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Governo Meloni, dalla sorpresa Zangrillo allo scambio Crosetto-Urso e le conferme Giorgetti, Salvini e Tajani: i 24 ministri del nuovo esecutivo – Il Fatto Quotidiano

Ventiquattro ministeri, uno in più del governo di Mario Draghi. Non è un monocolore di Fratelli d’Italia ma poco ci manca visto che in fondo si tratta pur sempre dell’esecutivo di Giorgia Meloni. Un governo fortemente connotato a destra che per la prima volta nella storia italiana sarà guidato da una donna. A livello di numeri, invece, il nuovo esecutivo vede una schiacciante maggioranza di uomini: sono 18 con solo 6 donne, praticamente i due terzi del totale. Come colori politici, invece, alla fine Fdi esprime nove ministri, cinque a testa sono della Lega e di Forza Italia mentre altri cinque sono tecnici di area. Rispetto ai retroscena cambiano alcune deleghe e i nomi di alcuni dicasteri: a sorpresa Adolfo Urso e Guido Crosetto si scambiano lo Sviluppo Economico e la Difesa mentre vengono confermati i ministeri di peso a Matteo Salvini e Antonio Tajani, entrambi nominati vice presidenti del consiglio. A Palazzo Chigi ci sarà una novità: il sottosegretario alla presidenza non sarà Giovanbattista Fazzolari, fidatissimo consigliere di Meloni, ma Alfredo Mantovano, ex di Alleanza nazionale e già sottosegretario all’Interno nell’ultimo governo di Silvio Berlusconi. Cambiano, poi, i nomi di alcuni dicasteri : lo Sviluppo economico diventa il ministero delle Imprese e del Made in Italy, quello della Transizione ecologica si chiamerà Ambiente e sicurezza energetica, le Politiche agricole cambiano in Agricoltura e sovranità alimentare e al ministero dell’Istruzione viene aggiunta la dicitura “del merito”. Le politiche europee tornano a essere un ministero e includeranno anche la Coesione territoriale e il Pnrr mentre il ministero del Sud sarà anche ministero del Mare e a quello della Famiglia si aggiunge la Natalità.

Presidente del consiglio dei ministri: GIORGIA MELONI (Fdi)

Romana, nata nel 1977, cresciuta nel quartiere della Garbatella, a 15 aderisce al Fronte della gioventù, organizzazione giovani del Movimento sociale. Resta nel partito dopo la svolta di Fiuggi e nel 2004 viene eletta presidente di Azione giovani. Consigliere provinciale a Roma, nel 2006 viene eletta deputata e quindi vicepresidente della Camera. Due anni dopo è ministra delle Politiche giovani del governo di Silvio Berlusconi. Nel 2012 esce dal Pdl (dove Gianfranco Fini aveva sciolto Alleanza nazionale) e fonda Fratelli d’Italia insieme a Ignazio La Russa e Guido Crosetto. Rieletta alla Camera nel 2013 e nel 2018, alle politiche del 25 settembre guida Fdi alla vittoria delle elezioni col 26% dei voti. E’ la prima donna a essere nominata presidente del consiglio nella storia italiana.

Sottosegretario alla presidenza del consiglio: ALFREDO MANTOVANO (Fdi)

Magistrato dal 1983,

Ministro per i Rapporti con il Parlamento: LUCA CIRIANI (Fdi)

L’uomo fedelissimo di Giorgia Meloni in Senato, Luca Ciriani, diventa ministro per i Rapporti con il Parlamento. Entrato a Palazzo Madama nel 2018, da allora ricopre il ruolo di capogruppo. Laureato in lettere, nato a Pordenone, inizia a fare politica con il Movimento sociale italiano. E’ con An che inizia la sua carriera nelle istituzioni: prima consigliere comunale a Fiume, poi regionale per tre legislature. Dal 2008 al 2013 è vicepresidente della Regione Friuli-Venezia Giulia. Nel 2019, un anno dopo essere stato eletto in Parlamento, tenta la corsa per le Europee, ma risulta tra i non eletti. E’ stato la prima linea di Meloni in Parlamento, quando Fdi era l’unico partito all’opposizione e lo ha rivendicato per tutta la campagna elettorale: “Quello per noi non è un voto di protesta”, ha detto, “ma di fiducia nei confronti del nostro partito”. Ora dovrà guidare la transizione di Fdi verso i banchi del governo.

