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Ecco il piano di Biden per frenare le vendite di chip alla Cina

Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti presenterà a breve un regolamento per limitare le esportazioni verso la Cina di chip avanzati, come quelli per l’intelligenza artificiale. Tutti i dettagli

Pronto il piano di Biden per frenare le vendite di chip alla Cina.

Stando a Reuters, gli Stati Uniti hanno intenzione di ampliare le restrizioni alle esportazioni verso la Cina di chip avanzati, come quelli per l’intelligenza artificiale, e di apparecchiature per la produzione di semiconduttori. Lo faranno attraverso dei nuovi regolamenti che verranno pubblicati il mese prossimo, e che saranno basati sulle limitazioni che il dipartimento del Commercio ha già comunicato tramite lettere a tre aziende: KLA, Lam Research e Applied Materials, tutte con sede in California.

IL DIVIETO DEL DIPARTIMENTO DEL COMMERCIO

Il dicastero – guidato dalla segretaria Gina Raimondo – ha infatti vietato loro di vendere apparecchi per la produzione di chip alle fabbriche cinesi che realizzano semiconduttori di dimensioni inferiori ai 14 nanometri (i più avanzati sono quelli di 3 nanometri), a meno che non ottengano licenze specifiche rilasciate dallo stesso dipartimento.

IL CASO NVIDIA-AMD

Reuters scrive che le nuove regole andranno inoltre a codificare le restrizioni imposte recentemente dal dipartimento del Commercio a NVIDIA e ad AMD (anch’esse californiane), che hanno costretto le due società a interrompere le vendite di chip per l’intelligenza artificiale alla Cina, dove potrebbero venire impiegate per applicazioni militari.

– Leggi anche: Cosa fa (e farà) la Cina su microchip, telco e digitale

LE LETTERE IS-INFORMED

Tutte queste limitazioni sono state poste in essere dal dipartimento attraverso le cosiddette lettere is-informed: hanno il vantaggio di permettere l’attuazione rapida dei meccanismi di controllo delle esportazioni, scavalcando i tempi ben più lunghi di stesura delle norme; d’altro lato, però, le lettere sono valide solo per le aziende che le ricevono.

Trasformare le lettere in regole vere e proprie significa ampliare la loro portata, sottoponendo tutte le società americane produttrici di chip alle medesime condizioni: Intel e Cerebras Systems (californiane anch’esse), per esempio, vogliono sfidare il primato di NVIDIA e AMD nel settore dei chip per l’intelligenza artificiale.

NON SOLO CHIP

Una fonte di Reuters ha fatto sapere che la futura normativa del dipartimento del Commercio prevedrà l’obbligo di licenza non solo per i semiconduttori destinati alla Cina, ma anche per i prodotti che li contengono. Aziende americane di sistemi informatici come Dell, HP e Supermicro realizzano server per i centri elaborazione dati contenenti chip A100 di NVIDIA, quelli oggetto delle restrizioni di Washington.

SICUREZZA NAZIONALE

Un funzionario di alto grado del dipartimento del Commercio ha spiegato a Reuters che “come regola generale, cerchiamo di codificare qualsiasi restrizione contenuta nelle lettere is-informed con una modifica normativa”.

Un portavoce ha detto invece che il dicastero sta “adottando un approccio completo per implementare ulteriori azioni per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e gli interessi di politica estera”, ossia impedire alla Cina di acquisire tecnologia statunitense con la quale modernizzare le proprie industrie e le proprie forze armate.

– Leggi anche: Chip, Taiwan ammicca agli Usa bloccando gli affari di Foxconn in Cina

L’OBIETTIVO DI BIDEN E LE DIFFERENZE CON TRUMP

È noto da tempo che l’amministrazione del presidente Joe Biden vuole evitare di contribuire allo sviluppo di tecnologie dual use (che hanno cioè duplice uso, sia in ambito civile che militare) da parte di Pechino.

L’obiettivo è sostanzialmente lo stesso dell’ex-presidente Donald Trump, ma cambia l’approccio. Una delle differenze sta nel fatto che Biden ha trasferito la competenza sulla compilazione di blacklist di aziende straniere e di norme sull’export dal dipartimento della Difesa a quelli del Tesoro e del Commercio, probabilmente per garantire una migliore tenuta legale dei vari provvedimenti.

LA SFIDA TECNOLOGICA CON LA CINA

L’azione normativa del dipartimento del Commercio rientra nel piano più ampio dell’amministrazione Biden per arrestare i progressi tecnologici della Cina.

“La strategia”, ha spiegato Jim Lewis, analista tecnologico del CSIS, “è quella di bloccare la Cina, e [gli Stati Uniti, ndr] hanno scoperto che i chip sono un collo di bottiglia” perché la capacità manifatturiera di Pechino è limitata e il paese dipende dalle importazioni. Almeno per il momento “non possono produrre questa roba, non possono produrre le attrezzature di produzione”, ha aggiunto Lewis; la Cina, tuttavia, sta lavorando e investendo per arrivare all’autosufficienza.

Riferendosi al piano dell’amministrazione Biden e alle possibili ripercussioni sulle aziende americane, Clete Willems – un ex-funzionario del Commercio sotto Donald Trump – ha detto che “la coordinazione con gli alleati è la chiave per massimizzare l’efficacia e minimizzare le conseguenze indesiderate” delle nuove normative. “Questo dovrebbe favorire regolamenti più ampi che altri possano replicare invece di lettere is-informed una tantum”.

– Leggi anche: Ecco gli aiuti di Stato Usa per la produzione di microchip

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