Negli ultimi anni i supermercati italiani si sono trasformati in veri e propri distributori di plastica monouso. Sono dei regni di packaging e imballaggi usa e getta” commenta Ungherese, sottolineando che questo trend “non solo alimenta l’inquinamento globale da plastica, ma incrementa anche la dipendenza da combustibili fossili come gas e petrolio, da cui la plastica viene prodotta”.

Trasparenza: solo Esselunga dà i dati sul packaging in plastica per i propri marchi – Per quanto riguarda la trasparenza, al primo posto c’è Esselunga: da bollino rosso, ma l’unica a superare i dieci punti. Fornisce dettagli sull’uso di packaging in plastica per i propri marchi e i numeri (buoni) per l’uso di plastica riciclata. Coop (7,6) ed Eurospin (6,6 punti) non comunicano dati sull’uso complessivo di packaging in plastica e nemmeno quelli relativi ai propri marchi, né alcun numero sugli imballaggi riutilizzabili immessi in commercio. Ma Eurospin comunica i numeri sull’utilizzo di plastica riciclata. Conad (4,3 punti) non risponde al questionario e nel più recente bilancio di sostenibilità non sono disponibili dati relativi a numeri e quantità di packaging in plastica utilizzati, né quelli sugli imballaggi riutilizzabili o sull’uso complessivo di plastica riciclata. Selex (2,3) e Lidl (1,3 punti) non condividono i dati sull’uso complessivo di packaging in plastica, né quelli dei propri marchi, né forniscono indicazioni sul riutilizzo. Selex, però, comunica buone performance sul crescente ricorso all’uso di plastica riciclata, mentre Lidl fornisce solo le percentuali di uso di plastica per le diverse categorie di prodotti, come bevande e detergenti. Anche Gruppo Végé e Sogegross (entrambi 0 punti) non rispondono al questionario.

Supporto a politiche: cinque insegne su otto non rispondono – Solo tre aziende non restano a zero punti nella categoria del sostegno alle politiche virtuose. Prima è Lidl (6 punti su 10), che accoglie con favore l’introduzione del DRS in Italia e altre politiche utili a migliorare l’economia circolare, così come Esselunga (5 punti), mentre Selex (4 punti) non ha una posizione chiara sul DRS, ma è favorevole all’inserimento di quote di contenitori riutilizzabili per i produttori di bevande e a regimi fiscali agevolati per la plastica riciclata. Coop, Eurospin, Conad, Gruppo Végé e Sogegross non rispondono alle domande. Quello dei DRS, tuttavia, sarà un tema sempre più attuale, anche alla luce della discussione sulla proposta di regolamento su imballaggi e rifiuti da imballaggi appena presentata dalla Commissione Ue.

Impegni volontari, non bastano per incrementare sfuso e ricarica – Quella degli ‘Impegni volontari’ è l’unica categoria che raccoglie tre giudizi intermedi. Prima è Selex con 32 punti su 54, grazie a impegni presi soprattutto per i propri marchi: riduzione del 30% dell’uso di plastica e aumento della vendita sfusa o con ricarica entro il 2025, oltre che dell’impiego di plastica riciclata (50% al 2025). Mancano target di riduzione di imballaggi di marchi non propri, ma si forniscono linee guida sul design ai fornitori, ci sono interventi sul packaging superfluo e per eliminare alcune plastiche non riciclabili. Seconda è Lidl (25 punti), che vuole ridurre l’utilizzo della plastica per il packaging del 20% entro il 2025 e ha impegni anche sul ricorso a materiale riciclato, ma non per incrementare sfuso e ricarica. Coop (23 punti) ed Eurospin (15) sono tra le migliori per l’impiego di plastica riciclata, ma sono indietro su altri fronti. Coop ha in corso progetti legati alla vendita di prodotti sfusi e con ricarica, ma mancano obiettivi generali sulla riduzione degli imballaggi. Eurospin è intervenuta per ridurre l’uso di packaging in plastica per numerosi prodotti ma, al pari di Esselunga (12 punti) manca una strategia a lungo termine che riduca l’uso di imballaggi e incrementi la vendita sfusa o con sistemi di ricarica. Anche in Esselunga cresce il ricorso a imballaggi in materiale riciclato, si interviene per eliminare il packaging non riciclabile e si forniscono linee guida sul design ai fornitori. Per Conad (6 punti) nessun impegno (con scadenze e quantità) per ridurre il consumo di plastica e sviluppare sfuso e ricarica. Nel bilancio di sostenibilità più recente del Gruppo Végé (1 punto) viene identificato come prioritario “un corretto sistema di riutilizzo/riduzione degli imballaggi”, ma non vengono forniti dettagli su numeri, piani aziendali e scadenze. A zero punti Sogegross: nessun impegno pubblico per ridurre il consumo di plastica o incrementare sfuso e ricarica.

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