Ministro per la Pubblica Amministrazione: GILBERTO PICHETTO FRATIN (Forza Italia)

Classe 1954, originario del paesino piemontese di Veglio, dopo la laurea in Economia e l’iscrizione all’ordine dei commercialisti Gilberto Pichetto per qualche anno ha insegnato ragioneria in un istituto tecnico biellese. Ha esordito in politica, ventenne, come consigliere comunale per il Partito repubblicano. Folgorato da Forza Italia, dopo diversi incarichi nel consiglio regionale del Piemonte nel 2008 è approdato al Senato per il Pdl. “Trombato” alle politiche 2013 e sconfitto da Sergio Chiamparino nella corsa a governatore, è tornato in Parlamento cinque anni dopo. Da viceministro allo Sviluppo del governo Draghi ha coordinato il tavolo automotive – con risultati scarsi, visto che continua a mancare un piano per la gestione della transizione all’elettrico – e seguito passo passo il difficile parto del disegno di legge sulla concorrenza, che ha più volte spaccato la ex maggioranza. Gran mediatore e portavoce del partito della responsabilità (anche sul fisco: non ha mai fatto promesse spericolate di flat tax), cambia postura quando in ballo ci sono gli interessi delle imprese. La plastic tax gli fa orrore e giudica “ideologico” e prematuro lo stop alle auto a benzina e diesel nel 2035. E’ a favore di un raddoppio della produzione di gas nazionale e del ritorno al nucleare in nome dell’”autonomia energetica”. Non risulta si sia mai occupato di pubblica amministrazione.

Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie: ROBERTO CALDEROLI (Lega)

Roberto Calderoli è in Parlamento da trent’anni. Due volte ministro nel terzo e quarto governo Berlusconi e quattro volte vicepresidente del Senato. Poco c’è mancato che diventasse presidente stavolta. Ma alla fine ha deciso di fare un passo indietro “per il bene del paese”, e di Ignazio La Russa. Dovrà accontentarsi del ministero per gli Affari Regionali, che in mano a uno dei padri fondatori della Lega Nord, rimetterà al centro autonomie che strizzano l’occhio a certe nostalgie della base leghista, un po’ deluse dalla debacle del partito nazionale guidato sa Matteo Salvini. Del resto, non sono certo questi gli anni ruggenti del bergamasco Calderoli, già passato alla storia della Seconda Repubblica per le invettive contro gli stranieri da rispedire “nel deserto a parlare coi cammelli o nelle giungla con le scimmie, per gli avvertimenti omofobi– “Rischiamo di diventare un popolo di ricchioni”. Ma anche per offese come quella all’ex ministra dell’Integrazione del governo Letta, Cecile Kyenge, che chiamò “orango” prendendosi una condanna a 18 per diffamazione con l’aggravante razziale, poi annullata dalla Cassazione perché all’imputato non sarebbe stato accordato il legittimo impedimento per motivi di salute. E poi la volta in cui si fece nominare commissario dei forestali calabresi, e quella che lo vide incendiare 150 scatoloni che a suo dire contenevano le 375 mila leggi “inutili” che aveva abrogato con un suo decreto. Salvo eliminare per sbaglio anche norme fondamentali e doverle poi ripristinare con un nuovo decreto. Giravolte di un uomo che ha firmato una legge elettorale per poi ribattezzarla “una porcata“. Tanto rimestare tra leggi e regolamenti gli è valsa però una certa dimestichezza, che vanta oggi senza riserve: “Con le mie trovate, frutto di studi faticosi e approfonditi, ho varato leggi importanti e contribuito a mandare a casa governi. Con i miei trabocchetti ho fatto cadere il governo Prodi-D’Alema e ho bloccato il ddl Zan”. Compresi gli 82 milioni di emendamenti contro il ddl Boschi, generati attraverso un algoritmo e rispediti al mittente. Ma nella sua lunga carriera c’è un prima e un dopo. Nel 2012 scopre di avere un tumore che lo costringerà a numerosi interventi, una battaglia durata dieci anni. La malattia, ha spiegato di recente, gli ha permesso di “recuperare la fede e riscoprire Dio e i veri valori della vita”. Un nuovo Calderoli, insomma. E chissà che non c’entri anche la moglie, la leghista Gianna Gancia sposata nel 2015, già presidente della Provincia di Cuneo e oggi europarlamentare “dissidente” della Lega. Quando in Europa si è trattato di portare a casa il Ricovery Fund, la Gancia twittò sbottando contro il leader del suo partito e Giorgia Meloni. “Sin dall’inizio sono stata l’unica all’interno del partito di Salvini (quella che un tempo era la Lega) a sostenere convintamente nel centrodestra la necessità di un accordo ambizioso sul RecoveryFund. E’ stato fatto un grande lavoro diplomatico da parte dell’Italia”, riconobbe al governo Conte II. E poi: “Cosa diranno ora Matteo e la Giorgia nazionale? Che spieghino agli italiani da dove avrebbero preso i soldi, loro”. Il tweet rimase online per poco, ma tanto bastò.

