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Di Maio, il piano di pace che non c’è

Alcuni giorni fa girava la notizia di un piano di pace proposto dal nostro Ministero degli Esteri. «La pace in 4 tappe: all’Onu arriva il piano italiano» scriveva la Repubblica il 19 maggio e «Piano dell’Italia» declamavano il 20 maggio i comunicati delle agenzie di stampa. Speranzoso e diligente ho digitato le parole-chiave, fiducioso che Google m’avrebbe restituito il pdf del piano: niente. Vado direttamente al mittente, il sito del Ministero di Luigi Di Maio: niente. Non mi do per vinto e cerco in quello dell’Onu: niente. Questo piano sembra l’araba fenice: che ci sia ognun lo dice, etc.

Il 22 maggio, nuova notizia: «Il Cremlino boccia il piano», recitano le più quotate agenzie di stampa, che diffondono anche le lastime di Di Maio: «I russi non vogliono la pace». Siccome Google per tanti giorni ha continuato a non fornirmi alcun documento, dopo aver scartato l’ipotesi che fosse secretato, visto che tutti ne parlavano come si fosse al bar, vado al sito del presunto destinatario nonché guerrafondaio, cioè il sito del governo russo. Ma anche lì, in merito, non hanno protocollato alcun documento in arrivo. Anzi, se si cerca la parola «Italia», l’ultima volta che al governo russo l’hanno pronunciata fu il 27 di marzo, quando un comunicato informava dei riconoscimenti dati a tale Zurab Tsereteli, un pregevole artista che, recita il comunicato, «ha esposto le proprie opere, oltre che in Russia, anche in vari altri Paesi tra cui l’Italia,…». Altra cruciale notizia dalle agenzie è del 24 maggio: «L’Ucraina boccia il piano di pace italiano». Ed è del 26 maggio la dichiarazione di Matteo Salvini (il cui partito sta pure al governo): «Del piano di pace italiano non so nulla».

Devo scusarmi se v’ho tediato con queste cose, ma sono, esse, i fatti che dimostrano la confusione generale entro la quale brancola o il governo nostro o la nostra informazione o, più probabilmente, entrambi, in ordine alla questione ucraina. Non v’è dubbio che qualcosa di vero dev’esserci, visto che non si registrano smentite. Dando credito ai pettegolezzi, la prima delle fantomatiche quattro tappe sarebbe: «cessare il fuoco». Ora, io non voglio essere pignolo, ma ditemi voi: ha senso un piano per il cessate il fuoco con al primo punto del medesimo il «cessare il fuoco»? Sfiduciato mi astengo dal commentare le tre tappe successive.

Chi ha partorito quest’araba fenice devono essere gli stessi che si son vantati di aver inviato venti tonnellate d’aiuti umanitari in Moldavia credendo fosse l’Ucraina. In altre occasioni Di Maio aveva dimostrato d’aver problemi con la geografia (aveva già allocato Matera in Puglia, Pinochet in Venezuela, e le coste russe sul Mediterraneo), ma problemi li ha anche con le unità di misura: venti tonnellate di corn flakes o di angurie? Di biscotti o di aragoste? Direi che gran parte delle venti tonnellate d’aiuto umanitario è il piombo delle armi. Temo che non si potrà contare su questa Farnesina per sperare la pace.

Franco Battaglia, 2 giugno 2022

L’articolo Di Maio, il piano di pace che non c’è proviene da Nicola Porro.

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