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Ecco gli Stati dove le industrie italiane esporteranno di più. Report Sace

Le vendite italiane di beni verso la Germania, primo mercato di sbocco, saranno caratterizzate nel 2021 da una crescita a doppia cifra, grazie al traino dei beni di investimento e intermedi. Estratto dal Rapporto Export 2021 di Sace

 

Il diverso grado di impatto sanitario ed economico della pandemia e la differente capacità di attuare piani anticiclici di sostegno e rilancio evidenziano, come già menzionato (Cfr. Cap.1), una ripresa eterogenea della domanda di import anche a livello geografico. Pertanto, l’export italiano seguirà nel 2021, e negli anni successivi, sentieri di rapida ripresa e crescita in alcuni mercati, di mero recupero del terreno “perso” nella crisi in altri e di risalita più lenta in altri ancora. Prendendo ispirazione dall’anno olimpico, le principali destinazioni del Made in Italy sono qui di seguito suddivise in 4 gruppi, in cui convivono geografie già consolidate e altre tuttora poco presidiate, sulla base di una capacità di recupero delle nostre esportazioni di beni in valore già completa nel 2021 e di una loro dinamica negli anni successivi prevista più o meno intensa46 (Fig. 13).

Fra le medaglie d’oro del primo raggruppamento sono presenti 15 mercati, inclusi anche nella lista dei Paesi strategici della Cabina di Regia per l’internazionalizzazione (con l’eccezione di Taiwan), che in diversi casi hanno saputo mantenere un’attività economico-commerciale relativamente dinamica, grazie anche agli interventi adottati, con impatti positivi sulla performance dell’export italiano.

In particolare, le vendite italiane di beni verso la Germania, primo mercato di sbocco, saranno caratterizzate nel 2021 da una crescita a doppia cifra, grazie al traino dei beni di investimento e intermedi, che aumenteranno rispettivamente del 10,4% e dell’11,7% per poi ristabilirsi su ritmi più contenuti negli anni a seguire. Nei due raggruppamenti si evidenziano le dinamiche positive attese quest’anno per i mezzi di trasporto (+15,0%), che recupereranno ampiamente quanto perso nel 2020, e della chimica (+5,7% nel 2021), quest’ultima tra i pochi settori a risultare in crescita anche lo scorso anno. L’elevata resilienza e le misure di rilancio sostenute dai piani di investimento pubblici hanno contribuito a mitigare la contrazione delle nostre vendite verso gli Stati Uniti, terzo mercato italiano e primo fuori dai confini europei, nel 2020 alimentando un diffuso ottimismo per il futuro: +11% sarà infatti il tasso di crescita del nostro export nel 2021, con ampie opportunità per le nostre imprese che operano sul mercato americano, come vedremo più in dettaglio nel Par. 2.4.

Si consolida la quarta posizione della Svizzera, grazie anche al rafforzamento negli anni recenti del ruolo di hub logistico internazionale da parte della Confederazione. Il 2021 segnerà il rilancio per le vendite di beni Made in Italy verso Berna (+7,1%, dopo il -2,9% dello scorso anno), a cui contribuirà in particolare la crescita attesa dei beni di consumo, soprattutto del tessile e abbigliamento (+11,1%).

Un recupero simile è atteso anche per l’export italiano di beni in Giappone (+14,3% nel 2021), un mercato sempre più vicino all’Italia sulla scia dell’Accordo di partenariato economico con l’Ue in vigore dal 2019. Il balzo sarà rilevante, anche in questo caso, per i beni di consumo (+14,8%, soprattutto tessile), seguito da alimentari e bevande (+12,1%), beni di investimento (+18,4%, in particolare meccanica strumentale e mezzi di trasporto) e, in misura relativamente inferiore, per i beni intermedi, seppure con la gomma e plastica a +16,1%.

