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Gli Sportelli Immigrazione di Prefetture e Questure romagnole rischiano di trovarsi senza personale – RavennaNotizie.it

Il nuovo anno potrebbe portare in dono regali tanto inaspettati quanto indigesti. Parliamo degli Sportelli Immigrazione romagnoli. Pochi sanno quanto Prefetture e Questure siano carenti di personale, ed in particolare gli uffici che si occupano di tematiche legate al mondo degli stranieri. “Per sopperire a questa carenza strutturale, il Ministero dell’Interno ha attinto al lavoro precario, tramite appalti con Agenzie per il lavoro – spiegano dalla Cgil -. Il ricorso a questi operatori (decine in Romagna, 1200 su tutto il territorio nazionale) ha permesso al Ministero di portare a compimento la “sanatoria” del 2020 concessa, in tempi di COVID, ai lavoratori stranieri irregolari sul nostro territorio”.

L’enorme mole di lavoro ha prodotto la regolarizzazione di tanti stranieri che, sebbene non in regola con la normativa, svolgevano mansioni delicate come l’assistenza e l’aiuto ad anziani e famiglie, oppure lavori in settori deficitari di personale, come quello agricolo.

“Questi operatori interinali, inizialmente assunti per soli 6 mesi, in virtù dell’ottimo lavoro svolto, e delle necessità del Ministero sono stati prorogati più volte per affrontare l’emergenza legata alla presenza di profughi ucraini sul territorio e all’espletamento delle pratiche in materia di flussi regolari, stagionali ed annuali – aggiungono dal sindacato -. Anche nell’area Romagna, come in tutto il resto del Paese, il 1° Gennaio prossimo, però, tutto il lavoro svolto potrebbe andare in fumo. Perché questi lavoratori, giunti ormai a quasi 2 anni di esperienza agli Sportelli, resteranno a casa. Nessuna certezza, ad oggi, sul loro futuro lavorativo. Ed a pagarne le conseguenze sarà il territorio. I lavoratori e le lavoratrici dell’area romagnola affermano che questi Uffici perderanno forza lavoro con percentuali prossime al 70%, determinando inevitabilmente ritardi nel disbrigo di pratiche e lungaggini burocratiche per cittadini, lavoratori e imprese”.

“Il pensiero – dal punto di vista NIDIL CGIL di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena rappresentati rispettivamente da Serena Savini, Valeria Podrini, Alexander Fiorentini e Gabriele Ragonesi – va’ indubbiamente al mercato del lavoro. Infatti si condividono le criticità generali, in particolar modo va considerato il contesto economico in cui troviamo, il nostro territorio sta con difficoltà uscendo dalla profonda crisi legata al COVID, senza sottovalutare il permanere di condizioni di incertezza collegate alla guerra ed alla crisi energetica, non possiamo permetterci questi ritardi che potrebbero determinare importanti ricadute negative nella nostra economia, caratterizzata da una forte vocazione turistica e con un’importante necessità di manodopera straniera in diversi comparti produttivi come il settore dell’agricoltura”.

Alessadro Cambi, coordinatore NIDIL CGIL Emilia-Romagna, ha dichiarato: “così come deve sottolinearsi che Sportelli Immigrazione funzionanti garantiscono un minor numero di situazioni di sfruttamento e lavoro nero che possono insinuarsi nell’attesa di regolarizzare la posizione di stranieri sul territorio che rischiano più di altri di non vedersi riconosciuti diritti e tutele a partire dalla sicurezza sul lavoro alla vita nelle nostre comunità locali”.

Senza dimenticare i lavoratori stessi, che saranno i primi a pagare le conseguenze di questo stallo. Mutui accesi cui non poter far fronte, organizzazione familiare rivoluzionata, incertezza sul futuro lavorativo: tutti “ingredienti” che nessuno dei 1200 operatori vorrebbe prendere in considerazione per il cenone natalizio, così come ci racconta Antonio Poci, portavoce delle lavoratrici e lavoratori in somministrazione nella Prefettura e Questura di Rimini.

“Riteniamo fondamentale garantire la continuità occupazionale alle lavoratrici e lavoratori in somministrazione assegnati da anni allo Sportello Unico per l’Immigrazione e nelle Prefetture di Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena, in quanto esperti, già formati e indispensabili per gestire la crescente mole di lavoro; diversamente verrebbero compromessi i servizi essenziali con ingenti rallentamenti – sostengono dal NIDIL Cgil -. Rispetto a questo non è escluso che da varie parti del paese possano rimbalzare alle cronache esperienze e testimonianze di altre lavoratrici e lavoratori. NIDIL CGIL di Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena saranno al fianco delle lavoratrici e lavoratori per accogliere le loro richieste, garantire ascolto e sostegno nel percorso di rinnovo e stabilizzazione delle posizioni lavorative. In particolare, inizieremo dai livelli territoriali con lo sciopero generale proclamato da CGIL e UIL nazionali e che in tutta l’Emilia-Romagna si terrà il 16 dicembre”.

Un’altra iniziativa in programma è lo sciopero e mobilitazione prevista il 21 dicembre a Roma e sui territori, specifica per le lavoratrici e lavoratori in somministrazione presso le Questure e Prefetture italiane, organizzata da NIDIL, Felsa e Uiltemp nazionali, che hanno proclamato lo stato di agitazione in seguito alle mancate risposte da parte del Ministero dell’interno sul futuro di questi lavoratori. Tra gli obiettivi della richiesta sostenuta anche da Nidil nazionale: la proroga dei contratti e la predisposizione di concorsi in continuità occupazionale nel rispetto delle competenze ed esperienze maturate.

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