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Ecco come Grillo putineggia pure sul grano

In un post sul suo blog, Grillo dà la colpa alla finanza per il rincaro dei prezzi del grano, senza spiegare però il ruolo (decisivo) dell’invasione russa dell’Ucraina. Non è la prima volta che il fondatore del M5s omette le responsabilità di Mosca

Il fondatore e garante del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha scritto un articolo sul suo blog per accusare “la finanza” di essere la responsabile dell’aumento dei prezzi del grano. “Il grano non è solo un bene alimentare di prima necessità”, scrive, “ma soprattutto una commodity, un prodotto che costituisce oggetto di scambio internazionale”: vale anche per il petrolio, il carbone, il mais, il riso e l’olio di palma, ad esempio.

Grillo scrive che “l’agricoltura sta diventando così finanza speculativa” e che “i prezzi sono ora determinati principalmente dalla speculazione”, riferendosi allo scambio dei contratti (futures) delle materie prime – i generi alimentari, in questo caso – sui mercati.

LA SITUAZIONE IN UCRAINA

Il comico e politico non parla della guerra in Ucraina se non come un mezzo sfruttato dagli speculatori finanziari per far crescere il prezzo del grano e fare profitto: “I silos sono pieni di grano dell’anno scorso, si aspetta che il prezzo salga e si vende”. La realtà è però più complessa. L’Ucraina è il quinto maggiore esportatore di grano al mondo, ma da mesi non può venderlo perché i suoi porti sul mar Nero sono stati bloccati dalla Russia, che il 24 febbraio scorso ha invaso il paese. L’esercito ucraino, inoltre, ha posizionato delle mine nell’area intorno alla città di Odessa – il cui porto è il più importante per l’export di cereali – per impedire alle forze russe di sbarcare e aprire un nuovo fronte.

IL PESO DI UCRAINA E RUSSIA SULL’EXPORT DI GRANO

Grillo scrive che “la produzione e l’offerta da parte di Ucraina e Russia non si fermano dall’oggi al domani”. Messe insieme, l’Ucraina e la Russia valgono più del 25 per cento delle esportazioni mondiali di grano: la prima però non può esportarlo a causa del blocco ai porti, mentre la seconda per via delle sanzioni internazionali imposte dopo l’aggressione. L’impossibilità dei due paesi di accedere al mercato riduce la disponibilità di grano, ne fa salire il prezzo e minaccia di creare una crisi alimentare globale. È inoltre troppo tardi per “aggiustare” la semina tenendo conto dei livelli attuali della domanda, perché il grano viene solitamente piantato in autunno.

TUTTE LE OMISSIONI DI GRILLO

Nell’articolo Grillo non parla né di questo, né cita mai il regime del presidente russo Vladimir Putin, il quale, invadendo l’Ucraina, ha reso molto più grave una situazione di già alti prezzi del grano. Non è la prima volta che il garante del Movimento 5 Stelle omette – o fa omettere – le responsabilità di Mosca.

Come rimarcato da Diego Messa su La Stampa, in un post apparso qualche settimana fa sempre sul blog di Grillo, il diplomatico Torquato Cardilli scriveva “in sostanza […] che sì, la Russia ha invaso, ma allora tutte le altre guerre del mondo? Allora gli Stati Uniti? Allora la Nato? Un gigantesco e imbarazzante caso di whataboutism“, prosegue il giornalista, “che conferma ancora una volta il legame politico ideologico che mai è stato reciso tra Grillo e la Russia di Vladimir Putin, che nel 2017 Grillo definiva (assieme a Donald Trump) «un uomo di stato forte di cui la politica internazionale ha bisogno»”.

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