Nonostante le tensioni politiche degli ultimi anni, la Russia resta un mercato significativo per l’export italiano. La solidità economica del Paese, in termini di basso debito pubblico e copiose riserve valutarie, è stata solo in parte intaccata dalla pandemia. Nel 2021 i prodotti Made in Italy riguadagneranno ampiamente quanto perso lo scorso anno grazie a una crescita del 13,1%, per poi assestarsi su un sentiero fisiologicamente più basso nel 2022. Sarà la meccanica strumentale a trainare le esportazioni italiane verso Mosca (+18,7%), sulla scia della ripresa degli investimenti previsti nel Paese, di cui beneficeranno anche le nostre vendite di prodotti in metallo (+21,9%) e di chimica di base (+13,4%).

Spicca la crescita del 15,5% attesa per il 2021 del nostro export verso il Canada, trainata soprattutto dalle dinamiche favorevoli per i due principali settori: la meccanica strumentale (+19,6%) e gli alimentari e bevande (+11%), questi ultimi già ampiamente in positivo nel 2020, in virtù dei benefici derivanti, anche in questo caso, dall’accordo di libero scambio CETA, ormai in vigore da alcuni anni.

L’attrazione degli investimenti in Polonia continuerà a dare un impulso positivo anche alle esportazioni italiane verso Varsavia (+10,5% nel 2021), in seguito all’aumento della ricchezza pro capite che manterrà alta la domanda di prodotti alimentari e bevande (+11%) e di altri beni di consumo (+6,5%, principalmente preziosi). Con la veloce ripresa del Paese, ripartirà anche la domanda per i nostri prodotti in metallo, chimica, gomma e plastica, apparecchi elettrici oltre a macchinari e mezzi di trasporto (non solo l’automotive).

Dopo essere rimasto pressoché stabile lo scorso anno, l’export italiano in Cina supererà i 14 miliardi di euro nel 2021, continuando la sua corsa anche negli anni successivi. Data la performance straordinaria dei beni intermedi dello scorso anno, guidati in particolare da chimica e metalli, l’accelerazione delle vendite verso Pechino prevista per quest’anno sarà trainata in particolare dai beni di consumo (+12%, con una accentuata dinamica per moda e arredamento) e da quelli di investimento (+11,7%, in modo diffuso tra i principali settori del raggruppamento).

Nonostante le recenti incognite sulla recrudescenza del virus in alcuni Paesi, il continente asiatico è largamente rappresentato nel primo gruppo, a cominciare dalla Corea del Sud, uno dei Paesi che ha saputo meglio contrastare gli effetti della pandemia, diventando il terzo mercato nella regione a seguito del crollo delle vendite italiane verso Hong Kong (-25,6%). La domanda coreana di prodotti italiani continuerà con vigore anche nel 2021, superando i valori pre-crisi grazie a un tasso di crescita previsto all’11,2% continuando a beneficiare dell’accordo di libero scambio tra il Paese e la Ue in vigore ormai da un decennio. I beni di consumo, che valgono oltre il 40% delle nostre esportazioni, guideranno la ripartenza (+16,1%), grazie soprattutto al tessile e abbigliamento (+20,2%), che rappresenta un quinto delle nostre vendite nel Paese, riflesso dell’apprezzamento da parte dei consumatori coreani per l’alta moda italiana. Prospettive favorevoli anche per i mezzi di trasporto (+15,4%), che continueranno la crescita dopo il risultato positivo dello scorso anno.

In Vietnam si confermano positive le dinamiche attese per l’export dell’Italia (+16% nel 2021), secondo fornitore europeo del Paese dopo la Germania. Ad Hanoi la ripartenza del settore tessile e abbigliamento, le cui vendite estere valgono oltre il 15% del Pil vietnamita, offre opportunità importanti di export per le nostre aziende produttrici di macchine per impieghi tessili48 e per quelle della moda (+22,8% nel 2021). Inoltre, le imprese italiane potranno beneficiare del sostanzioso piano di investimenti pubblici (119 miliardi di dollari in quattro anni) previsto dal governo vietnamita per sviluppare le proprie infrastrutture e migliorare la connettività con le altre economie della regione.

