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Eni, Enel, Snam e non solo. Tutto sul gran ballo nucleare lanciato da Cingolani

Fatti, dichiarazioni e commenti di politici e manager sul nucleare

Ancora dibattito politico e tensioni latenti fra aziende energetiche sul nucleare.

Ecco le novità sul tema avviato dopo le parole del ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che oggi è tornato sul tema.

Ecco tutti i dettagli.

LE PAROLE DEL MINISTRO CINGOLANI

“Ho detto quello che dovevo dire, non ho veramente nulla da aggiungere. Bisogna solo studiare. Basta”, ha detto oggi il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, a margine di un talk sulla sostenibilità nell’ambito del Salone del Mobile di Milano, rispondendo a chi gli chiedeva come superare il retaggio culturale per cui in Italia non si può parlare di nucleare. “Non bisogna aver paura” di eventuali ostacoli alla transizione ecologica. “È un momento dove abbiamo delle grandi prospettive e vanno messe a terra, bisogna solo lavorare sodo. La sintesi – ha continuato – secondo me oggi per un osservatore esterno è ‘work in progress’. Genio creatività tecnologia serie’: questa è un’Italia leader internazionale. Partiamo da qua e proseguiamo sempre”.

LE CRITICHE DI CONTE

“Non possiamo tornare all’energia atomica come soluzione e come pilastro della nostra politica ambientale”. Così il leader M5s Giuseppe Conte, rispondendo ad una domanda di un cronista a margine di una iniziativa a Napoli a sostegno del candidato sindaco Gaetano Manfredi. “Noi dobbiamo lavorare con le tecnologie che abbiamo, ma soprattutto se vogliamo una transizione ecologica che migliori la qualità di vita dei cittadini, coinvolgiamo i cittadini, ne discutiamo, rispettiamo le loro sensibilità e utilizziamo tutte le ecologie già disponibili. Oggi – prosegue- le fonti rinnovabili costano sempre meno. L’energia nucleare costa molto di più. Per cui è di quarta generazione, di quinta e di sesta, perché c’è una sensibilità degli italiani e c’è una prospettiva di politica ambientale che deve andare in direzione diversa, come avviene in altri Paesi”.

IL PLAUSO DI SALVINI

“Il nucleare è un’energia molto più pulita e molto meno pericolosa rispetto ad altre”, si legge sul quotidiano romano. “Negli stessi minuti nella sessione di workshop Ambrosetti a lui dedicata il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti fa un discorso molto simile: ‘Il tema della transizione non può diventare un discorso etico-filosofico’. E quindi bisogna esigere ‘un terreno di confronti e competitività uguale per tutti. Evitando che le risposte dei vari paesi siano asimmetriche’. Francia e Cina sul nucleare stanno già puntando. ‘Noi ci dobbiamo chiedere come ci comportiamo, difendiamo o non difendiamo questo tipo di fonte di energia’, chiede Giorgetti. La posizione del segretario della Lega – espressa in un dialogo con i giornalisti prima di lasciare Cernobbio – è identica.

“Se uno già dice no a valutare dimostra chiusura mentale – ha detto Salvini -. La valutazione non comporta già un giudizio. Secondo me è stato un errore fermarsi i passato. È chiaro che è un tipo di scelta che ti porta i risultati dopo 15 anni, non dopo 15 giorni, però l’idrogeno verde, blu ed energia pulita perché no? Sostengo assolutamente l’idea del ministro Cingolani”.

CHI CHIEDE SUSSIDI SECONDO ZANCHINI (LEGAMBIENTE)

“La ragione per cui questa discussione di inizio settembre continuerà a lungo sta nel fatto che si tratta di un vero e proprio conflitto tra interessi – ha sottolineato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente in un intervento sul quotidiano Domani -. Tra chi pensa che i cambiamenti climatici impongano una svolta politica e industriali (…) e chi prova a smontare obiettivi su rinnovabili e gas serra, credibilità delle tecnologie e fattibilità reale di questo scenario. La vera posta in gioco non sta nel ribaltare l’architettura di decisioni messa in piedi con l’accordo di Parigi sul clima, ma nel rallentarla e ricavare uno spazio per ottenere fondi per la ricerca europea e nazionale sul nucleare, per la cattura e lo stoccaggio di carbonio collegata a impianti a gas, per l’idrogeno da fonti fossili”. “Le regole fissate da Next Generation Eu hanno impedito che questi progetti fossero finanziati con il Recovery Plan italiano e ora Eni, Snam e Leonardo provano a cercare altre strade per ottenere finanziamenti”.Per Cingolani, conclude Zanchini “il banco di prova arriverà presto, visto che nei prossimi mesi il governo dovrà approvare un nuovo Piano energia e clima con le scelte per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione europea”

STARACE: TORNARE AL NUCLEARE NON REALISTICO

Nella transizione energetica bisogna fare in fretta, ma la strada non è il nucleare secondo il numero uno di Enel che ha parlato nel fine settimana. “Nel mix energetico italiano meno combustibili fossili ci sono e meglio stiamo tutti. Quanto più velocemente ci disfiamo della percentuale di energia che stiamo producendo da fonti fossili, tanto meglio siamo messi dal punto di vista energetico. Per fare questo è necessario accelerare gli investimenti nelle rinnovabili”, ha detto l’a.d di Enel Francesco Starace al workshop Ambrosetti. Sul nucleare Starace chiude, “no, non è realistico pensare a una riconsiderazione. Quello che viene definito ‘nuovo nucleare’ “non è tanto nuovo come sembra”.

