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Giavazzi contro Giavazzi

Mister Francesco e Dottor Giavazzi.

 

SE GIAVAZZI (C0NSULENTE DI DRAGHI A PALAZZO CHIGI) NON FA QUELLO CHE GIAVAZZI (EDITORIALISTA DEL CORRIERE DELLA SERA) SCRIVEVA SU NOMINE STATALI E NON SOLO

NOMINE E GIAVAZZI. ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE DELLO SCORSO FEBBRAIO:

Per Domenico Arcuri c’è la prova d’appello con il governo di Mario Draghi. Il manager calabrese che ai tempi dell’ex premier Giuseppe Conte era lanciatissimo verso la guida delle società pubbliche più importanti, come Cdp, poco dopo l’insediamento di Draghi è stato sollevato dall’incarico di commissario all’emergenza Covid conferitogli da Conte, per le polemiche sulle forniture di mascherine.

Era il primo marzo 2021 quando il testimone è passato al generale Francesco Paolo Figliuolo. Arcuri però è rimasto in carica come amministratore delegato di Invitalia, agenzia pubblica (100% Mef) per l’attrazione degli investimenti esteri i cui compiti si sono dilatati nel tempo. Il cda di Invitalia, di cinque componenti, scadrà con l’assemblea degli azionisti che tra pochi mesi dovrà approvare il bilancio 2021.

Arcuri dovrà così affrontare di nuovo il giudizio dell’ex presidente della Bce e del suo consigliere Francesco Giavazzi. È arrivato alla guida della società, si chiamava Sviluppo Italia, a 43 anni, nel marzo 2007. Lo nominò il governo di Romano Prodi, che per rilanciare il carrozzone gli avrebbe preferito Maurizio Prato. Arcuri è stato confermato ad ogni scadenza da tutti i governi, l’ultima volta dal Conte-bis nell’assemblea del 5 dicembre 2019. Affiancato da un presidente del Pd, Andrea Viero, già direttore generale del Comune di Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia, dal 2016 dirigente di Fincantieri.

Lo scorso ottobre Arcuri è risultato indagato per peculato e abuso d’ufficio nell’inchiesta sulle forniture allo Stato di mascherine dalla Cina, in cui l’accusato principale è l’ex giornalista Rai Mario Benotti.

Sono 49 le società partecipate dal Mef o dalle sue controllate il cui cda o vertice gestionale è in scadenza con le assemblee previste in primavera, per un totale di 230 poltrone. Inoltre ci sono 41 società, solo in parte coincidono con le precedenti, in cui scade il collegio sindacale, l’organo di vigilanza, per ulteriori 120 poltrone. In totale ci sono 350 poltrone da assegnare.

Questo emerge da una ricognizione fatta dal Sole 24 Ore con la lista che il Mef ha pubblicato sul sito in questi giorni. Il ministero di Daniele Franco ha però dimenticato di inserire nell’elenco società di primo piano come le quotate Snam (9 consiglieri), Italgas (9) e Fincantieri (10), le cui poltrone sono in scadenza. Si aggiungerà Banca Mps se, come richiesto dal Mef, sarà silurato l’a.d. Guido Bastianini, nominato nel 2020 su indicazione del M5S.

Candidato al terzo mandato l’a.d. di Snam Marco Alverà, classe 1975, portato giovanissimo da Paolo Scaroni all’Enel nel 2002 come direttore della corporate strategy e poi all’Eni dal 2005 per dieci anni.

All’Italgas scade il cda guidato da Paolo Gallo, ex a.d. di Acea e di Grandi Stazioni, nella quale fu voluto dai soci privati Caltagirone, Benetton e Pirelli, che avevano il 40% dell’immobiliare delle Fs. I riflettori sono puntati su Fincantieri, il gruppo che sta crescendo nell’industria della difesa scontrandosi con Leonardo, ex Finmeccanica. Giuseppe Bono, il più longevo top manager pubblico in carica, è alla guida della società dal 29 aprile 2002, quando Pier Francesco Guarguaglini prese il suo posto a Finmeccanica. Nato a Pizzoni (Vibo Valenzia) nel 1944, Bono compierà 78 anni il 23 marzo. Non intende farsi da parte per ragioni anagrafiche.

La partita è aperta. C’è anche l’ipotesi che Bono possa fare il presidente, carica occupata dall’ambasciatore Giampiero Massolo, ex direttore del Dis (servizi segreti), il quale è stato nominato presidente del Comitato promotore di Roma Expo 2030. La poltrona di a.d. è contesa da due manager assunti da Bono in Fincantieri, il d.g. Fabio Gallia (ex Capitalia, ex Bnl, ex a.d. di Cdp) e il direttore della divisione navi militari, Giuseppe Giordo, esperto di industria della difesa. La decisione spetta a Dario Scannapieco, il nuovo a.d. della controllante Cdp, voluto da Draghi al posto di Fabrizio Palermo, il quale è rimasto nel cda Fincantieri.

In scadenza il cda di Sace. Il 19 gennaio si è dimesso il presidente, l’avvocato dalemiano Rodolfo Errore. Il cda ha già designato successore Mario Giro, membro della comunità di Sant’Egidio, ex sottosegretario ed ex viceministro degli Esteri, non eletto alle politiche nel 2013 con la lista Monti. Ma con l’assemblea dovrà essere nominato tutto il consiglio, di nove componenti, tra i quali l’ex senatore Pd Roberto Cociancich, toccato (non è indagato) dall’inchiesta per traffico d’influenze che riguarda l’armatore Vincenzo Onorato e Beppe Grillo. Scade anche il cda di Simest, presidente l’ex ambasciatore in Qatar Pasquale Salzano (è anche presidente della Fondazione Cdp), a.d. Mauro Alfonso.

Da decidere il nuovo cda di Sport e Salute, la Spa che gestisce i fondi pubblici per lo sport italiano, ex Coni servizi. Il presidente e a.d. è Vito Cozzoli, nominato all’inizio del 2020 su indicazione del ministro Vincenzo Spadafora (M5S) al posto di Rocco Sabelli, che era stato scelto dalla Lega con Giancarlo Giorgetti. Ex funzionario parlamentare, Cozzoli è stato capo di gabinetto al Mise dei ministri Federica Guidi nel governo Renzi e dei Cinquestelle Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli con Conte.

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