Ministro per il Sud e le Politiche del mare: NELLO MUSUMECI (Fdi)

Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità: EUGENIA ROCCELLA (Fdi)

Una delle ultime uscite che hanno fatto più scalpore di Roccella risale all’estate scorsa: su La7 dichiarò che “l’aborto non è un diritto“. Nessuna sorpresa: la futura ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità non ha mai nascosto le sue posizioni ultra conservatrici cattoliche. Per capirci, a fine gennaio 2018, diceva: “L’impegno che prendo è abolire, o cambiare radicalmente, le leggi contro la famiglia fatte dal centrosinistra nella passata legislatura. E’ necessario intervenire sul provvedimento relativo alle unioni civili dicendo con chiarezza, per esempio, che questa legge si apre di fatto alla stepchild adoption“. E ancora: “Oggi non si mettono al mondo bambini non solo perché non c’è un welfare adeguato ma perché è cambiata la cultura”. Già due volte deputata (fino al 2018), è figlia di Franco Roccella, uno dei fondatori del partito Radicale e proprio con i radicali entra per la prima volta in Parlamento nel 1979. Le sue prime battaglie sono proprio per l’aborto (pubblica nel 1975 il libro “Aborto, facciamolo da noi”) e per le pari opportunità. Poi negli anni ’80 la rottura, l’allontanamento per 20 anni dalla politica attiva e le posizioni sempre più conservatrici. Nel governo Berlusconi IV è stata sottosegretaria alla Salute. Nel centrodestra ha cambiato numerosi schieramenti: eletta a Montecitorio con il Pdl, nel 2013 passa a Ncd e poi si iscrive al gruppo Misto fondando il movimento Identità e Azione guidato da Gaetano Quagliariello. Il suo attivismo si è contraddistinto sempre di più sul fronte cattolico e ultra conservatore: nel 2007 è stata portavoce della manifestazione per la famiglia, nel 2013 ha fondato il primo comitato contro l’utero in affitto. Nel 2011, insieme a Roberto Formigoni, firmò una lettera per chiedere ai cattolici di sospendere il giudizio su Silvio Berlusconi e il caso Ruby.

Ministra per le Disabilità: ALESSANDRA LOCATELLI (Lega)