Continuerà la crescita delle esportazioni italiane verso Taiwan (+7,5% nel 2021). L’economia dell’isola è infatti risultata tra le meno impattate dalla pandemia, grazie alla gestione efficace dello shock sanitario e al boom della domanda estera di prodotti elettronici, in cui il Paese è altamente specializzato (in particolare i semiconduttori, di cui Taiwan è leader mondiale nella produzione). Tale contesto ha creato interessanti opportunità per le nostre imprese degli apparecchi elettrici (+41% nel 2020 e +6,1% nel 2021). Molto positivo anche l’export sia di mezzi di trasporto, che dopo aver retto l’urto della crisi è previsto in rapida accelerazione nel 2021 (+16,7%), sia di meccanica strumentale (+9,7%), che quest’anno recupererà completamente il calo dei dodici mesi precedenti.

Figurativamente a metà strada tra l’Asia e il nostro Paese, in Medio Oriente, troviamo infine un mercato altrettanto strategico come quello degli Emirati Arabi Uniti, verso cui l’export italiano crescerà quest’anno del 15%, recuperando in buona parte il calo del 2020, per via soprattutto dei principali settori dei beni di investimento (+17,6%). In particolare la meccanica strumentale (+14,8%) beneficerà dei piani diversificazione del governo volti a trasformare la Federazione in un hub manifatturiero; in tale ottica rientra l’eccezionale stanziamento di fondi per l’“Operazione 300 miliardi” (per un valore di circa 75 miliardi di euro) e la recente riforma che permette la proprietà straniera delle imprese locali, prima possibile solo all’interno delle Zone Economiche Esclusive. Altre opportunità per le nostre imprese deriveranno dagli investimenti pubblici in sicurezza alimentare e nel settore sanitario (biomedica e farmaceutica), oltre che in quei settori già consolidati come energia, petrolchimico e industria pesante. Il fattore Expo Dubai, infine, guiderà il recupero, seppur ancora parziale, delle nostre vendite di beni di consumo (+14,4% nel 2021) e la ripresa di agricoltura e alimentari (+18,4%).

Verso i Paesi con medaglia d’argento l’export italiano ritornerà, secondo le previsioni SACE, sostanzialmente sui livelli pre-crisi già nel 2021, proseguendo, però, negli anni successivi con una dinamica più contenuta rispetto ai mercati del primo gruppo. In questo gruppo rientra la Francia, secondo mercato di destinazione, dove il pressoché completo recupero nel 2021 e la buona performance negli anni a seguire sarà guidata dall’export di beni di investimento, in particolare dei mezzi di trasporto, e degli intermedi, come chimica (+8,2%), gomma e plastica (+17,1%) e prodotti in metallo (+16,8%). Tali settori saranno spinti, infatti, dalla robusta ripresa della domanda interna nei settori automotive e costruzioni, tra cui il progetto “Grand Paris Express”, il più grande piano infrastrutturale europeo in essere da 35 miliardi di euro, che comprenderà una linea metropolitana completamente automatizzata attorno a Parigi, fornendo collegamenti più efficienti tra la periferia e il centro, compreso gli aeroporti Charles de Gaulle e Orly.

I beni di investimento saranno un traino anche per le nostre vendite nei Paesi Bassi, con un ruolo cruciale della meccanica strumentale (+15,2% nel 2021); resterà positiva, come anche l’anno scorso, la dinamica dell’export di chimica, che nella classificazione Sace include anche la farmaceutica, primo settore di export italiano nel Paese. Nel complesso la crescita delle vendite dei nostri beni nel Paese segnerà quest’anno +11,8%, grazie anche al cosiddetto “effetto Rotterdam”.