LA POSIZIONE DI BOMBASSEI (BREMBO)

Basti pensare alle parole di Alberto Bombassei, presidente del gruppo Brembo: “Gli impianti di quarta generazione costituiscono un’alternativa molto interessante”, come ha ricordato Energia Oltre riprendendo un articolo del Gazzettino.

CINGOLANI: NESSUNA APERTURA LA TECNOLOGIA ANCORA NON C’È

Due giorni fa, Forum Ambrosetti, il ministro ha tenuto a precisare di non avere una proposta da fare sul nucleare “ma ci sono esperimenti in corso che meritano attenzione”. E oggi dalle pagine di Repubblica tuona: Vogliono fermarmi per poi dire che ho fallito, ma i tabù non salvano il Clima”. “Cingolani – scrive il quotidiano – non ce l’ha con gli ambientalisti ‘lavoro con Legambiente come con gli altri tutti i giorni, è con loro che mi confronto’. Quello che non sopporta sono i ragionamenti che guardano al cortile di casa e non si basano sui numeri”. L’esempio del ministro e la carbon capture “che per noi è tabù” ma che “Stati Uniti” e “Germania utilizzano”.

Sull’Huffington Post il ministro poi precisa più chiaramente la questione: “Non ho fatto nessuna apertura sul nucleare: cosa apro che non c’è la tecnologia? Capisco che su alcuni temi il mio pensare sempre molto avanti possa generare confusione. Qualcuno ha detto perché non penso a fare le rinnovabili, ma non è che se parlo del futuro non sto pensando al presente”.

“Non bisogna temere quello che non si conosce, bisogna studiare. C’è qualcuno che lo sta studiando per noi, stop – ha proseguito il ministro -. Sono un po’ meravigliato del fatto che dire a dei giovani studiate e valuteremo abbia generato reazioni scomposte. Capisco che su alcuni temi il mio pensare sempre molto avanti possa generare confusione. Qualcuno ha detto perché non penso a fare le rinnovabili, ma forse non sa che stiamo facendo i bandi: non è che se parlo del futuro non sto pensando al presente”.

Mentre sugli ambientalisti ha aggiunto: “Nel mondo ci sono molti ambientalisti radical chic: sono quelli che dicono di volere una cosa ma non nel loro giardino. Ho detto che ci sono altri ambientalisti per il no sempre e comunque, ideologici, e questi fanno più danno della crisi stessa perché non ti consentono di guardare al futuro. Se avessero detto che nel mondo ci sono un sacco di scienziati brocchi o che non dicono il vero non mi sarei sentito toccato da questa cosa. Collaboro con Legambiente, con il Wwf, ho usato i loro rapporti: se avessi voluto dire qualcosa di qualcuno avrei fatto nomi e cognomi”.

SCARONI SPOSA LE TESI DI CINGOLANI

Le parole di Cingolani sul nucleare sono state accolte con favore anche da Paolo Scaroni, ex amministratore delegato di Eni e attuale vicepresidente della banca d’affari Rothschild: Sul nucleare condivido quanto ha detto il ministro Cingolani. Non si può escludere a priori una tecnologia che annulla le emissioni di anidride carbonica». E’ quanto ha sostenuto in una intervista a la Repubblica Paolo Scaroni, già amministratore delegato di Enel ed Eni, è oggi vicepresidente della banca d’affari Rothschild.
«Se – come è giusto che sia – l’Europa si pone l’obiettivo di arrivare a zero emissioni di CO 2 nel 2050, nella linea tracciata anche dagli Accordi di Parigi, allora non si può dire di no e basta al nucleare, che ha l’indubbio vantaggio di non generare emissioni».
«Ma il problema non è certo solo italiano, bensì globale. L’effetto serra non si combatte su scala nazionale. E mentre noi stiamo parlando, nel mondo sono in funzione 436 centrali nucleari e altre 53 sono in costruzione: tra queste due in Giappone, dove pure c’è stato l’incidente di Fukushima, una in Finlandia e una in Gran Bretagna; insomma ci sono Paesi sviluppati come noi che usano e investono sul nucleare. La stessa Agenzia internazionale per l’energia prevede che la produzione da fonti nucleari raddoppierà da qui al 2050».
«La transizione energetica, di cui tutti abbiamo capito la necessità, è ai suoi primi vagiti: gli impianti eolici e solari sono apparsi nel 2004 e da allora abbiamo speso ben 3.800 miliardi di dollari per arrivare a coprire con fonti rinnovabili solo il 2% della produzione globale di energia. Se bisognasse arrivare all’80% con gli stessi costi la spesa sarebbe insostenibile. E poi quelle fonti rinnovabili non evitano di utilizzarne altre che producono CO 2 , come il gas, per sopperire ai momenti in cui non c’è vento o luce» ha continuato Scaroni.
“Con le tecnologie che abbiamo oggi, e anche ipotizzando uno sforzo enorme sulle rinnovabili, non saremmo in grado di rispettare gli impegni per il 2050».

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