Ex vicesindaca sceriffa, amica personale di Matteo Salvini e con una carriera fulminante che l’ha portata dai banchetti al Parlamento. E’ già stata ministra della Famiglia e disabilità nel governo Conte 1: eletta deputata per la Lega nel 2018, il suo nome fu ripescato per il mini rimpastino di luglio 2019, quando fu chiamata a sostituire il conservatore cattolico Lorenzo Fontana. Che, allora, venne spostato agli Affari Ue. A gennaio 2021, viene chiamata per un altro rimpasto e questa volta nella giunta della Regione Lombardia: è attualmente assessora a Famiglia, Disabilità e Pari opportunità della giunta Fontana. Nel suo curriculum ci sono: una laurea in sociologia e un’esperienza professionale nel campo della disabilità. Prima della carriera politica infatti, è stata responsabile di una comunità alloggio di Como per disabili con insufficienza grave. A Como, la sua città d’origine, ha anche ricoperto l’incarico di assessora alle politiche sociale e abitative e di vice sindaca. E’ in quel periodo da amministratrice, breve, che si guadagna l’etichetta di “sceriffa” partecipando a presidi per la chiusura dei centri migranti o firmando regolamenti anti-clochard. In un’altra fase politica (che ora sembra lontanissima), si associò alla campagna del Carroccio per chiedere la rimozione della foto di Sergio Mattarella dagli uffici pubblici dopo che aveva contestato la nomina di Paolo Savona nel governo gialloverde. Ai tempi della prima nomina nell’esecutivo Conte disse di volersi battere “per la famiglia e i disabili”. Sempre specificando di “fare riferimento alla famiglia tradizionalmente intesa”.

Ministro degli Affari Europei e attuazione del Pnrr: RAFFAELE FITTO (Fdi)

Ministro dello Sport: ANDREA ABODI (Tecnico/ Area Fdi)

Manager, spesso in campo sportivo, spesso candidato a qualche poltrona che poi non si è concretizzata, gravitante da sempre in ambienti di destra ma stimato anche dalla sinistra. Negli ultimi 12 anni Andrea Abodi è stato prima presidente della Lega calcio di Serie B, fino al 2017, e poi a capo dell’Istituto del Credito Sportivo, dove – a proposito di trasversalità – a nominarlo fu Paolo Gentiloni. Prima aveva fatto parte del consiglio di amministrazione di Coni Servizi Spa e aveva ricoperto la carica di vice-presidente e dg del Comitato organizzatore dei Campionati mondiali di baseball. Romano, laureato in Economia e Commercio alla Luiss, dal 1987 al 1994 è stato il direttore marketing in Italia della multinazionale americana McCormack Group. Dal 1990 al 1994 è stato responsabile per l’Italia di TWI, oggi Img Media, società leader nella produzione e nella commercializzazione internazionale di contenuti multimediali sportivi. Co-fondatore nel 1994 di Media Partners Group, insieme agli ex manager del mondo berlusconiano Marco Bogarelli e Andrea Locatelli, fino al 2002 ha ricoperto il ruolo di vice presidente esecutivo nella società che si occupava di diritti tv nel mondo dello sport. Sembrava destinato a presiedere la Fondazione Milano-Cortina 2026, invece guiderà il ministero dello Sport e dei Giovani. A Meloni aveva già detto no quando la leader di Fdi lo aveva cercato per fare candidarsi a sindaco di Roma. Questa volta, ha risposto sì.

Ministra delle Riforme: MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI (Forza Italia)

Ministro degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale: ANTONIO TAJANI (Forza Italia)

Sono passati più di 28 anni da quando Antonio Tajani ha contribuito a fondare Forza Italia. Ma solo oggi il giornalista cresciuto politicamente all’ombra di Silvio Berlusconi è riuscito nell’intento inseguito per quasi tre decenni: fare politica in Italia. Fallì alle Politiche del 1996 e di nuovo alle Comunali di Roma nel 2001. La Farnesina sarà il suo nuovo tempio dopo il ritorno dall’esilio dorato di Bruxelles, dove ha scalato le gerarchie della Commissione e del Parlamento Ue. Anni nei quali Tajani, monarchico mai rinnegato, ha costruito strette relazioni internazionali, soprattutto negli ambienti cattolici, nella comunità ebraica europea e italiana e in quelli anticomunisti: da Rajoy a Guaidò, fino all’ex presidente cileno Piñera. In Israele gli hanno dedicato un bosco, a Gijon, in Spagna, una via, mentre ai sostenitori del governo di Caracas lui stesso urlava “dittatori comunisti”, salvo poi dichiarare che Mussolini “ha fatto anche cose buone”. “Fedele alla linea” (quella di Berlusconi) è la formula che più gli si addice: mai una critica al leader, almeno in pubblico, mai una manifestazione di risentimento, anche quando è stato ‘scavalcato’ nelle gerarchie di partito, mai un tradimento. Antonio Tajani è più realista del re.

