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Francia, sarà ballottaggio tra Macron e Le Pen. Exit poll: il presidente avanti di 5 punti. Terzo Mélenchon (sinistra radicale) al 21,2%: “Ora nemmeno un voto alla destra”

Sarà ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Secondo gli exit poll sulle elezioni presidenziali in Francia (Ipsos-Sopra Steria), il presidente uscente ottiene il 28% delle preferenze ed è avanti cinque punti rispetto alla candidata del Rassemblement National (23,2%) che, nonostante la rimonta delle ultime settimane, si ferma al secondo posto. Terzo, addirittura a meno di due punti di distanza, Jean-Luc Mélenchon (21,7%) che per un pelo non riesce a strappare il biglietto per andare al secondo turno e paga l’atomizzazione della sinistra. Nel suo primo discorso ai sostenitori, ha annunciato: “Al secondo turno non bisogna dare un solo voto a Marine Le Pen“. Il candidato di estrema destra Éric Zemmour si ferma al 7% e ha invece invitato a sostenere proprio Le Pen. Deludente il risultato della candidata dei Repubblicani Valérie Pécresse che si ferma al quinto posto (4,8%) e dichiara il suo sostegno al presidente uscente (e abbandona i colleghi a destra). Sosterranno Macron anche il candidato dei Verdi Yannick Jadot che non ha fatto più del 4,3% e la socialista Anne Hidalgo, che è crollata sotto il 2 per cento (1,7%). Prende il 2,4% Fabien Roussel del Partito comunista francese. Male, come da previsioni, l’affluenza: l’astensione raggiunge il 26,2% ed è quattro punti più alta della scorsa tornata. Ora che gli occhi sono puntati al secondo turno, fondamentale sarà capire proprio il comportamento di chi ha deciso di disertare le urne.

L’estrema destra al ballottaggio, Le Pen ora chiede i voti di Zemmour – Per la seconda volta Marine Le Pen sfiderà Emmanuel Macron al ballottaggio. Per la leader del Rassemblement national è sicuramente un successo, anche se il risultato è ridimensionato rispetto alle aspettative delle ultime ore. Da quindici giorni infatti era data in grande crescita, tanto da far temere al presidente uscente di perdere la prima posizione. Alla fine il distacco c’è e ora dovrà lavorare sugli elettori di destra che non l’hanno scelta e su tutti quelli che neanche si sono presentanti alle urne. “Tutti quelli che oggi non hanno votato per Emmanuel Macron sono chiamati a unirsi al nostro raggruppamento“, ha detto nel suo discorso ai sostenitori. Il primo a unirsi è stato Eric Zemmour che si è fermato al 7%: “Ho molti disaccordi con Marine Le Pen, ma davanti a lei c’è un uomo che ha fatto entrare milioni di immigrati e che farà di peggio se sarà rieletto. Invito quindi a votare per Le Pen”, ha detto. A destra chi ha invece già mollato Le Pen, è la candidata dei Republicains Valérie Pécresse: “Al ballottaggio “voterò in coscienza per Emmanuel Macron”, ha detto, affermando che “il progetto di Marine Le Pen condurrebbe il Paese alla discordia, al fallimento, la sua vicinanza a Vladimir Putin la discredita“.

Macron ottiene il primo posto. Ma ora ha bisogno dei voti di Mélenchon – Dopo una giornata che anche il suo staff ha descritto di “grande tensione”, il presidente uscente tira un sospiro di sollievo: è davanti a Marine Le Pen e da quel vantaggio può ripartire. Ma non è sufficiente per dormire sonni tranquilli. Soprattutto perché il bacino di elettori a cui deve guardare ora è quello della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon e che più di una volta l’ha bollato come il presidente “dei ricchi”. Il candidato de l’Union populaire, forte del suo successo nelle urne, ha annunciato: “Non bisogna dare neanche un voto a madame Le Pen”. E ha chiesto ai suoi di esprimersi “secondo coscienza”. Non ha nominato Emmanuel Macron, ma ha fatto un appello alla responsabilità. Basterà per i suoi elettori? E’ molto complesso e sicuramente l’unione repubblicana, quella che si è create le altre due volte che l’estrema destra è andata al secondo turno (2002-2017), è sempre più difficile da formare. Senza contare che Macron può contare su un debole aiuto da parte dei Socialisti: Hidalgo, sindaca di Parigi e candidata del partito, non è riuscita ad andare oltre neppure il 2 per cento. Segnali di una crisi pesantissima dentro i partiti tradizionali. Non soddisfa i Verdi neanche il risultato del candidato Jadot: l’exploit di Municipali ed Europee aveva fatto sperare in qualcosa di meglio di un 4 per cento, ma la debolezza del nome scelto per la corsa delle presidenziali non ha permesso di sognare in grande.

“Potete contare su di me per attuare il nostro programma di apertura” e di “indipendenza francese ed europea”, ha detto Macron, rivolgendosi ai militanti alla Porte de Versailles di Parigi. “Nulla è acquisito, il dibattito che avremo nei prossimi quindici giorni è decisivo per la Francia e per l’Europa”, ha avvertito Macron, invitando i connazionali a sbarrare la strada all’estrema destra” di Marine Le Pen in vista del voto per l’Eliseo. Quindi ha annunciato: “Ringrazio Anne Hidalgo, Yannick Jadot, Valérie Pécresse e Fabien Roussel, che questa sera mi hanno sostenuto. Contatterò tutti coloro che vogliono lavorare per la Francia e sono pronto a inventare qualcosa di nuovo per riunire diverse sensibilità e costruire con loro un grande movimento politico di unità e di azione”.

Peggiora l’astensione: in calo di quattro punti rispetto al 2017 – Come previsto da sondaggi e analisti, l’affluenza è calata ancora rispetto a cinque anni fa. Secondo l’istituto Ipsos per la tv pubblica francese – è stata al primo turno del 26,2%. Al primo turno di 5 anni fa, l’astensione fu del 22,2% al primo turno ma nel 2002, anno del record di non votanti, salì al 28,4%, una cifra record.

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