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Dopo lo strappo con la madre Margherita II, Joachim di Danimarca si trasferisce a Washington

Henrik e Athena, così come Nikolai e Felix, nati dal primo matrimonio di Joachim, quello con Alexandra Manley (i due sono stati sposati dal 1995 al 2004, ndr) non potranno più essere chiamati principe e principessa, ma solo eccellenza. Altri titoli utilizzabili saranno conte e contessa, che tuttavia non potranno essere trasmessi a eventuali futuri eredi. 

La decisione della regina, in linea con altre simili, su tutte quella di Carl Gustav di Svezia verso i figli del secondogenito Carl Philip e dell’ultimogenita Madeleine, ha uno scopo preciso: da una parte permettere ai nipoti di non essere vincolati a obblighi reali (del resto, sono lontani dalla linea di successione al trono, garantita ampiamente dal principe ereditario Frederik e dai suoi quattro figli) dall’altra far sì che la monarchia regga ai tempi che cambiano, soprattutto economicamente. Se non c’è bisogno di tante persone che lavorano attivamente per la Casa reale il loro mantenimento non può essere a carico dei contribuenti; va da sé che i figli di Joachim dovranno trovare un lavoro normale per vivere, contando solo sul proprio impegno. 

A differenza che a Stoccolma, però, la notizia non è stata accolta bene dai diretti interessati. «È stata una sorpresa. Siamo tristi e sotto choc. I ragazzi si sentono emarginati. Non riescono a capire perché gli venga tolta la loro identità», le parole di Alexandra Manley a BT all’indomani della decisione dell’ex suocera. «Non è mai divertente vedere i propri figli maltrattati in quel modo. Loro stessi si trovano in una situazione che non capiscono», aveva aggiunto Joachim rincarando la dose. 

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