Ministro dell’Interno: MATTEO PIANTEDOSI (Tecnico/ area Lega)

Ministro della Giustizia: CARLO NORDIO (Fdi)

Ministro della Difesa: GUIDO CROSETTO (Fdi)

Ministro dell’Economia e Finanze: GIANCARLO GIORGETTI (Lega)

Giancarlo Giorgetti, 55 anni, è il nuovo ministro dell’Economia. Nato a Cazzago Brabbia, in provincia di Varese, Giorgetti è un commercialista laureato all’università Bocconi di Milano. Imparentato con il banchiere Massimo Ponzellini, la sua carriera politica comincia nel Fronte della gioventù, il movimento giovanile del partito fascista Msi. All’inizio degli anni ’90 il passaggio alla Lega di Umberto Bossi. Il debutto alla Camera è del 1996, in due occasioni sarà presidente della commissione Bilancio della Camera. Per un decennio, fino al 2012, è segretario della Lega Lombarda. È anche uno dei consiglieri di amministratore della piccola banca Credieuronord, nata all’inizio degli anni 2000 per volontà della Lega e finita in bancarotta dopo 4 anni. Giorgetti viene indagato per il crack ma viene assolto. È indicato come il regista che decide gli uomini del partito deve occupare le poltrone dei cda delle partecipate statali che contano. Nel primo governo Conte giallo verde è sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Con Mario Draghi a palazzo Chigi arriva la nomina a ministro per lo Sviluppo Economico. Il neo ministro dell’Economia è sposato con Laura Ferrari che, nel 2008, ha patteggiato una condanna a 2 mesi e 10 giorni per truffa ai danni della Regione Lombardia.

Ministro delle Imprese e Made in Italy: ADOLFO URSO (Fdi)

Due volte viceministro, cinque legislature alle spalle, Adolfo Urso è il nuovo ministro dello Sviluppo Economico. Lascia la poltrona del Copasir su cui era salito poco più di un anno fa. Sua la telefonata con lo staff di Zelensky per imbastire a Kiev il primo viaggio all’estero del nuovo premier. Ha una moglie che arriva proprio dalla repubblica russofona inglobata da Putin ma “non tutti in famiglia sono filoputiniani”. Del resto Urso, padovano e cresciuto in Sicilia, classe 1957, si è conquistato una patente di uomo d’apparato affidabile grazie alla sua indole equilibrata e a una biografia di militanza quarantennale nella destra italiana e di attività istituzionale. Non a caso è per la destra di governo capitanata da Meloni una sorta di jolly, la carta buona per molti ruoli, una biglia intercambiabile nel pallottoliere del toto-ministri: alla fine, infatti, ha “scambiato” con Guido Crosetto lo Sviluppo Economico con il ministero della Difesa. Gli esordi in politica sono con il Fronte della Gioventù ma seguirà l’evoluzione della destra italiana da An a Fratelli d’Italia sempre con un profilo equilibrato da tessitore in contrapposizione all’ala movimentista della destra. Quando Tangentopoli bruciò i partiti della Prima repubblica e lo scontro tra magistratura e politica rischiava d’incendiare anche il Paese arrivò a proporre Antonio Di Pietro come capo dello Stato. Quando il partito troppo romano pativa il dominio della Lega al Nord investì energie per recuperare terreno sostenendo la necessitù di un partito moderno e liberale capace di strizzare l’occhio al “nord produttivo” (ma se ne uscì con un: “infondo a chi parlava il fascismo? Al ceto produttivo!”). E’ stato tra i fondatori di Alleanza Nazionale, coordinatore nazionale del Comitato promotore dal 1993 al 1995 e organizzatore del congresso di Fiuggi del 1995. Farà 5 legislature in Parlamento che vedranno accrescere l’esperienza e il prestigio, al punto da diventare un uomo di riferimento all’interno del centrodestra, attraversando tutte le sue trasformazioni e i cambi di sigle dei partiti (dall’esperienza di Futuro e Libertà a FareItalia). Per due mandati riceve l’incarico di viceministro, delle Attività Produttive dal 2001 al 2006, e dello sviluppo economico dal 2008 al 2011. Alle politiche del febbraio 2013 Urso non viene candidato dal Pdl, dopo la caduta dell’ultimo governo Berlusconi lascia momentaneamente la politica e fonda la Italy World Services, una società di consulenza per l’internalizzazione delle imprese con sede a Theran che lascerà (ma con dentro il figlio Pietro) per rientrare in Parlamento. Nel 2015 decide infatti di tornare in campo abbracciando il progetto di Giorgia Meloni. Il 9 giugno 2021 è nominato presidente del Copasir, incarico che ha ricoperto fino a fine legislatura e all’elezione al Senato (correva in Sicilia e Veneto).