L’andamento delle esportazioni italiane verso le medaglie d’argento sarà legato a diversi fattori, tra cui i corsi delle materie prime. Il progressivo rialzo del prezzo del petrolio ha ridato linfa alle attività upstream e downstream dei grandi progetti Oil&Gas internazionali, con ricadute positive, almeno nel breve-medio periodo, per il nostro export verso i principali Paesi produttori. In un orizzonte temporale più lungo, le prospettive di crescita di questi ultimi saranno comunque legate alla capacità di far fronte alle pressanti esigenze di sostenibilità e di transizione verso fonti energetiche non fossili. Un altro fattore di crescita per l’export di prodotti Made in Italy riguarderà l’implementazione dei piani di crescita e di investimenti pluriennali preesistenti alla pandemia o delle politiche di diversificazione economica e modernizzazione del settore manifatturiero.

Tra le maggiori economie dell’America Latina, il Brasile è l’unica in cui il calo del nostro export nello scorso anno si sia limitato alla singola cifra; il recupero sarà pressoché completo nel 2021, grazie alla performance dei beni di investimento: la meccanica strumentale (+10,2%), i mezzi di trasporto (+19,3%, in particolare automotive) e gli apparecchi elettrici saranno, infatti, i settori che offriranno le maggiori opportunità per le nostre imprese. Di nuovo positive le prospettive per la chimica, sugli scudi negli ultimi anni, ancora una volta grazie soprattutto alla farmaceutica, e tra i pochi settori in positivo anche nel 2020.

In Arabia Saudita si prevede quest’anno un’ampia crescita delle nostre vendite (+9,6%), con buone prospettive per chimica e metalli, che insieme valgono quasi mezzo miliardo di euro di beni, e che vedranno crescere le esportazioni a un buon ritmo nel 2021. I metalli in particolare saranno trainati dalle infrastrutture e costruzioni, che sono al centro dei due ingenti programmi di diversificazione voluti dal principe ereditario, “Vision 2030” e “Shareek”. A questi si aggiungono i piani di privatizzazione e ammodernamento della sanità nell’ambito dell’iniziativa “E-Health Strategy”, che prevede circa 18 miliardi di euro di investimenti annuali per strutture e apparecchiature sanitarie, con opportunità rilevanti per le imprese italiane.

Tra le poche destinazioni ad aver segnato un andamento ampiamente positivo anche nel 2020 (+27,4%), l’Egitto continuerà a richiedere beni dall’Italia a ritmi relativamente sostenuti. Le previsioni per il 2021 beneficeranno della domanda di meccanica strumentale (+10,5%), riferita ad esempio ai lavori di ammodernamento della rete ferroviaria, sia ad alta velocità che urbana e metropolitana.

Le quotazioni petrolifere, congiuntamente al traino della domanda estera di prodotti elettronici, spingeranno la crescita dell’export italiano in Malesia (+14,1% nel 2021), anche se bisognerà attendere il 2022 per il completo recupero dei valori pre-crisi. Sebbene persistano rischi al ribasso dettati dal peggioramento della curva dei contagi, che ha già spinto in tarda primavera il governo a imporre nuove restrizioni, le vendite oltreconfine di beni Made in Italy potranno contare sulla domanda malese di beni d’investimento, in particolare meccanica strumentale (+19%) e apparecchi elettrici (+12,6%), funzionali al continuo sviluppo della manifattura avanzata nel Paese, supportato dalla creazione di cinque Corridoi Economici, concepiti per colmare il divario tra le regioni meno e più sviluppate.

Segnali positivi giungono anche dalla Nigeria, secondo sbocco per i prodotti italiani in Africa Subsahariana, dove il nostro export nel 2021 manterrà nuovamente il segno positivo (+11,8%). La meccanica strumentale è prevista in parziale recupero (+18%), dopo il marcato calo dello scorso anno legato alle difficoltà nell’intera filiera dell’energia, cui hanno contribuito anche i tagli alla produzione petrolifera in sede OPEC+ e il rallentamento dei relativi investimenti. Si conferma in crescita il settore dell’estrattiva (+5,3%), prevalentemente nella voce dei prodotti raffinati, in positivo ormai da diversi anni.

