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Ecco le aziende americane di Gnl coccolate da Di Stefano (M5s)

In visita a Washington, il sottosegretario M6s degli Esteri, Manlio Di Stefano ,si è riunito con un’associazione di produttori americani di gas liquefatto per ottenere forniture a prezzi vantaggiosi per l’Italia. Ecco cosa sappiamo dell’incontro e chi sono i vertici di LNG Allies

 

Durante la sua visita negli Stati Uniti, il sottosegretario agli Affari esteri Manlio Di Stefano, del Movimento 5 Stelle, si è riunito martedì con i rappresentanti di LNG Allies, un’associazione dei produttori americani di gas naturale liquefatto (GNL o LNG).

L’obiettivo dell’incontro – ha spiegato lo stesso Di Stefano in un tweet – è stato quello di “garantire all’Italia parte rilevante delle maggiori esportazioni di LNG verso l’Europa concordate da Biden e Von Der Leyen, a prezzo e condizioni di vantaggio per Italia”.

DI STEFANO, ANTIAMERICANO CONVERTITO?

In passato Manlio Di Stefano ha spesso sposato posizioni antiamericane e filorusse, riferendosi per esempio all’Ucraina come a uno “stato fantoccio della Nato (Usa e Ue)”.

Come ricostruisce Il Foglio, nel 2016 Di Stefano ha rappresentato il Movimento 5 Stelle al congresso di Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin. Nel 2015 scrisse, sul blog di Beppe Grillo, che “gli Stati Uniti stanno trascinando l’Ue in una crociata contro la Russia, che contraddice gli interessi storici del nostro continente”. Nel 2017 definì la NATO uno “strumento di aggressione per il perseguimento di tre obiettivi strategici degli Stati Uniti”.

COSA FANNO ITALIA E UE PER DISTACCARSI DAL GAS RUSSO

L’Italia e l’Unione europea sono al lavoro per ridurre quanto più velocemente possibile la dipendenza energetica dalla Russia, che è forte soprattutto sul gas naturale: Mosca vale il 43 per cento circa del totale importato dall’Italia e il 40 per cento circa del totale, in media, a livello comunitario.

Il piano del governo italiano per la sostituzione del gas russo sta puntando molto sull’aumento delle forniture dall’Africa (Algeria, Angola e Congo, ad esempio), facendo leva sulla presenza di Eni nel continente. Ma anche il gas liquefatto di provenienza statunitense (e non solo) potrebbe avere un ruolo importante nel prossimo futuro: ad oggi il GNL vale il 13 per cento delle importazioni italiane di gas e arriva principalmente dal Qatar, mentre la quota americana è più contenuta, intorno all’8 per cento.

L’Unione europea ha intenzione di ridurre di due terzi le importazioni di gas russo entro la fine dell’anno (ovvero 102 miliardi di metri cubi all’anno in meno, sui 155 totali), anche attraverso un aumento delle importazioni di gas liquefatto. Nello specifico, vuole comprare 50 miliardi di metri cubi di GNL.

L’ACCORDO CON GLI STATI UNITI

A fine marzo gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con l’Unione europea per fornirle, in collaborazione con i loro “partner internazionali”, 15 miliardi di metri cubi di GNL nel 2022. Nel più lungo periodo, Washington si è detta disponibile a vendere all’Europa ulteriori 50 miliardi di metri cubi di GNL all’anno fino al 2030, mentre Bruxelles si impegnerà a “garantire una domanda stabile“.

COSA HA DETTO DI STEFANO

Di Stefano ha dichiarato che il governo italiano sta “discutendo in modo molto operativo con i produttori statunitensi, che ci forniscono già circa il 10 per cento del gas che importiamo. Ho quindi iniziato la mia giornata a Washington incontrando i rappresentanti di LNG Allies, associazione che riunisce i produttori statunitensi di gas naturale”.

L’obiettivo è far sì che una “parte rilevante” – spiega il sottosegretario – dei 15 miliardi di metri cubi di GNL concordati tra Washington e Bruxelles arrivi all’Italia, “a un prezzo vantaggioso e a condizioni di favore per le nostre imprese”.

Non è chiaro in che modo, però. Come riporta La Stampa, il governo italiano ha proposto la creazione di joint venture tra società americane e italiane con l’intenzione di rafforzare l’industria estrattiva degli Stati Uniti. Le società statunitensi, tuttavia, più che allo sviluppo di partnership sono interessate alla sottoscrizione di contratti di fornitura a lungo termine, che garantirebbero loro la certezza di un ritorno degli investimenti in un contesto incerto come quello della transizione energetica, che prevede un distacco dai combustibili fossili. Gli Stati Uniti hanno bisogno di accrescere la loro capacità di esportazione, ad oggi praticamente satura: per potenziare gli impianti o costruirne di nuovi servono però anni (due-tre, in media) oltre che capitali (un grande terminale può costare anche 1 miliardo di dollari).

CHI SONO I MEMBRI DI LNG ALLIES

LNG Allies (nota anche come US LNG Association) è nata nel 2014 e si descrive sul suo sito come “la sola organizzazione no-profit indipendente focalizzata esclusivamente sulla promozione degli interessi dell’industria statunitense del GNL”: lo fa promuovendo leggi e “politiche pubbliche efficaci” e lavorando per “aprire nuovi mercati, espandere i mercati esistenti e istituire relazioni strategiche”.

Presidente e amministratore delegato dell’associazione è Fred Hutchison, presidente della società di consulenza Franklin-Hamilton; in precedenza ha lavorato per società di lobbying come Cornerstone Government Affairs e FleishmanHillard.

Tra i consulenti senior di LNG Allies ci sono Douglas Hengel (vice-assistente segretario di stato per l’energia dal 2007 al 2010) e Mark Menezes (vicesegretario dell’Energia dal 2020 al 2021 e manager alla holding Berkshire Hathaway).

L’associazione non rivela pubblicamente la lista dei suoi membri. Start Magazine aveva però dedicato un approfondimento sulle principali aziende americane che esportano GNL: Cheniere Energy, Venture Global LNG, Tellurian, Sempra, Freeport LNG e Dominion Energy. Il fondo BlackRock risulta azionista di molte di loro.

COSA FA LNG ALLIES IN EUROPA DELL’EST

In una pagina del suo sito web, LNG Allies racconta di aver collaborato con i suoi “alleati in Europa centrale e orientale, che hanno costruito nuovi terminali di importazione di GNL e gasdotti” per aiutare “la Polonia, la Lituania e le altre nazioni a liberarsi dalle pratiche predatorie dei prezzi del monopolista statale del gas al loro est”: il riferimento è a Gazprom, la società gasifera controllata dal governo russo.

Ieri Gazprom ha interrotto le forniture di gas alla Polonia e alla Bulgaria. Varsavia può importare fino a 6 miliardi di metri cubi all’anno di gas liquefatto attraverso il terminale di Świnoujście, sul mar Baltico.

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