Ministro dell’Agricoltura e Sovranità alimentare: FRANCESCO LOLLOBRIDIGIDA (Fdi)

Ministro dell’Ambiente e Sicurezza energetica: PAOLO ZANGRILLO (Forza Italia)

Ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibile: MATTEO SALVINI (Lega)

Ministra del Lavoro e Politiche Sociali: MARIA ELVIRA CALDERONE (Tecnica)

Classe 1965, sarda, Marina Elvira Calderone ha una laurea in Economia aziendale internazionale ed è consulente del lavoro dal 1994. Insieme al marito, l’avvocato calabrese Rosario De Luca, ha una società che fa consulenza del lavoro con sedi a Roma, Cagliari e Reggio Calabria. Nel 2004 diventa presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine nazionale dei consulenti del lavoro, che conta più di 25 mila professionisti che affiancano più di un milione di aziende, dove oltre alla consulenza giuslavoristica compilano le buste paga e forniscono indicazioni su ammortizzatori sociali e obblighi previdenziali. Entra nel governo in qualità di tecnico, eppure la politica l’ha frequentata parecchio e in modo trasversale. Dal M5s di Conte e Di Maio, fino alle feste di Atreju, la compagine giovanile di Fratelli d’Italia. Oggi è considerata una fedelissima di Giorgia Meloni, ma già il governo di Matteo Renzi la nominò nel cda di Leonardo. Nel 2019 M5s e Lega spingono la Calderone per la presidenza dell’Inps. Poi avrà la meglio Pasquale Tridico, ma una delle quattro poltrone nel cda dell’Istituto di previdenza andrà al marito di lei, presidente della Fondazione studi dello stesso Consiglio nazionale consulenti del lavoro. Incarico che avrebbe potuto comportare un conflitto d’interessi, visto che l’ente previdenziale è sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro. Vista la posta in gioco, De Luca ha appena rinunciato. Ma le perplessità sui possibili conflitti permangono a causa di posizioni che l’Ordine dei consulenti ha sostenuto negli anni, anche di fronte al ministero. Dalle richieste di maggiore flessibilità su appalti e sicurezza sul lavoro in materia edilizia, a quella del giugno 2021, quando, ricorda il Manifesto, si propose “l’esclusione dei dipendenti in smart working dal computo dell’organico aziendale per la determinazione del numero dei soggetti disabili da assumere“. In pratica, di usare il lavoro agile per doverne assumere meno. Temi sui quali non potranno mancare occasioni di verifica. Ma il primo dossier sarà probabilmente il Reddito di cittadinanza, quello che la Meloni definì “metadone di stato”. Calderone e consorte non hanno mai detto che va cancellato. Piuttosto, hanno spesso ribadito, “bisogna investire sulle politiche attive con il coinvolgimento dei privati, c’è poco da girarci attorno”.