Il Cile, alle prese con una fase di mutamento politico, mostra un dinamismo dell’economia elevato e l’import dall’Italia farà segnare quest’anno +13,2%, non lontano dal record storico del 2019. La ripresa del nostro export, in linea con il rimbalzo ciclico del Paese, sarà guidata dapprima dai beni strumentali, che scontano comunque un importante effetto base e risentono in parte dell’incertezza politica. Vigorosa la ripresa delle “3A” del Made in Italy (arredamento +20,1%, abbigliamento +18% e alimentari +11,7%) grazie ai programmi di stimolo dei consumi e a un mercato del lavoro già alla situazione pre-crisi.

Gli ingenti investimenti, in corso già da alcuni anni, nel settore energetico favoriranno la domanda di beni italiani in Marocco (+20,4% nel 2021). Il Paese, infatti, seppure ancora fortemente dipendente dall’import di combustibili fossili, ha deciso di puntare sulle fonti energetiche rinnovabili, sfruttando le caratteristiche del proprio territorio. L’obiettivo del governo è superare il 50% della capacità installata da rinnovabili entro il 2030 (oggi quasi al 40%) e per raggiungerlo sono stati avviati diversi programmi, soprattutto fotovoltaici (tra i principali la centrale solare di Ouarzazate), ma anche idroelettrici ed eolici. I prodotti della meccanica strumentale e degli apparecchi elettrici, funzionali a questo tipo di progetti, registreranno una dinamica positiva per il nostro export nel Paese nel 2021.

Pur rappresentando ancora un mercato ristretto per le merci italiane, il Senegal continuerà a esprimere buone potenzialità per il nostro export nell’area Subsahariana. Meccanica strumentale (+19,2%) e raffinati (+13%) traineranno il rimbalzo nel 2021, in parte supportati dai programmi pubblici di investimento, su tutti il “Plan Sénégal Émergent”, giunto a una seconda fase incentrata sullo stimolo all’iniziativa privata al fine di accelerare la trasformazione industriale e digitale, e rivisto alla luce del “Plan d’actions prioritaires ajusté et accéléré” che enfatizza il rafforzamento delle reti di protezione sociale e della sanità. I programmi di sviluppo sono anche al centro della crescita economica del Ghana, con cui l’Italia sta consolidando sempre più i rapporti commerciali e dove il nostro export ha superato pressoché indenne il 2020. I diversi progetti infrastrutturali nei quali l’Italia è coinvolta – con risvolti positivi anche sulla costellazione di PMI attive come subfornitrici – faranno da volano per le nostre esportazioni nel 2021 (+15,4%).

Il governo, con il piano “Covid-19 Alleviation and Revitalisation of Enterprises Support”, punta all’affrancamento dalla dipendenza alimentare e dalla manifattura legata ai beni di consumo dall’estero, mentre con la “National Export Development Strategy” mira a incrementare sensibilmente le esportazioni non tradizionali, principalmente nei settori agricolo e ittico. Queste riforme cercheranno di capitalizzare i benefici in termini di facilitazione del commercio intra-continentale derivanti dall’entrata in vigore dell’area di libero scambio africana, nel tentativo di rendere il Ghana un importante hub commerciale in Africa occidentale. Ne deriveranno alcune opportunità per il nostro export di macchinari (+20,0% nel 2021) e metalli (+15,4%), anche a supporto dello sviluppo infrastrutturale del Paese.

Nei Paesi con la medaglia di bronzo il nostro export nel 2021 non avrà ancora recuperato i valori pre-crisi, pur continuando a mantenere prospettive positive di crescita in un orizzonte temporale più ampio. La dinamica debole della domanda di beni Made in Italy di questi Paesi in alcuni casi sconterà i forti (e ancora non superati, complice anche il sopraggiungere della “variante Delta” del virus Covid-19) impatti sanitari della pandemia e delle sue ricadute economiche, ad esempio su settori-chiave come il turismo, in altri risentirà delle preesistenti e ancora irrisolte fragilità economiche o politiche dei mercati di riferimento. Diversamente, in altri casi ancora, il traino esercitato dai principali partner economico-commerciali potrà agevolare un più veloce recupero della dinamica economica pre-crisi.

