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Forcada: “Ecco perché i giapponesi stanno facendo fatica in MotoGP” – MotoGP – Moto.it

E’ questione di mentalità, devono essere più latini! Ramon Forcada dopo Misano si è fermato insieme al suo pilota Dovizioso, ma non esclude di rientrare nel 2023. Nell’attesa, fa un interessante confronto tra i giapponesi e gli italiani nella MotoGP

13 settembre 2022

Forcada per il momento è fermo, con il team Yamaha RNF ha chiuso: quando Andrea Dovizioso ha annunciato lo stop definitivo dopo il GP di San Marino a Misano, si è saputo che il sostituto nella squadra satellite sarebbe stato il collaudatore Crutchlow con l’assistenza tecnica del test team di Silvano Galbusera. Dunque Ramon è fuori, ma a Dazn Spagna lo spagnolo assicura che gli sta bene così: se arriverà una proposta interessante potrebbe ripresentarsi nel 2023, diversamente sarebbe contento di fermarsi. 

Con tanti anni di esperienza in Yamaha, Forcada è un testimone molto interessante sul modo di lavorare dei giapponesi. L’intervista parte dalle difficoltà che Yamaha ha incontrato in questi anni.

“Ho lavorato molto con i giapponesi e loro cercano sempre la perfezione, ma la perfezione non è tutto. Se lavori con i giapponesi e ti portano sei viti-esemplifica Forcada andando dritto al punto- puoi stare tranquillo che saranno delle viti perfette e non si romperanno mai. Se invece lavori con la Ducati, le sei viti magari si possono rompere, ma loro ti dicono: non ti preoccupare, adesso ne prendiamo altre sei, e sono migliori. E le avrai in un giorno, quando i giapponesi impiegherebbero tre mesi. Ed è qui che costruisci la metà del successo”.


Poi il tecnico spagnolo va oltre, sempre parlando di mentalità. 

“Le case giapponesi pretendono di essere sempre nella legalità, meglio ancora se un po’ più su della legalità. Ma a volte la regola è soltanto una raccomandazione, come è successo quest’anno con le pressioni minime dei pneumatici. Adesso il limite minimo che impone la Michelin è troppo alto: con queste gomme e con tanta aerodinamica, quando si segue da vicino un’altra moto la pressione sale e la moto non si ferma. Sopra la soglia del 2.1 o 2.2, la moto non riesci più a fermarla”.


Ramon sa come occorre lavorare per cambiare davvero. 

“E’ una battaglia che faccio da anni: bisogna osare, essere meno immobili. Occorre capire che non si deve aver paura di sbagliare, se sbagli non succede nulla. Alla Ducati arrivano anche le cose che non funzionano, alla Yamaha no: qui quello che arriva funziona di sicuro, perché sono tre mesi che lo provano in tutti i modi. E però cosa succede? Succede che nel frattempo la concorrenza ha già deliberato altre tre versioni di quella soluzione. Lo dico da anni: se portano un pezzo e poi non funziona, nessuno in squadra si incazzerà”.

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