Ministra dell’Istruzione e Merito: GIUSEPPE VALDITARA (Lega)

Ministro dell’Università e ricerca: ANNAMARIA BERNINI (Forza Italia)

Alla festa del Fatto quotidiano, neanche due mesi fa, Annamaria Bernini si definiva “una liberale di destra” e tirava una frecciata a Maurizio Gasparri: “Come vivo o muoio io non lo decide”. Ora con chi è contrario a fine vita, ma anche aborto e unioni civili, Bernini siederà al governo. Già ministra per le Politiche europee nel governo Berlusconi IV, nel 2011, è stata scelta per essere la nuova ministra dell’Università. Nata a Bologna nel 1965, òa sua carriera è iniziata in Alleanza nazionale di Gianfranco Fini, diventando poi esponente del Popolo della Libertà e, infine, di Forza Italia. Eletta in Parlamento per la prima volta nel 2008, nel 2010 corre alle Regionali dell’Emilia-Romagna come candidata di centrodestra. Alle Politiche 2013 viene eletta senatrice del Popolo della libertà, salvo poi aderire alla rinata Forza Italia dal 16 novembre dello stesso anno. Nel 2018 è rieletta a Palazzo Madama, ricoprendo la carica di capogruppo dei senatori azzurri e affianca Antonio Tajani come vicecoordinatrice nazionale del partito. Bernini è avvocata e docente universitaria di diritto pubblico, ma soprattutto fedelissima di Berlusconi. Nel 2013, durante la seduta in Parlamento per il voto sulla decadenza da senatore del Cavaliere, Bernini scelse di vestirsi di nero in segno di lutto.

Ministro della Cultura: GENNARO SANGIULIANO (Tecnico/Area Fdi)

Ministro della Salute: ORAZIO SCHILLACI (Tecnico)

Per il conteso ministero della Salute, Giorgia Meloni ha scelto un tecnico. A essere nominato sarà Orazio Schillaci, da novembre 2019 rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il dicastero a cui puntava Forza Italia, andrò nelle mani dell’accademico che non ha mai ricoperto incarichi di partito. 56 anni, originario di Roma, è stato dal 2013 preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, e dal 2007 è Professore Ordinario di Medicina Nucleare. Dal 2001 è poi direttore della UOC di Medicina Nucleare del Policlinico Tor Vergata; è anche presidente dell’Associazione Italiana Medici di Medicina Nucleare. Schillaci è stato membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità, nominato dal ministro uscente, Roberto Speranza, lavorando a fianco del presidente dell’Istituto Silvio Brusaferro. Tra i primi a fare gli auguri a Schillaci, c’è stato l’ex consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi: “E’ una persona di valore, sia professionale che umano. Lo ha dimostrato in tutti i ruoli che ha ricoperto: di docente, preside, rettore. Sono sicuro che saprà far bene alla guida della Salute”.

Ministro del Turismo: DANIELE SANTANCHÈ (Fdi)

Il Turismo alla “pitonessa”, al secolo Daniela Garnero Santanchè. Proprietaria del Twiga, il celebre beach bar di Forte dei Marmi, la sua storia parte da Cuneo, dall’amicizia storica con il socio Flavio Briatore che ne fa la regina delle feste in Costa Smeralda. Va dal chirurgo plastico torinese Paolo Santanché per rifarsi il naso e lo sposa, acquisendo il cognome che non lascerà più. La sua ascesa in politica è legata a La Russa, nella Milano anni Novanta, di cui è assistente personale e alla nascita di Allenza Nazionale che poi ripudierà: la destra finiana è troppo “annaquata” per lei. Prova a fare la sua “La Destra” insieme a Storace, si candida premier contro Berlusconi, poi rientra nei ranghi con Denis Verdini, con cui fonda il Movimento per l’Italia (Mpl) che confluirà nel Pdl. Viene nominata sottosegretario per l’attuazione del programma senza esser stata eletta. Caduto Berlusconi, esce dai palazzi romani fino al 2013, quando aderisce a Forza Italia. Berlusconi la nomina “responsabile raccolta fondi del partito”, è campionessa di assenze in Parlamento (al 623esimo posto su 630). Nel 2017 passa a Fdi che la elegge al Senato: oggi Giorgia Meloni la riporta al governo.

Hanno collaborato Franz Baraggino, Chiara Brusini, Mauro Del Corno, Pierluigi Giordano Cardone, Thomas Mackinson, Andrea Tundo, Gianni Rosini

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