L’esplosione e la violenza della seconda ondata Covid, nelle sue varianti più aggressive, nei mesi di aprile e maggio hanno parzialmente rallentato la ripresa economica in India, con ripercussioni anche sull’export italiano nel Paese che, seppur previsto in crescita dell’11% nell’anno in corso (dopo il -23,9% del 2020), impiegherà ancora diverso tempo prima di tornare ai livelli pre-crisi. Date la scarsa vocazione esportatrice del Paese e la dimensione del mercato domestico, la ripartenza economica di Delhi dipenderà sostanzialmente dall’evoluzione della domanda interna, a sua volta strettamente legata ai progressi della campagna vaccinale e al contributo della spesa pubblica49. A tale proposito, sarà particolarmente importante l’avanzamento degli investimenti previsti nell’ambito della “National Infrastructure Pipeline” che influenzerà inevitabilmente il recupero delle esportazioni italiane di beni di investimento nel Paese, che compongono oltre il 50% delle vendite complessive e che nel 2021 cresceranno del 12% (-25,2% nel 2020).

In assoluto il Paese con la maggiore mortalità al mondo da Covid-19, il Perù ha palesato le carenze di un’economia dinamica ma dai molti nodi irrisolti, come evidenziato dal recente cambio di governo. La ripresa economica in corso sarà rapida, ma affinché il nostro export raggiunga i livelli pre-crisi ci vorrà tempo dato che il +14,4% previsto per il 2021 e il +6,4% per il 2022 colmeranno solo in parte il crollo di quasi un terzo delle vendite italiane nel 2020. Il recupero partirà dai beni intermedi a servizio della riattivazione dei principali settori produttivi del Paese: +10% per i metalli, +11,4% per gomma e plastica, +5,6% per la chimica. Più lenta la ripresa dei beni di investimento anche se la meccanica strumentale italiana, caratterizzata da ottima complementarietà rispetto all’economia andina, entro la prima parte del 2022 recupererà tutto il terreno perso durante la crisi.

Sebbene la Turchia rimanga il principale mercato di destinazione per i beni italiani nell’area MENA con 7,7 miliardi di euro di export nel 2020, il Made in Italy risente delle difficoltà del Paese legate alla volatilità finanziaria, con pressioni al ribasso sulla valuta locale che, deprezzandosi, rende più onerose le importazioni. A soffrire maggiormente sono state le nostre vendite di beni intermedi (che valgono più del 30% del totale export), in particolare i prodotti estrattivi, il cui recupero nel 2021 sarà insufficiente a compensare il -56,9% del 2020. Continuerà, invece, la crescita delle vendite di metalli e, in misura più contenuta, dei beni di investimento (2-3% in media nel 2021-22). Nel complesso la crescita delle vendite italiane prevista al 5,7% nel 2021 consentirà un recupero solo parziale dei valori pre-Covid, ma la sua dinamica continuerà comunque a essere influenzata dal tenore delle politiche monetarie che il Paese implementerà nei prossimi mesi e dai loro effetti sulla domanda di importazioni di beni.

Anche in Angola le difficoltà economiche preesistenti la pandemia continueranno a rappresentare un limite per le nostre vendite oltreconfine. In recessione dal 2016 – anche a causa del progressivo esaurimento dei giacimenti petroliferi e della connessa sospensione degli investimenti in attività esplorative, oltre all’interruzione, legata all’arrivo della pandemia, delle spese operative per la manutenzione degli impianti esistenti – il Paese punta a diversificare l’economia scommettendo sui settori agroalimentare, minerario, turistico e ittico. Nell’ambito del “National Development Plan 2018-22”, ad esempio, l’agroalimentare e il manifatturiero sono identificati come le principali fonti di crescita nel medio periodo in quanto funzionali al piano “PRODESI” (produzione interna, diversificazione dell’export e import substitution). I macchinari, che rappresentano oltre la metà dell’export italiano, sono quindi previsti in crescita (+12,6% nel 2021) a traino di una dinamica complessiva favorevole del nostro export di beni verso Luanda.

