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Eni, Egitto e le bordate Calenda-Letta

Che ruolo può avere l’Egitto nelle nuove strategie energetiche italiane. Eni giocherà ancora in prima fila, ma il centrosinistra dibatte…

Le nuove strategie italiane in materia energetica rimettono al centro le relazioni con l’Egitto. Dopo il viaggio di Draghi ad Algeri e il programma per nuove visite post-pasquali in Congo, Angola e Mozambico, il piano del distacco dal gas russo continua. Eni ha riacceso i legami con Il Cairo firmando un accordo quadro che consentirà di massimizzare la produzione di gas e le esportazioni di gas naturale liquefatto. Da un lato, queste mosse si inseriscono nelle polemiche per la vicenda Regeni con il regime di Al-Sisi. Dall’altro però certificano la nuova centralità del paese nordafricano nel quadro energetico.

COME ROMA SI LEGA A IL CAIRO SUL GAS

Con la firma tra il numero uno di Egas, Magdy Galal, e il direttore generale Natural Resources dell’Eni, Guido Brusco, Italia ed Egitto hanno deciso di operare ancora più insieme e puntare forte sull’iper produzione di gas per sopperire alla forzata decisione di dire addio alle forniture moscovite. Nel piano rientra anche l’attività del cane a sei zampe su nuovi giacimenti nelle regioni del Delta del Nilo, del Mediterraneo Orientale e del Deserto Occidentale, oltre che nei blocchi già presenti.

I carichi di Gnl saliranno così a 3 miliardi di metri cubi nel 2022, in base anche all’accordo dello scorso anno.

IL REGIME DI AL-SISI NELLE STRATEGIE ITALIANE (NONOSTANTE IL CASO REGENI)

Secondo un’analisi di Oilprice, c’è molto di più: “il Cairo sta tentando di approfittare della richiesta globale di più energia pulita. Il governo egiziano sta attualmente valutando le sue opzioni per mettere in atto una strategia per l’idrogeno da 40 miliardi di dollari nel 2022. I primi passi verso questa strategia aggressiva stanno già ricevendo il sostegno della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS)”. Gli accordi istituzionali sono già partiti per valutare l’entità della catena di approvvigionamento dell’idrogeno. L’obiettivo è produrre entro la fine del decennio 1.400 MW per un costo di 40 miliardi di dollari.

TANDEM EGITTO-UE

Anche l’Unione europea come soggetto politico sta lavorando insieme al governo egiziano. Alla base ci sono nuove aree nella zona di Suez per avviare la produzione di idrogeno verde. “Il primo ministro egiziano Moustafa Madbouly ha annunciato questa assegnazione durante un incontro con il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans al Cairo” scrive ancora Cyril Widdershoven. L’Egitto resterà al centro delle questioni ambientali ed energetiche:  la Cop27 si terrà a Sharm El Sheikh nel novembre 2022.

C’ENTRA ANCHE L’ENERGIA RINNOVABILE

“Il mese scorso, Yehia Zaki, presidente della zona commerciale del Canale di Suez, ha dichiarato che ci sono piani per costruire un ulteriore impianto di ammoniaca verde da 220.000 tonnellate all’anno”. Costo stimato: 1 miliardo di dollari. Inoltre, “Al Nowais Group ha riferito di aver presentato una proposta al Ministero dell’Elettricità egiziano per una fusione dei suoi progetti di energia solare da 500 MW con ADIA, l’Abu Dhabi Investment Authority (SWF), progetti di idrogeno in Egitto. ADIA diventerebbe un partner nel progetto di produzione di ammoniaca”.

Dunque, i piani dell’Egitto comprendono il gas naturale ma anche le rinnovabili. Ovviamente c’è un valore geopolitico e strategico nazionale alla base di queste prospettive energetiche. Ma, come si suol dire, meglio di niente.

LETTA VEDE BONOMI (CONFINDUSTRIA)

Come spesso capitato in queste settimane, i riflessi della politica estera hanno acceso i toni dello scontro politico. Ieri è stata la volta della corrida verbale tra Azione e Pd.

Intanto, quest’ultimo ha incontrato Confindustria. Materie prime, energia, capitale sociale, taglio del cuneo contributivo. Sono le quattro priorità su cui, si è focalizzato ieri il confronto tra Carlo Bonomi e i vertici dell’Associazione con il Segretario Nazionale del Partito Democratico, il Senatore Antonio Misiani e i componenti della task force DEM su caro-vita ed emergenza economica.

Dall’incontro, secondo quanto informa una nota di Confindustria, è emersa l’importanza di tenere aperto un dialogo permanente sui temi delineati, oltre alla necessità di mettere subito in campo iniziative strutturali e congiunturali per sostenere il reddito degli italiani e le imprese, il vero asset di sicurezza e competitività del Paese. In conclusione, si è sottolineata l’opportunità, in questo momento di grave crisi economica e sociale, di rafforzare il dialogo tra istituzioni e parti sociali, a livello nazionale ed europeo, nella logica di realizzare quel Patto Sociale, più volte richiamato da Confindustria, indispensabile per sostenere il Governo e la politica a fare quelle scelte coraggiose di cui il Paese ha bisogno.

SILURO DI CALENDA E LETTA: “HAI UNA SOLUZIONE O FAI SOLO RETORICA?”

Il fil rouge con la strigliata calendiana arriva qui. Letta, durante la trasmissione ‘Forrest’ su Rai Radio Uno ha espresso perplessità sul recente accordo che l’Italia ha stipulato con l’Egitto per la fornitura di circa 3 milioni di tonnellate di gas liquefatto, nell’ottica di staccarsi dai rifornimenti russi: “La vicenda di Regeni è una vicenda che va oltre la singola vicenda personale, è un simbolo della necessità di difendere i diritti umani, della necessità di fare giustizia”. Da qui “i dubbi sicuramente molto alti” espressi dal segretario Pd.

Contro le parole di Letta è arrivato un tweet del leader di Azione, Carlo Calenda: “Enrico Letta, vuoi lo stop immediato e totale al gas russo ma non vuoi il gas scelto perché l’Egitto viola i diritti umani. Però non vuoi neanche il carbone per sostituire temporaneamente il gas russo, perché inquina. Hai una soluzione o facciamo solo retorica?”.

A prescindere dai giudizi di merito, da queste parti non manca mai l’occasione per farsi riconoscere.

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