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È morto Virginio Rognoni

L’ex ministro è stato una figura di spicco della Democrazia Cristiana. Aveva 98 anni. Al Foglio qualche anno fa diceva: “Al Viminale vada una figura di garanzia che non fa politica politicante” 

È morto questa notte a Pavia Virginio Rognoni, politico di lungo corso della Democrazia Cristiana e vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura dal 2002 al 2006. Aveva da poco compiuto 98 anni. 

Rognoni è stato deputato alla Camera per sette legislature (dal 1968 al 1994) e vicepresidente di Montecitorio dal 1976 al 1978. Ha inoltre ricoperto la carica di ministro dell’Interno dopo l’assassinio di Aldo Moro, restando in carica dal 1978 al 1983 e ancora ministro di Grazia e Giustizia nel secondo governo Craxi e nel sesto governo Fanfani. Nel 1994 aderì al nuovo Partito popolare italiano guidato da Mino Martinazzoli. Terminata quell’esperienza, nel 2007 Rognoni fu scelto come uno dei dodici saggi dell’Ulivo chiamati a scrivere il manifesto del Partito democratico. 

“Apprendo la notizia della scomparsa di Virginio Rognoni, protagonista sempre in positivo di tante stagioni importanti della vita istituzionale del nostro Paese. Un grande amico e un punto di riferimento. Un abbraccio affettuoso alla sua famiglia”, scrive su Twitter il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, commentando la sua scomparsa

Parlando con il Foglio tre anni fa, Rognoni commentava l’opportunità di avere alla guida del ministero dell’Interno una figura politica come Matteo Salvini, segretario della Lega. Un tema che ritorna d’attualità ancora oggi. “Chi sta al Viminale ha dei poteri, dei doveri e dei compiti che gli impongono la terzietà“, spiegava su queste pagine. “Una terzietà che è a tutela dei cittadini, i quali non debbono mai dubitare del ministro. Ma una terzietà che è anche a tutela delle forze dell’ordine. Mai si dovrebbe lasciar sospettare che la gestione dell’ordine pubblico possa essere influenzata dalle necessità elettorali e comunicative del ministro”. 

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