Il Sudafrica, nostro primo mercato di destinazione nell’area Subsahariana, ha risentito della pandemia in chiave sia sanitaria (primo per numero di casi Covid-19 nel continente) che economica, con un ripristino delle attività che, complice la lentezza della campagna di vaccinazione, continua a essere scandito da riaperture e nuove restrizioni. La dinamica dell’export di beni dall’Italia ha risentito delle difficoltà del settore minerario, che in Sudafrica contribuisce per poco meno del 10% del Pil e rappresenta il settore di sbocco di una parte importante di macchinari, metalli e raffinati importati dal Bel Paese. Il favorevole ciclo delle materie prime supporterà, seppure in maniera graduale, la domanda di meccanica strumentale (+5% nel 2021). La scommessa per il Sudafrica sarà quella di investire nell’estrazione dei metalli funzionali alla transizione energetica, sfruttando le proprie ingenti dotazioni di manganese (necessario nella produzione di batterie) e affrancandosi progressivamente dall’export di carbone e platino (utilizzato principalmente come convertitore catalitico nei motori a combustione interna). Ciò potrà tradursi in opportunità per le imprese italiane operanti in diversi settori, dalle macchine movimento terra agli stabilizzatori di corrente, con una dinamica complessivamente positiva per le nostre esportazioni nei prossimi anni.

Le conseguenze della pandemia sul settore turistico, che rappresentava circa il 20% del Pil nel periodo pre-crisi, hanno impattato la Thailandia: le autorità di Bangkok aspettano nel 2021 di ricevere solamente 700.000 turisti nel Paese (nel 2019 erano oltre 49 milioni). Questo si riflette anche sull’export italiano che, nonostante la crescita dell’8,8% prevista per quest’anno, riuscirà a recuperare i livelli pre-crisi non prima del 2022. Le prospettive per le nostre esportazioni resteranno legate all’andamento dei beni di investimento (+7,6% nel 2021), che valgono oltre la metà dei valori venduti nel Paese e beneficeranno di un aumento di domanda derivante dal sostanzioso piano di investimenti pubblici per il periodo 2020- 27 del valore di circa 33 miliardi di dollari.

In America Latina, il Messico cercherà di invertire la rotta, puntando non soltanto sui consumi interni come in passato quanto sugli spillover derivanti dalla crescita, più rapida del previsto, dei vicini Stati Uniti. Il nostro export, che nell’ultimo biennio si è contratto di quasi un terzo, ne risentirà positivamente crescendo quest’anno del +10,1%. Il rilancio di un’economia diversificata quale quella messicana gioverà all’export italiano di beni intermedi, in particolare gomma e plastica (+13,2% nel 2021) e metalli (+10,8%). Buone anche le prospettive per le nostre vendite agroalimentari (+11,9%), già tra le più resilienti nel 2020 nonostante la riduzione della spesa delle famiglie. Ultima, ma non per importanza, è la situazione peculiare del Regno Unito, che sconta gli effetti derivanti dall’uscita dall’Unione europea nonostante il raggiungimento di un accordo in extremis a fine 2020. Ne risentiranno anche le esportazioni italiane che non riusciranno a recuperare i livelli pre-crisi prima del 2023. Il settore più colpito risulta quello della meccanica strumentale, crollata di quasi il 15% e che nel corso del 2021 non riuscirà a recuperarne nemmeno la metà, così come i mezzi di trasporto (-21,6% nel 2020 e +10,6% nel 2021); unico settore a non risentire di queste difficoltà è stato quello alimentare, che nel 2020 si è mantenuto positivo e resterà in crescita, seppure contenuta anche nel 2021 e nel biennio successivo (+2,2% e +3,1%, rispettivamente).

