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Da chi compreremo il carbone con l’embargo alla Russia?

Il 10 agosto entra in vigore l’embargo europeo al carbone russo. Dopo la crisi del gas, l’Ue potrebbe dover fare i conti con la carenza di un altro combustibile fossile. Ecco perché

Domani, mercoledì 10 agosto, entrerà in vigore il blocco dell’Unione europea alle importazioni di carbone dalla Russia, deciso lo scorso aprile come ritorsione per l’invasione dell’Ucraina.

La Russia è la principale fornitrice di carbone dell’Unione: nel 2021 ha rappresentato da sola il 46 per cento delle importazioni totali del blocco, con un interscambio dal valore di 4 miliardi di euro all’anno.

LA CRISI DEL CARBONE

Politico scrive che i governi europei – incluso quello italiano – sono concentrati sull’acquisto di forniture di gas naturale, in modo da garantirsi scorte sufficienti per il prossimo inverno qualora la società statale russa Gazprom dovesse decidere di ridurre ancora di più le esportazioni o di azzerarle del tutto. Ma il Vecchio continente potrebbe dover fare i conti anche con una carenza di carbone, visto l’embargo alla Russia.

I carichi da 2 milioni di tonnellate di carbone russo ricevuti a luglio saranno dunque anche gli ultimi, scrive Politico citando l’analista di Argus Alex Thackrah. Ma rifornirsi altrove non è soltanto complicato per via di una serie di intoppi logistici: è anche molto costoso.

PREZZI ALTI E CONCORRENZA STRANIERA

Thackrah spiega infatti che l’Unione potrebbe teoricamente rivolgersi all’Indonesia, al Sudafrica e alla Colombia, ad esempio. Ma i prezzi del carbone sul mercato europeo sono altissimi perché il blocco utilizza una qualità di combustibile dal potere calorifico elevato: verso la fine di luglio una tonnellata di carbone sull’API2 Rotterdam, l’hub di riferimento europeo, è arrivata a costare 380 dollari, più di quattro volte tanto rispetto ai valori dello stesso periodo del 2021.

Al di là del costo, per accaparrarsi il carbone l’Unione europea dovrà vincere la concorrenza con altre nazioni importatrici come l’India e la Corea del sud, che tra l’altro già dispongono di contratti di fornitura con i paesi venditori.

I PROBLEMI LOGISTICI: MANCA L’ACQUA SUL RENO

A complicare il quadro, c’è la logistica. Di solito il carbone che arriva in territorio europeo sbarca nei porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa e poi si muove via chiatte sul fiume Reno. Ma le temperature insolitamente alte registrate a luglio hanno fatto scendere i livelli d’acqua del fiume a 49 centimetri (il dato risale a domenica 7 agosto), obbligando di conseguenza a una riduzione di almeno due terzi del carico trasportato dalle imbarcazioni che lo navigano.

I MAGAZZINI DEI PORTI SONO SATURI

Inoltre, benché le centrali termoelettriche dispongano di solito di strutture di stoccaggio, il carbone che non può essere consegnato loro viene momentaneamente depositato nei porti, in attesa di venire trasportato appena possibile. Già a fine luglio non c’era però praticamente più spazio disponibile per l’immagazzinamento di carbone nei porti europei, che ne conservavano circa 8 milioni di tonnellate.

L’IMPATTO IN GERMANIA

Gli stati europei che avvertiranno di più questa situazione saranno probabilmente la Polonia e la Germania, entrambe grandi utilizzatrici di carbone.

La Germania, nello specifico, ha rappresentato da sola il 37 per cento dell’antracite e della lignite consumata in tutta l’Unione europea nel 2021. Una carenza di questo combustibile sarebbe particolarmente grave per le sue industrie siderurgiche e chimiche.

Secondo Rudolf Juchelka, professore di Geografia economica all’Università Duisburg-Essen, l’impatto sul settore elettrico sarà invece inferiore. Ha poi aggiunto che, nel caso in cui la Russia dovesse azzerare le forniture di gas e i problemi logistici dovessero bloccare le consegne di carbone, il governo tedesco potrebbe ordinare misure di razionamento energetico molto severe.

Un portavoce del ministro dell’Ambiente tedesco ha detto a Politico che gli operatori delle centrali elettriche hanno garantito al governo di avere scorte di carbone sufficienti a compensare l’azzeramento delle importazioni dalla Russia. Berlino ha anche emesso una direttiva volta a dare priorità alle spedizioni di prodotti energetici su tutte le altre.

QUANTO RISCHIA LA POLONIA

In Polonia, invece, la situazione è più critica e potenzialmente drammatica. Circa due milioni di famiglie dipendono infatti dal carbone per il riscaldamento domestico, bruciandone ciascuna in media tre tonnellate ogni inverno. Prima dell’invasione dell’Ucraina, il paese importava dalla Russia circa sette milioni di tonnellate di carbone all’anno da destinare alla generazione energetica.

Secondo Robert Tomaszewski, analista del think tank Polityka Insight, con l’embargo alla Russia si è venuto a creare “un rischio molto elevato che non ci sia abbastanza carbone per alcune famiglie”. La Polonia potrebbe sperimentare una carenza di una o due milioni di tonnellate di carbone il prossimo inverno.

Pare inoltre che il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki non abbia preso adeguatamente in considerazione l’impatto domestico dell’embargo europeo al carbone russo, né abbia agito con tempestività per garantire la disponibilità di riserve di combustibile. Verso la metà di luglio ha ordinato alle società carbonifere statali di acquistare 4,5 milioni di tonnellate di carbone entro il 31 agosto.

L’EUROPA BRUCIA PIÙ CARBONE

A livello europeo il consumo di carbone sta aumentando, ad esempio in Austria e nei Paesi Bassi, per riattivare le centrali in previsione dell’inverno e risparmiare gas.

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