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Emiliano perde la “Disfida di Barletta” e la segreteria regionale

Costa cara la “Disfida di Barletta” a Michele Emiliano. Il governatore, ignorando gli inviti alla prudenza giunti dal Pd nazionale – con interventi di Francesco Boccia, responsabile Enti locali, e Marco Meloni, coordinatore della segreteria – ha imposto nella città del nord Barese un candidato sindaco non condiviso con Roma, proponendo una coalizione dei dem solo con i civici transfughi dal centrodestra (vicini storicamente al capogruppo regionale Pd Filippo Caracciolo), senza però ricevere sostegno da sinistra e M5s. Da qui il braccio di ferro con il Nazareno, costretto alle maniere forti per affermare il centralismo democratico in una Puglia finora autogestita dagli emilianisti come un emirato autonomo: in arrivo c’è il commissario, che potrebbe essere proprio Francesco Boccia.

  

La reazione di Enrico Letta, dopo la sconfessione dei suggerimenti nazionali – non si è fatta attendere e così il segretario regionale uscente, invece di essere defenestrato, ha preferito comunicare sui social il suo “passo indietro”, gesto che non aveva ritenuto opportuno fare nei mesi scorsi, quando era stata commissariata (con un ignoto funzionario romano) la procedura congressuale per gravi irregolarità che ne limitavano partecipazione e pluralismo. Lacarra, punto d’incontro tra Emiliano e il sindaco di Bari Antonio Decaro, ha giustificato la sua uscita di scena spiegando che il suo è stato un gesto “utile a favorire un percorso chiaro verso la celebrazione dei congressi e affinché questi possano svolgersi in un clima di sano e sereno confronto e di ampia partecipazione”.

    

La realtà è differente: il partito nazionale aveva chiesto che anche a Barletta si lavorasse per una coalizione sul modello del “campo largo progressista” indicato da Enrico Letta, ma Emiliano – affiancato dal segretario Lacarra e dal sottosegretario Assuntela Messina – ha accelerato e presentato il candidato del Pd (l’ex dirigente comunale Santa Scommegna) e dei civici che avevano governato cinque anni con le destre. “Una forzatura”: hanno tuonato in coro M5s con il senatore Ruggiero Quarto, ma anche Sinistra italiana e Articolo Uno. Sul tema Boccia si era speso con una lettera aperta ai vertici dem pugliese, auspicando che ci fosse una concertazione con il Pd nazionale, e soprattutto si evitasse la “degenerazione” politica praticata dando spazio alle civiche trasformiste. Marco Meloni era stato altrettanto tranchant sulla querelle barlettana, parlando di “un confuso coacervo di liste civiche”. Parole cadute nel vuoto.

 

Sullo sfondo c’è il tentativo del Pd nazionale di regolamentare la cosiddetta “coalizione dei pugliesi”, ovvero l’invincibile armata di Michele Emiliano, fondata su uno schema politico ampio che va dal sindaco di destra di Nardò Pippi Mellone agli ex berlusconiani come il neoassessore alla Sanità Rocco Palese, alla sinistra identitaria e antifascista. Emiliano, però, non se ne cura e tira dritto, perché, sussurrano dal suo entourage, con questo schema “si vincono regionali e amministrative da più di dieci anni di fila…”.

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