Nel quarto raggruppamento, ai piedi del podio, rientrano quei mercati verso cui l’export italiano non recupererà i livelli pre-crisi in corso d’anno e parimenti registrerà un ritmo di crescita soltanto contenuto negli anni successivi. In alcuni casi tali difficoltà per le nostre imprese rimangono strutturali perché riferibili a contesti economico-finanziari persistentemente fragili, assetti politico-istituzionali incerti, nonché alla presenza di limitazioni commerciali collegate a quadri sanzionatori internazionali. In altri casi, le dinamiche al di sotto del potenziale si ravvisano anche in mercati consolidati per gli esportatori italiani, ma dove il mix degli effetti dell’emergenza sanitaria e delle difficoltà delle misure di rilancio della crescita manterrà depressa la domanda di beni italiani.

In Romania, ad esempio, le criticità del quadro politico e di governance limitano le potenzialità dell’economia nazionale, con effetti anche sul nostro export. Le nostre vendite nel Paese, 15° mercato di destinazione, arrivavano da anni di crescita; nonostante la forte contrazione dello scorso anno il 2021 chiuderà in positivo, ma lontano dai valori pre-crisi. Fondamentale in ottica di recupero sarà la meccanica strumentale attesa crescere del 15,3%, ben oltre quanto necessario a colmare il -7,5% del 2020.

L’attuale crisi economica dell’Argentina, in corso dal 2018, è stata ulteriormente esacerbata dalla pandemia. Il governo sta cercando di “comprare tempo”, grazie alla postergazione dei pagamenti verso il Club di Parigi e, forse, verso il Fondo monetario internazionale. Grazie al ciclo positivo nelle materie prime agricole e all’effetto base, il rimbalzo del nostro export sarà discreto, ma negli ultimi tre anni il crollo è stato di circa il 50%. La ripresa ciclica di edilizia e manifatturiero incentiverà l’export italiano di beni intermedi (+10,7%). Comprensibilmente più lenta invece la ripresa nell’export di beni di consumo e soprattutto di investimento verso un Paese piegato da anni di crisi economica e con un cambio molto sfavorevole. Resteranno positive le vendite attese di alimentari e bevande (+18,4%), tra i pochi settori in crescita anche nel 2020.

L’eccezionale dinamica delle esportazioni italiane in Kenya nel 2020 (+54%) è interamente riconducibile a una fornitura di velivoli e pertanto estemporanea. Tra lo stallo della riforma costituzionale e una pandemia che ha bruscamente interrotto la crescita economica, il Paese sta facendo ricorso al supporto del Fondo monetario internazionale per finanziare il deficit di bilancio e guadagnare la credibilità necessaria per portare avanti un difficile consolidamento fiscale. Le limitate risorse a disposizione e l’obiettivo di preservare la sostenibilità del debito hanno indotto l’esecutivo a revocare già a inizio 2021 buona parte delle misure di stimolo all’economia introdotte per assorbire lo shock pandemico. Questo si rifletterà nel 2021 in esportazioni italiane inferiori non solo al picco del 2020, ma anche ai valori degli anni precedenti la crisi, con una tendenza in ulteriore diminuzione negli anni successivi. Tra i singoli settori, il limitato rimbalzo della meccanica strumentale non sarà sufficiente a compensare il calo del 2020, mentre l’assenza, salvo poche eccezioni, di imprese italiane nelle grandi commesse infrastrutturali determinerà una dinamica sottotono nel medio periodo. I prodotti chimici (tra cui fertilizzanti e farmaci), terzo comparto di export, beneficeranno di una minore concorrenza dei prodotti indiani, ma tale fattore potrebbe non essere sufficiente a incrementare stabilmente la quota di mercato del Made in Italy.

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