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Draghi? Resti a Palazzo Chigi. Report Goldman Sachs (firmato da economista ex Pd)

Draghi? Meglio che resti a Palazzo Chigi. Parola della banca d’affari americana Goldman Sachs. Ecco tutti i dettagli e le curiosità sull’autore del report…

 

Goldman Sachs pensa che l’elezione di Mario Draghi a Presidente della Repubblica, e quindi la necessità di trovare un nuovo Presidente del Consiglio, comporterebbe un ritardo nell’attuazione del Recovery Fund e delle relative riforme, e che quindi le elezioni presidenziali potrebbero avere importanti implicazioni di mercato. “Inoltre, nell’improbabile eventualità che la presidenza di Draghi inneschi elezioni generali anticipate, se i partiti non sono in grado di raggiungere un compromesso su un nuovo governo, la continuità politica sarebbe gravemente compromessa, causando ritardi importanti sull’impegno dell’Italia nel Recovery Fund”, si legge in una nota della banca statunitense firmata dall’italiano Filippo Taddei, già responsabile economia del Pd.

Nella nota firmata dall’economista bolognese, viene sottolineato che l’Italia ha previsto di beneficiare di ingenti esborsi dell’UE nel 2022, ma l’assorbimento effettivo e l’impulso fiscale dipenderanno dalla sua capacità di realizzare le riforme promesse e gli investimenti pianificati. “Eventuali ritardi nell’attuazione a seguito delle dimissioni di Draghi da Presidente del consiglio potrebbero ridurre l’assorbimento effettivo delle sovvenzioni del Recovery Fund tra il 50% e il 75%, diminuendo l’impulso fiscale alla crescita del PIL di 0,1 punti percentuali nel 2022 e 0,35 punti percentuali nel 2023 , e fino a 0,15 pp e 0,55 pp in caso di elezioni anticipate”, è l’analisi di Goldman Sachs, come riporta Teleborsa.

La banca statunitense – o almeno l’ex dem Taddei ora in Goldman Sachs – continua a pensare che Draghi rimarrà Primo Ministro, anche se riconosce che l’opinione comune ritiene più probabile che Draghi sarà il prossimo successore di Sergio Mattarella, e afferma che l’esito della partita per il Quirinale sarà molto difficile da prevedere. “Se Draghi rimane il primo ministro, guidare il governo nel 2022 si dimostrerebbe probabilmente più impegnativo che nel 2021″, si legge nella nota, dove viene sottolineato che è probabile che le tensioni tra i partiti di centrosinistra (Pd e Movimento 5 Stelle) e di centrodestra (Forza Italia e Lega) nella coalizione di governo peggiorino con l’avvicinarsi delle elezioni generali nella primavera del 2023”.

Una volta superate le elezioni presidenziali, Draghi potrebbe però trovarsi in un posizione descritta come “convenient”, in quanto i partiti della coalizione al governo non avrebbero alternative praticabili fino alle elezioni del 2023. “Potrebbe quindi sfruttare questa posizione unica per guidare una coalizione frammentata e sfruttare i poteri amministrativi speciali concessi dalla governance del Recovery Fund che il suo governo ha istituito”, scrivono gli analisti, facilitando un’attuazione più rapida del programma europeo. Una delle conclusioni è che un utilizzo efficace del Recovery Fund rafforzerebbe il ruolo dell’Italia nel dibattito sulla riforma delle regole di bilancio europee, alla luce delle posizioni comuni espresse da Italia e Francia di recente.

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