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Ecco i piani di Ford e General Motors sui chip

Ford e General Motors hanno intenzione di entrare nell’industria dei microchip, scrive il Wall Street Journal. Puntano all’integrazione verticale per proteggersi da crisi future. Tutti i dettagli

 

Due importanti case automobilistiche statunitensi, Ford e General Motors, hanno intenzione di entrare nell’industria dei semiconduttori (o microchip), dopo che la carenza di questi componenti critici – che va avanti da circa un anno – ha danneggiato i loro livelli produttivi.

GLI ACCORDI

Come riporta il Wall Street Journal, giovedì mattina Ford ha presentato un accordo strategico con la società americana GlobalFoundries sullo sviluppo di chip: l’intesa potrebbe sfociare in una produzione congiunta di semiconduttori sul territorio statunitense.

General Motors, invece, è in trattative con due delle aziende più grandi del settore, ossia Qualcomm (americana) e NXP Semiconductors (nederlandese), per collaborare allo sviluppo e alla manifattura di chip.

RIPENSARE L’ORGANIZZAZIONE

Le mosse di Ford e General Motors – spiega il Wall Street Journal – sono gli ultimi esempi di come le interruzioni alla produzione legate alla pandemia stiano spingendo le aziende a esercitare un maggiore controllo sulle catene di approvvigionamento, spostando la produzione più vicino “a casa”, se non addirittura al loro stesso interno.

Per gestire i ritardi nelle spedizioni e gli intoppi nei trasporti, molte società hanno infatti deciso di ripensare la geografia delle loro catene di approvvigionamento, delineando strategie che stavolta diano priorità all’affidabilità rispetto all’efficienza di costo. La ricerca dell’efficienza ha, finora, comportato delocalizzazione ed esternalizzazione.

COSA SUCCEDE ALL’INDUSTRIA DELL’AUTO

Nell’industria automobilistica, in particolare, le case stanno ricercando l’integrazione verticale piuttosto che l’esternalizzazione dei componenti chiave a fornitori esterni. I produttori di automobili, in sostanza, vogliono sempre più spesso diventare produttori anche di semiconduttori e di batterie per i veicoli elettrici.

La crisi negli approvvigionamenti di microchip, legate alle perturbazioni create dalla pandemia, sta anche promuovendo una collaborazione più profonda tra aziende di settori diversi: come appunto quelle dell’industria automobilistica e quelle tecnologiche.

COSA VUOLE FORD

Ford pensa di portare parte delle attività di sviluppo di chip al suo interno (in-house). La società ha spiegato che, progettandosi da sé i chip che andrà a utilizzare sui veicoli, renderà questi ultimi migliori (per quanto riguarda le capacità di guida autonoma o i sistemi di batteria, ad esempio) e ridurrà i rischi futuri di approvvigionamento.

COMPETIZIONE PER I TALENTI

Il design dei chip è però un’operazione altamente complicata, che solitamente richiede molto tempo per essere padroneggiata. Ford dovrà attingere a know-how esterno, e quindi si ritroverà a partecipare alla “competizione per i talenti” (vale a ingegneri specializzati) sia con i produttori tradizionali come Intel, sia con le compagnie tecnologiche come Amazon e Apple che – anche loro – stanno puntando sulla progettazione interna dei propri chip.

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